Opere di Senofonte (II° parte)

Di Redazione Studenti.

Descrizione delle opere tecniche e socratiche di Senofonte

Senofonte: Indice

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Nell'operetta intitolata Ippica, viene evocato il palpito del cavallo mentre si protende e si impenna; nell' Ipparchico, invece, Senofonte elargisce a un ipparco, alcuni consigli a carattere militare; il Cinegetico è caratterizzato da molte tracce di manipolazioni e presenta alcuni divari stilistici rispetto alle altre opere senofontee. L'importanza di queste operette va oltre la precettistica tecnica che esse contengono; infatti, queste tre opere rappresentano lo status symbol dell'aristocrazia e uno dei mezzi privilegiati per contribuire alla formazione dell'uomo kalòs kài agathòs, ossia "bello e buono".

VITA DI SENOFONTE >>

I Memorabili sono quasi sicuramente giunti fino a noi con molte contaminazioni; il titolo dell'opera risulta improprio, in quanto la traduzione italiana letterale dovrebbe essere "Taccuini". In quest'opera, Socrate discute con molti uomini, fra cui hanno particolare rilievo i comandanti di truppe, e passa in rassegna varie virtù individuali, familiari e sociali. Socrate è presentato come il modello perfetto di integrità morale, intesa soprattutto come temperanza, e di pietà religiosa, evidenziata specialmente quando egli si riabilita dalle accuse di corruzione rivoltegli da alcuni giovani durante il processo. Nell'opera, vengono completamente trascurati gli aspetti gnoseologici, dialettici e metafisici dell'ideologia socratica, e l'etica è ridotta essenzialmente a una precettistica utilitaria. Due passi particolarmente significativi dei Memorabili sono il famoso apologo di Prodico, e la pagina in cui Socrate rivendica, contro il malumore del figlio Lamprocle, la dignità della madre, Santippe, sottolineando gli eterni valori della maternità.

SENOFONTE: CONTESTO STORICO >>

Un'opera senofontea di grande rilievo sia per le suggestioni politiche aperte verso il futuro, sia per l'utilizzo di nuove forme letterarie, è la Ciropedia, ossia "l'educazione di Ciro". Questo titolo può sembrare inadeguato, in quanto la tematica riguardante l'educazione del satrapo persiano si esaurisce nei primi capitoli, mentre i capitoli successivi raccontano tutta la vita di Ciro. Leggendo quest'opera, ci si stupisce per il fatto che Senofonte, pur essendo un cittadino ateniese, tuttavia abbia proposto come modello politico la figura di un monarca; Senofonte aveva già iniziato ad abbozzare il suo ideale di principe in due precedenti operette a carattere encomiastico: Ierone e Agesilao. Il fatto che Senofonte abbia tanto esaltato la figura del monarca può essere spiegato pensando che probabilmente l'autore, rimasto notevolmente affascinato dall'avventura giovanile vissuta in Oriente, sia giunto a vagheggiare una forma di governo alternativa ispirandosi all'antica Persia e a presentare il sovrano persiano Ciro, come il prototipo del monarca ideale e perfetto. Il fondatore dell'Impero persiano viene presentato, fin dall'inizio dell'opera, con un'immagine diventata poi un luogo comune, come il modello del monarca perfetto, come un "pastore" che tutti i sudditi rispettano e seguono docilmente perché è saggio, onesto e buono. Nel corso della narrazione, il ritratto di Ciro diventa più preciso; egli appare, oltre che un "principe illuminato", un condottiero intelligente e valoroso, un esperto cavaliere e cacciatore, pio nei confronti degli dèi, onesto, buono, generoso e dotato di grandi virtù, come la benevolenza, la giustizia e la moderazione. Nella figura di Ciro, che risulta idealizzata, si riuniscono sia le tradizionali virtù spartane che i nuovi valori socratici; inoltre, Ciro non disdegna, secondo l'usanza orientale, di circondarsi di eunuchi, di vestirsi in maniera sfarzosa e di dipingersi il viso. Da queste elementi, è dunque possibile desumere che nella personalità di Ciro si riscontravano sia elementi tipicamente greci che elementi tipicamente orientali; per questo motivo, Ciro può essere ritenuto un sovrano "metà greco e metà orientale"; il modello del monarca "metà greco e metà orientale", che ebbe una notevole fortuna durante l'epoca di Alessandro Magno, ha avuto origine proprio con Ciro. Quest'ultimo viene presentato da Senofonte, come un sovrano dotato di grandi capacità; alle precoci manifestazioni di intelligenza e di furbizia, segue la fase di un'adolescenza moderata e coraggiosa, che culmina con la sua consapevolezza di poter diventare un importante sovrano.

