Persio: le opere

Di Micaela Bonito.

Argomenti e descrizioni delle Satire, l'opera più importante di Persio

Persio: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Opere di Persio: Le Satire

Persio si cimenta nel generare letterario della satira, che nell’antichità indicava qualcosa di diverso dalla “satira” attuale.
Il genere satirico, ha un’origine molto antica, legato alle manifestazioni del mondo popolare.
Il termina satira ha di per sé un’origine ignota: secondo alcuni deriverebbe dal nome di un piatto misto la satura lanx ; secondo altri farebbe riferimento alla lex satura , un provvedimento legislativo basato su stralci di varie e diverse leggi.
Comunque in entrambe le opzioni è chiaro il riferimento alla varietà e all’eterogeneità che caratterizzava appunto questo genere letterario.
Esso presentava una grande libertà nei temi e nel linguaggio: inventor del genere viene considerato Lucilio (II sec a.c), il quale attraverso le sue Satire diede espressione alla sua polemica morale, etica e politica attraverso l’espressione cruda e popolareggiante che ha ovviamente un legame diretto con la cultura popolare romana.
Riallacciandosi a questa tradizione, ripresa poi da Orazio in età augustea, Persio dà voce al suo sdegno nei confronti del mondo e della società.

Argomenti delle satire:
I satira: il poeta dichiara di voler parlare dei vizi del suo tempo. Come già Lucilio e Orazio la sua poesia vuole essere strumento di verità, lontana dalle inutili raffinatezze della poesia ellenistica.
II satira: il poeta si scaglia contro le pratiche della religione, biasimando i sciocchi superstiziosi, che credono quasi corrompere le divinità con sacrifici sfarzosi, mentre invece gli dei prestano ascolto le preghiere degli animi sinceri e giusti.
III satira: spesso definita la satira del “giovin signore” in omaggio a Parini, qui Persio suggerisce ad un giovane che ha trascorso la notte nei bagordi, di dedicarsi invece allo studio, attraverso il quale si conseguono conoscenza e saggezza.
IV satira: Socrate suggerisce ad Alcibiade di mettere in pratica il principio del conosci te stesso, in quanto esso rappresenta l’impegno essenziale per chi dirige lo stato.
V satira: è la satira più lunga dedicata al suo maestro, Anneo Cornuto, di cui tesse un accorato elogio.
VI satira: è dedicata a Cesio Basso. Mentre il destinatario si trova in Sabina, il poeta è a Luni , in Liguria, dove è possibile stare in pace con sé stessi. Dal tema del paesaggio rasserenante si passa a quello filosofico del “giusto mezzo” oraziano.
In conformità con la concezione stoica, la letteratura ha per Persio un compito etico e il ruolo che egli assume è quello della denuncia: avendo come punto di riferimento i valori del mos maiorum , egli sembra sapere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e si scaglia con forza contro il vizio. Emblematici sono i termini che egli usa per indicare l’operazione di demistificazione della realtà da lui compiuta attraverso la scrittura: radere, defiggere, revellere (grattare, inchiodare, strappare ), esprimono chiaramente la sua intenzione di sferzare i costumi, bollare il vizio e grattare via la crosta delle ipocrisie ad una società corrotta.
Sebbene la sua poesia nasca da una forte polemica contro il mondo, la sua opera scarseggia di spunti autobiografici, ma in compenso ci offre squarci della vita quotidiana a Roma : i personaggi sono da lui ritratti con realismo,come ad esempio l’avaro nella satira V la cui figura tradizionale viene attualizzata con l’elenco delle merci che egli importa dal Ponto Eusino; o la figura del gaudente vizioso nella satira IV viene rappresentato come uno dei tanti ricchi della società imperiale, ovvero accuratamente depilato, unto di olio, e maniaco dell’abbronzatura.
Anche lo stile rivela l’asprezza dei contenuti: il linguaggio di Persio è molto lontano dalle mode letterarie del tempo e dalla poesia-gioco, che saziava il palato di un pubblico involgarito che si divertiva con un linguaggio infarcito di banalità, quale poteva essere quello forzatamente patetico dell’epica o della tragedia, oppure quello sdolcinato della lirica.

All’oscurità dello stile si accompagna una struttura complessa: Persio procede, infatti, per nessi e accostamenti analogici, “saltando” da un argomento all’altro, portando così a livelli esasperati la struttura dialogica della satira oraziana, che si limitava a dare l’idea della conversazione quotidiana.
Il lessico passa dalla sobrietà oraziana ad un anticlassicismo audace.
Nella satira V Persio dichiara di voler fare uso di un linguaggio comune in grado di denunciare e sferzare il vizio. In realtà però la sua lingua presenta una certa distanza rispetto al livello del linguaggio comune.
L’espediente tipico della sua scrittura è la iunctura acris , cioè il nesso insolito e audace tra parole, che richiama, con esiti però esagerati, la callida iunctura oraziana.

Ecco alcuni esempi di questo espediente linguistico:
pallentes mores (pallidi costumi Sat. V , 15) è un’espressione che indica il pallore delle persone corrotte; vaporata aure (letteralmente: con le orecchie ripulite dal cerume con i vapori caldi , Sat. I, 26), usata per definire un lettore che ascolta con molta attenzione; despumare Falernum (Sat. III, 3) che vuol dire smaltire il vino ,e non “schiumare il vino”.

Le associazioni quindi tendono a volte verso una spettacolarità barocca, che rende difficile l’interpretazione.