Petronio: le opere

Di Micaela Bonito.

La sua opera più importante: il Satyricon. Le caratteristiche e la trama spiegata dettagliatamente

Petronio: Indice
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L' opera più importante di Petronio:
- Satyricon

La tradizione manoscritta attribuisce titoli diversi allo scritto petroniano: Petronii Arbitri Satyricon, Petronii Arbitri Satirarum Libri o Satyri libri. Il titolo Satyricon (forma di genitivo plurale neutro) è quindi errato, ma si continua ad usare per comodità.
Secondo una testimonianza manoscritta di Fulgenzio, l’attuale corpo del Satyricon apparterrebbe al libro XIV, mentre, secondo il codice Traguriensis, la Cena di Trimalchione, che prende gran parte dell’opera rimasta, apparterrebbe ai libri XV e XVI.
Si può dire che comunque ci troviamo di fronte ad un frammento di narrazione continuo, in cui la Cena di Trimalchione costituisce la parte più integra. Di sicuro il testo che abbiamo era preceduto da un lunghissimo antefatto (narrato in 15 libri, secondo le indicazioni tramandate dai codici) e seguito da una parte di lunghezza imprecisabile.

Satyricon

TRAMA
Protagonista e narratore del romanzo è Encolpio, che viaggia in compagnia del giovane e avvenente Gitone, suo amante, e di Ascilto, con il quale è in costante rapporto di amicizia-rivalità in quanto anch’egli innamorato di Gitone.
La parte superstite dell’opera ci presenta inizialmente Encolpio a colloquio con il maestro di retorica Agamennone: i due discutono della crisi dell’eloquenza; successivamente, Encolpio e Ascilto tornano insieme a Gitone nelle locanda dove alloggiano; qui i tre sono raggiunti da una matrona di nome Quartilla che li coinvolge in un rito orgiastico in onore del dio Priapo, simbolo della fecondità maschile, e li tortura in vari modi.
La situazione, diventata insostenibile, viene risolta da un invito a cena in casa di Trimalchione, liberto tanto ricco quanto rozzo. Segue la descrizione, assai accurata, della cena, che costituisce la parte più consistente e più famosa dell’opera; nel corso del banchetto i protagonisti assistono a ogni sorta di stravaganze e grossolanità, che culminano con le disposizioni di Trimalchione per il proprio funerale.
Terminata la cena, Encolpio e Ascilto tornano alla locanda e qui litigano violentemente a causa di Gìtone, che finisce per andarsene con Ascilto. Segue una narrazione alquanto frammentaria. Encolpio, dopo essere stato abbandonato da Gitone, sta chiuso per tre giorni in una locanda vicino al mare. Poi si reca in una pinacoteca, dove incontra Eumolpo, un poeta vagabondo, che recita una sua composizione sulla distruzione di Troia (cap. 89). Ma i presenti non gradiscono la recita e mandano via due a colpi di sassi. In una locanda torna nuovamente in scena Gitone, che è affannosamente ricercato da Ascilto. Quest’ultimo non compare più nel romanzo, e il suo posto viene preso da Eumolpo (che diviene il nuovo pretendente di Gitone).
I tre si imbarcano su una nave, senza sapere che è quella di Lica, un vecchio avversario di Encolpio; con Lica c’è Trifena, una donna spregiudicata, anch’essa già nota a Encolpio e Gitone, del quale è innamorata. Dopo diverse zuffe Eumolpo riesce a riportare la pace, intrattenendo i naviganti con il racconto della novella della matrona di Efeso. Infine, una tempesta provvidenziale mette in salvo Encolpio dalle minacce del proprietario della nave, che muore annegato, mentre Trifena sparisce su una scialuppa di salvataggio, Encolpio, Gitone ed Eumolpo scoprono di aver fatto naufragio nei pressi di Crotone, città nota per i cacciatori di eredità. Eumolpo medita un piano: egli si fingerà ricco e senza figli, mentre Encolpio e Gitone faranno la parte deisuoi servi. Con questo stratagemma a Crotone i tre avranno di che spassarsela, visto che Eumolpo è al centro dell’attenzione dei cacciatori di eredità. Nel frattempo Encolpio ha alcune avventure amorose, ma egli deve fare i conti con l’ira del dio Priapo, da cui dipendono i suoi insuccessi sessuali.