OPERE DI SENOFONTE >>

La vera e propria institutio Cyri si esaurisce nel primo libro e nei libri successivi vengono narrate dettagliatamente le imprese del sovrano ed è descritto l'ordinamento rigorosamente gerarchico della classe dominante. La figura di Ciro risulta piuttosto utopistica e letteraria perché rappresenta l'immagine tipica del monarca ideale. Oltre alla preminenza della figura di Ciro, nell'opera sono presenti anche l'elemento erotico e l'eroismo, riuniti entrambi nel personaggio patetico di Pantea. Quest'ultima è una donna assira che viene affidata ad Araspa, il quale si dichiara innamorato di lei; Pantea, però, pur essendo consapevole della sua bellezza, non cede al corteggiamento di Araspa e rimane fedele al marito Abradata, esortandolo a dimostrare il suo valore in battaglia; dopo la morte del marito, ucciso dai nemici, Pantea si uccide sul cadavere del suo amato. Questo episodio introduce nella Ciropedia, la tematica amorosa, unita a quella morale.

APPROFONDIMENTI SU SENOFONTE >>

La Ciropedia ha ottenuto una grande fortuna anche per la novità delle forme letterarie utilizzate. Infatti, la Ciropedia può sembrare un'opera storica, ma alcuni studiosi hanno notato che in questo scritto, sono narrate imprese che Ciro non ha mai realmente compiuto, come la campagna militare in Egitto; inoltre, è stato riscontrato in alcuni passi dell'opera, che il sovrano si comporta in modo diverso rispetto a quello documentato da altre fonti storiche, come avviene durante la conquista di Babilonia. Fin dalle prime pagine, si capisce subito che lo scopo dell'opera non è né quello di tramandare ai posteri il resoconto di una parte importante della storia persiana, né quello di narrare la biografia e le imprese del primo monarca del popolo persiano; la Ciropedia, dunque, può essere considerata un'opera pedagogica, in quanto l'intento educativo appare sempre presente, pur non assumendo mai l'aspetto di una trattazione scientifica e rigorosa. Come accade nell' Anabasi, anche nella Ciropedia prevale il gusto della narrazione, che, differentemente da ciò che avviene nell' Anabasi, si mescola al gusto dell'invenzione e della creazione fantastica. La Ciropedia, quindi, potrebbe essere considerata come un romanzo storico-pedagogico, in quanto molti elementi storici vengono adoperati in un contesto che non è affatto storico, e su uno sfondo storico sono utilizzati elementi fantastici; queste "deformazioni" della realtà obbediscono ad alcune esigenze di carattere educativo che lo scrittore si è proposto durante la stesura della sua opera, dando origine così, a un nuovo genere letterario che si sviluppò durante il periodo alessandrino e ottenne una grande fortuna narrando le imprese di Alessandro Magno.

