Opere di Demostene (II° parte)

Di Redazione Studenti.

Demostene sostiene che la risoluzione dei problemi stava nella presa di coscienza della triste situazione in cui si trovavano gli Ateniesi e della necessità di un'azione decisa.

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È significativa la parte del discorso in cui l'oratore sostiene che, se gli Ateniesi non si fossero decisi a "svegliarsi dal torpore" e ad assumersi l'iniziativa di attaccare l'esercito macedone, durante l'assenza di Filippo, anche se quest'ultimo fosse morto, ne sarebbe sorto un altro, creato proprio dalla loro negligenza e dalla loro passività.
Questo discorso è caratterizzato da un pensiero nitido e vigoroso, da una grande ricchezza di elementi psicologici e da un continuo pathos presente nei periodi, nella vivacità mimica e nella drammaticità dei contrasti fra ammonimenti, appelli e gridi.
La Seconda Filippica risale al 344-343 a. C. e riguarda le battaglie fra gli Ateniesi e i Macedoni per il possesso del Peloponneso. L'orazione ha lo scopo di fare approvare una difficile lettera diplomatica, ma assume la caratteristiche di una requisitoria contro la falsità di Filippo e di un'invettiva contro la fazione filomacedone e contro Eschine.
La Terza Filippica risale al 341 a. C.; è ritenuta la più bella delle Filippiche e la più innovativa per quanto riguarda la concezione politica. Nelle prime due Filippiche, Demostene aveva indicato agli Ateniesi il modo per riconquistare una posizione egemone tra le altre poleis greche e, per raggiungere lo scopo, si era appellato alla necessità di perseguire, senza cedimenti e senza sentimentalismi, i propri interessi.
Dopo che la potenza di Filippo si era manifestata prepotentemente nel suo minaccioso e incessante movimento di espansione, le teorie espresse precedentemente da Demostene, apparivano ormai superate. L'oratore aveva preso coscienza che la "salvezza" di Atene non poteva essere considerata un affare privato, in quanto nessuna polis poteva sperare di salvarsi da sola, perché il nemico era troppo potente e mirava a ottenere il dominio universale.
La possibilità di salvezza, quindi, doveva derivare necessariamente dall'alleanza di tutte le poleisgreche e dalla loro lotta comune. Era emerso in Demostene, un forte sentimento "panellenico" molto simile a quello di Isocrate; ma per Demostene, il nemico da battere, perché considerato l'oppressore della libertà dei Greci, era proprio Filippo, che Isocrate aveva eletto come guida della sua spedizione contro la Persia. La proposta di Demostene, consistente nell'alleanza di tutte le poleis greche contro la grande potenza macedone, fu ascoltata; infatti, strinsero subito un'alleanza con Atene, Rodi e Chio, a cui si aggiunsero poco dopo l'Arcadia, la Messenia, Corinto e Argo.
Nella Quarta Filippica, composta nel 338 a. C., dopo la battaglia di Cheronea, Demostene esortò i Greci a prendere coscienza della nuova realtà storica e a mettere da parte l'atteggiamento di ostilità nei confronti dell'Impero persiano. L'oratore mandò un'ambasceria al Gran Re di Persia, chiedendo di allearsi con Atene per combattere insieme contro il comune nemico, ma la missione fallì. Riuscì, invece, a fare accettare grandi sacrifici sia ai ricchi che alle classi sociali più povere, ottenendo, così, dai primi, maggiori contributi per l'allestimento della flotta e dai secondi, i mezzi necessari per la guerra. Successivamente, anche i Tebani, che precedentemente erano stati nemici di Atene, strinsero un'alleanza con quest'ultima; per Demostene, questa fu una grande "conquista".
Altre importanti orazioni di Demostene sono le tre Olintiache, composte dopo la conquista della città di Olinto, da parte di Filippo. Quest'ultimo, rimessosi dalla malattia che lo aveva costretto a rinunciare alla guerra per un po' di tempo, nel 349 a. C., attaccò Olinto, un'importante città greca della penisola Calcidica. Il sovrano macedone voleva rendere il suo Paese una grande potenza capace di dominare sia sulla terra che sul mare e Atene, avrebbe dovuto, prima o poi, confrontarsi con questo suo rivale. Nel 348 a. C., Olinto fu sconfitta dall'esercito macedone e fu costretta ad arrendersi; le altre città della penisola Calcidica furono completamente distrutte. Allora, Demostene pronunciò le tre Olintiache.
Riprendendo tematiche già affrontate nella Prima Filippica, ma rese ancora più drammatiche dall'aggravarsi della situazione in cui si trovava la Grecia, egli proponeva un intervento immediato sia per terra che per mare; le tre Olintiache, dunque, parlano degli aiuti da inviare a Olinto assediata dall'esercito macedone. Demostene considerava l'imminente necessità di inviare aiuti alla città di Olinto, come l'occasione offerta dalla divinità agli Ateniesi, per scuotersi dallo stato di apatia e di torpore in cui erano piombati; l'oratore sosteneva che il popolo ateniese avrebbe dovuto necessariamente afferrare questa occasione, perché, se non l'avesse fatto, sarebbe venuto meno al suo compito e sarebbe andato sicuramente incontro alla rovina.
Nelle Olintiache, Demostene introduce la tematica della tyche, ossia del caso, considerato come una forza irrazionale da cui dipendono i successi e gli insuccessi degli uomini; spesso, nelle orazioni Demostene/eniche, la tyche si confonde con la divinità. Secondo l'oratore, la tyche avversa può essere contrastata solo con l' arete, cioè con la virtù.
Molti Ateniesi, allora, sostennero che i numerosi e continui successi di Filippo erano il risultato di una sorte a lui favorevole e il segno di una particolare benevolenza del destino, per cui, i loro tentativi di opporsi alla volontà divina sarebbero stati vani. Demostene cercò, in queste orazioni, prima di tutto di demolire l'immagine del sovrano macedone, sottolineando le sfrenatezze della sua vita privata e della sua corte e poi tentò di attaccare la sua potenza, presentandola più come il risultato dell'inerzia degli altri che come una sua qualità effettiva. Alla tyche di Filippo, l'oratore contrapponeva quella di Atene, affermando che gli Ateniesi dovevano sfruttare a loro vantaggio le occasioni favorevoli presentate dalla sorte.
La Prima Olintiaca appare stilisticamente piuttosto semplice, pacata, seria e mostra l'opportunità di sfruttare la guerra di Olinto per intervenire contro Filippo; la Seconda Olintiacaè la più moralistica e presenta presunte difficoltà di Filippo che si muove su un territorio nemico.
La figura del sovrano macedone è descritta come l'incarnazione del male, caratterizzato da dissolutezza, frode, empietà e accompagnato dalla sua schiera di cortigiani corrotti; la Terza Olintiaca è incentrata sulla necessità di destinare alla guerra i fondi del theoricòn, ovvero i fondi messi a disposizione dallo stato perché tutti i cittadini, anche i meno abbienti, potessero avere la possibilità di assistere agli spettacoli pubblici, durante le festività.

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