Catullo: Carmina Docta

Di Micaela Bonito.

Una delle opere più importanti di Catullo: I Carmina Docta.

Catullo: Indice
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Le opere più importanti di Catullo:
- Le Nugae
- I Carmina Docta

I Carmina Docta

In questi carmi Catullo dà sfoggio della sua più elevata doctrina e dimostra maggiormente il suo legame alla poesia alessandrina.
Il c. 61 è un epitalamio per le nozze di Manlio Torquato con Vinia Aurunculeia, che viene invitata a lasciare la casa del padre per recarsi in quella dello sposo. La descrizione della cerimonia nuziale contiene notazioni di costume italico ed elementi del folklore romano.
Il c. 62 ha la forma di un contrasto, sul tema del matrimonio tra un coro di fanciulli ed uno di fanciulle, in cui i primi lodano Vespero, la stella di Venere che suggella l’unione nuziale, mentre le seconde esprimono la ritrosia della sposa nel lasciare la casa materna.
Il c.63 racconta il mito di Attis, che viene descritto nel suo aspetto patetico, secondo le norme della poesia alessandrina: la cupa rappresentazione dei culti orientali, però, risente di un atteggiamento ostile al costume greco, tipico dell’ambiente politico romano di stampo conservatore.
Il c. 64, un esempio di epillio ellenistico, narra le nozze di Peleo e Teti, i genitori di Achille: sulla vicenda principale si innesta il mito di Arianna, abbandonata da Teseo su un’isola, poi raccolta e sposata da Bacco.
Qui l’apparato erudito-mitologico, ha la funzione di approfondire i sentimenti dei personaggi e per introdurre l’elemento patetico.
Il c. 66 è la traduzione di un noto poemetto d’età ellenistica scritto da Callimaco, la Chioma di Berenice, nel quale si narra la vicenda della regina Berenice, sposa di Tolomeo III sovrano d’Egitto, la quale avrebbe offerto in voto la sua chioma agli dei per favorire il ritorno felice del marito dalla guerra.
Il c.67 è un esempio di paraklausithyron, il canto davanti alla porta dell’innamorata; Catullo usa però l’apostrofe alla ianua (porta) in senso ironico: la porta protagonista del suo carme non è quella dell’amata, ma appartiene ad una casa di Brescia, i cui padroni conducono una vita viziosa.

L’ultimo dei carmi dotto, il c. 68, è considerato uno dei più belli del liber ed occupa un ruolo di assoluta preminenza nella produzione neoterica, a causa della sua funzione di archetipo della poesia elegiaca latina: in esso, la mescolanza di generi letterari si manifesta nella fusione tra epistola poetica, poesia mitologica, elegia d’amore, lamento funebre.

Il mito serve a chiarire lo stato psicologico del poeta; e nella fusione tra mito e realtà, si intrecciano anche gli accenti di amore per Lesbia con il dolore per la morte del fratello, il dolore del presente con il ricordo del passato, e su tutto domina il sentimento d’amore, che dulcem curis miscet amaritiem(v.18).