APPROFONDIMENTI DIDATTICI DI LETTERATURA GRECA >>

L' Economico è l'opera "meno socratica" di Senofonte, in quanto contiene pochi riferimenti a Socrate. Si tratta di un dialogo riguardante la buona amministrazione della casa e precisamente della casa di campagna. In quest'opera, la figura di Socrate è presente, ma soltanto in maniera marginale; infatti, per giustificare la presenza di Socrate in un campo a lui estraneo, Senofonte immagina che egli riferisca una conversazione avuta con un giovane proprietario terriero, ma in realtà è lo stesso Senofonte che espone la sua esperienza personale, la sua ideologia conservatrice e il suo grande amore per la terra. Senofonte si immedesima nel personaggio immaginario di Isomaco, attraverso il quale elenca tutti i benefici dell'agricoltura, considerata come un'attività che genera ricchezza e prosperità. Secondo Senofonte, infatti, l'attività più conveniente e più bella per un libero cittadino è quella del lavoro dei campi, in quanto, pur trattandosi di un lavoro duro e faticoso, tuttavia può essere considerato come una fonte di sanità e di benessere. Senofonte sostiene che ogni lavoro che ogni lavoro ha i suoi ritmi e le sue leggi, pertanto, coloro che ne hanno rispetto dimostrano di possedere il valore dell'eticità. Queste concezioni sono molto simili a quelle di Esiodo, il quale elogiava il lavoro dei campi, ritenendolo dignitoso e moralmente sano. La concezione senofontea riguardante il lavoro in campagna, però, si differenzia da quella esiodea, in quanto, a differenza di Esiodo, Senofonte esalta la campagna polemizzando contro la città, la quale è considerata corrotta, turbolenta e caotica. Dalla tradizione esiodea si distacca, inoltre, il ritratto della donna, intesa come la padrona di casa. Quest'ultima è completamente diversa sia dalle donne emancipate che compaiono nelle tragedie euripidee, sia da quelle che trascorrono la loro vita in casa, dimenticate dai mariti. Il prototipo di donna descritta da Senofonte in quest'opera, ha un campo d'azione piuttosto ampio; infatti, alleva ed educa i figli, ha il compito di organizzare le varie mansioni ed occuparsi della casa, senza trascurare, però, la cura del proprio corpo e della propria bellezza; il suo ruolo non è quello di essere un semplice strumento di procreazione, ma una compagna di vita, di esperienze e di crescita interiore. L'elemento più interessante di quest'opera è proprio la rivalutazione della donna, che viene considerata quasi come la regina della casa e le viene attribuito il ruolo di attenta amministratrice dei beni familiari e di educatrice dei figli; l'immagine della moglie di Isomaco che adempie ai suoi compiti domestici, rappresenta il modello ideale di donna presente nella concezione senofontea.

APPROFONDIMENTI DI GRAMMATICA GRECA >>


Per quanto riguarda lo stile di Senofonte, molti critici lodano la sua chiarezza espressiva, anche se in molte opere, è possibile riscontrare diverse contraddizioni e incertezze. Egli è molto rispettoso delle antiche tradizioni etiche e culturali del suo popolo, ma è un apolitico. Il suo individualismo che lo spinge spesso a isolarsi nella pace delle sue tenute campestri, contrasta con il vagheggiamento di un regime autoritario come quello spartano; le simpatie per Sparta, favorite anche da interessi personali, si alternano a elogi e rimpianti della democrazia ateniese e ad avvicinamenti verso la patria contro cui talvolta adopera le armi. La sua devozione nei confronti di Socrate e la sua adesione all'insegnamento morale di quest'ultimo, non escludono la presenza di rilevanti diversità dal maestro, per quanto riguarda, ad esempio, la quiete campestre (a proposito di ciò, è importante precisare che Socrate non andò mai fuori dalla città e quindi, non visse mai a contatto con la campagna), la preparazione militare, la sollecitudine per gli addestramenti fisici e per la guerra. A Senofonte sfuggono completamente la drammaticità della vita, la gravità dei problemi interiori, il tormento degli stati d'animo. Egli può essere considerato il campione della mediocritas, in quanto, senza soffermarsi sulle sottili differenze che caratterizzano l'umanità, distingue gli uomini in buoni senza difetti e in cattivi senza rimedio. Questa sua visione del mondo si rispecchia anche nel suo stile; Senofonte adopera un linguaggio quotidiano, privo di immagini e di qualsiasi figura retorica; a volte è possibile notare, nelle sue opere, alcune espressioni tipicamente sofistiche. Senofonte, oltre al dialetto attico, adopera qualche vocabolo straniero o persiano.