Caratteristiche del Satyricon
Gli studiosi hanno accostato l’opera al genere della satira menippea e al romanzo ellenistico.
La forma mista di prosa e versi avvicina il Satyricon alla produzione satirica, che presentava questa stessa caratteristica: molto spesso, l’opera è interrotta da inserti poetici, anche molto lunghi, come la recitazione della Presa di Troia e della Guerra civile. Differenza fondamentale però è nel Satyricon la mancanza un fine di ammaestramento morale, cosa che distingueva il genere satirico.
Più forti sono le analogie con il romanzo ellenistico, che aveva al centro delle sue vicende due giovani innamorati, che prima di coronare il loro sogno d’amore dovevano superare numerosi ostacoli ed avventure.
Il Satyricon però sembra più che altro una dissacrazione del romanzo ellenistico: infatti protagonisti della vicenda sono due giovani amanti uniti da amore pederastico, Eumolpo ed Encolpio, che vanno incontro ad avventure meravigliose e ad incontri con personaggi fortemente realistici (furfanti, liberti arricchiti, prostitute e sconce sacerdotesse). A tutto ciò si aggiunga l’incombente presenza del dio Priapo, buffo e osceno, che perseguita i due protagonisti, al posto di Eros, nume tutelare dell’amore fedele.
Alcuni papiri, inoltre, hanno restituito frammenti di romanzi greci, in cui compare la forma mista di prosa e versi, come nel Satyricon.
Le avventure piccanti dei due protagonisti avvicinano il romanzo petroniano ad un altro genere, quello della fabula milesia, coltivata da Aristide di Mileto, autore del I secolo a.C., in cui erano preponderanti argomenti licenziosi e storie a sfondo erotico.
Il Satyricon appare dunque il frutto della commistione di generi letterari diversi: questo è il segno dell’alta erudizione e cultura dell’autore del romanzo, il quale, grazie alla padronanza e alla conoscenza della letteratura greca e latina, sottopone ad un gioco parodico generi letterari differenti, dalla poesia d’amore al poema epico (ad esempio le peregrinazioni di Eumolpo, perseguitato dal dio Priapo, è una parodia della figura di Ulisse, perseguitato, durante i suoi viaggi, dall’ira di Poseidone).
Anche la variatio stilistica attesta la doctrina dell’autore: Petronio riesce infatti a riprodurre non solo il sermo familiaris(il linguaggio quotidiano)o il sermo plebeius, ma anche lo stile alto e sublime, la lingua giudiziaria e lo stile della conversazione urbana. L’opera si rivela preziosa per gli studiosi di lingua latina, perché è la sola opera latina nella quale troviamo testimonianza del latino parlato dalle classi subalterne.

IL REALISMO PETRONIANO
L’utilizzazione di diversi registri stilistici e linguistici costituisce il segno del realismo petroniano, che trova la sua realizzazione più evidente nell’episodio più famoso di tutta l’opera, ovvero la Cena di Trimalchione. Trimalchione è un liberto ricchissimo, nella casa del quale i due protagonisti capitano per caso, ritrovandosi poi ospiti a cena ai confini dell’inverosimile, che si rivelerà alla fine quasi una trappola per i due malcapitati. I discorsi dei liberti amici e ospiti di Trimalchione costituiscono uno dei tanti esempi di realismo petroniano: in nessun opera della letteratura latina come nel Satyricon hanno tanto spazio personaggi appartenenti ai ceti inferiori, o compare un tale sforzo di caratterizzazione delle situazione e dell’epoca in cui vissero.
Emergono chiaramente nel romanzo i problemi economico-sociali dell’epoca: la crisi dell’agricoltura, il sovraffollamento dell’Urbs, l’emergere di nuovi ceti sociali, che assurgono con la speculazione a grande ricchezza. Ma i discorsi dei liberti durante la Cena testimoniano anche la loro ideologia: il conservatorismo catoniano, che viene espresso da un liberto per dare alla decadenza dei costumi persino la colpa della siccità; l’elogio dell’homo novus, compare anche nei sgangherati discorsi del padrone di casa Trimalchione.
Costui diventa simbolo di un’intera categoria sociale, cioè quella dei liberti arricchiti, che cercano in ogni modo di ostentare il loro nuovo status sociale: tutta la cena è infatti all’insegna della pacchianeria, con cui viene gridata l’opulenza e la ricchezza accumulata.