Seneca: le opere

Di Micaela Bonito.

Una dettagliata spiegazione sulle opere di Seneca e dei periodi più salienti

Seneca: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Le opere e i periodi più salienti di Seneca:
- Durante l'esilio: Le Consolationes
- Al ritorno dall'esilio: L' Apolokuntosis (o Ludus de Morte Claudii)
- Collaborazione con Nerone: De ira, De clementia, De tranquillitate animi
- Rottura con Nerone e ritiro dalla politica: De otio, De beneficiis, De beneficiis, Naturales quaestiones, Epistulae ad Lucilium
- La produzione drammatica

LE CONSOLATIONES

Durante l’esilio, SENECA scrisse opere di carattere consolatorio, la Consolatio ad Marciam, la Consolatio ad Helviam matrem, e la Consolatio ad Polybium: le consolationes erano un genere letterario coltivato già dai filosofi greci, dove si svolgevano argomentazioni filosofiche atte a lenire le sofferenze e a renderla sopportabile. A tale scopo si insisteva sulla forza d’animo che il saggio deve saper dimostrare nelle situazioni difficili; sull’imperturbabilità del sapiente e sulla constatazione che la vita è una lunga sofferenza e come tale bisogna accettarla.
Questi schemi filosofici li troviamo nella Ad Marciam, in cui Seneca vuole consolare la figlia del famoso storico Cremuzio Cordo per la morte del figlio. Nella ad Helviam matrem dove invece Seneca vuole confortare la madre per la lontananza forzata causata dal suo esilio.
L’Ad Polybium è indirizzata ad un potente liberto di Claudio, per confortarlo della perdita del fratello, morto prematuramente. Non è difficile capire che si tratta di uno scritto di natura adulatoria verso l’imperatore Claudio e verso Polibio, per ottenere il perdono e la revoca dall’esilio.
Al di là delle questioni superficiali sulla coerenza dell’autore (che dopo la morte di Claudio scriverà una feroce opera satirica contro di lui) tale opera ha un valore storico notevole: infatti essa attesta l’emergere di una nuova figura sociale, il burocrate modello, il perfetto funzionario di stato, portatore di un’ideologia e di valori diversi da quelli della tradizione senatoria.
Polibio è il fedelissimo servitore dell’imperatore, distinguendosi per attaccamento e dedizione al suo sovrano.
Il perfetto amministratore vede il suo potere come un peso che deve sopportare per lo stato, per garantire ai cittadini la securitas. D’ora in poi sarà questo il modello che s’imporrà a questo ceto sociale.

IL RITORNO DALL’ESILIO: L’APOLOKUNTOSIS O LUDUS DE MORTE CLAUDII

Nel 48 d.C Messalina, moglie di Claudio, cui Seneca doveva l’esilio, fu uccisa; il posto a fianco dell’imperatore fu preso da Agrippina, donna astuta e senza scrupoli, che tramò affinché il proprio figlio, Nerone, fosse adottato da Claudio per garantirgli la successione al trono: fu lei a chiedere il ritorno di Seneca dall’esilio, per diventare il precettore di suo figlio Nerone.
Claudio morì poco dopo avvelenato da un piatto di funghi, propinatogli dalla moglie Agrippina. Nerone fu acclamato imperatore e Seneca , suo consigliere, diventò una figura di primo piano nella corte.
Dopo la sua morte Seneca scrisse un’opera satirica dove il filosofo si prende una rivincita postuma contro Claudio, che lo aveva allontanato in Corsica.
Si tratta dell’Apolokuntosis o Ludus de Morte Claudii, una satira menippea mista di prosa e versi: è il racconto dell’apoteosi alla rovescia dell’imperatore Claudio dopo la morte(apolokuntosis è una parola greca che dovrebbe significare “inzuccamento” o trasformazione in zucca: la zucca, si sa, è simbolo di vacuità e stupidità).
Nella satira di Seneca, l’imperatore, morto avvelenato dai funghi, bussa alle porte dell’Olimpo per chiedere di far parte del consesso degli dei.
Durante la riunione Augusto pronuncia una violenta invettiva contro Claudio, che viene così sprofondato nell’Orco dove è sottoposto a giudizio e assegnato come servo a Caligola, che lo regala al suo liberto Menandro: così come era stato in vita servo del suo liberto Polibio, così ora Claudio diviene anche dopo la morte servo di un altro liberto.
Se da un lato l’opera è una satira feroce al regno di Claudio, dall’altro per contrasto diventa un esaltazione dell’ascesa al trono di Nerone, con cui si inaugura agli occhi del filosofo una nuova età dell’oro.