Cesare: le opere

Di Micaela Bonito.

Il De Bello Gallico e De Bello Civili, le opere di Cesare descritte dai tutor di latino

Cesare: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti


Le opere più importanti di Cesare:
I Commentarii divisi in:
- De Bello Gallico
- De Bello Civili

Il termine commentarius indicava un tipo di narrazione a mezzo fra la raccolta di materiali grezzi (come appunti personali di Cesare, o i suoi rapporti personali al senato) e la loro elaborazione artistica, tipica della vera storiografia.

Il De bello gallico in sette libri copre il periodo dal 58 al 52 in cui Cesare procedette alla sistematica sottomissione della Gallia. Il I libro tratta della campagna contro gli Elvezi e il loro capo germanico Ariovisto (58); il II racconta la rivolta delle tribù galliche; il III la campagna contro le popolazioni situate sulla costa atlantica; il IV libro registra le operazioni contro le infiltrazioni dei popoli germanici; sempre nel IV e poi nel V Cesare fornisce un resoconto delle sue due spedizioni contro i Britanni (55-54), accusati di aiutare i Galli ribelli; nel V e nel Vi troviamo il racconto della repressione della Gallia Belgica, mentre nel VII vi è la narrazione della battaglia sostenuta contro una insurrezione generale capeggiata dal re degli Arverni, Vercingetorige.

Nel de bello gallico Cesare mette in evidenza le esigenze difensive che lo hanno portato a intraprendere la guerra, esaltando contemporaneamente la bellicosità e la pericolosità delle popolazioni galliche. Questo aveva lo scopo di giustificare il suo operato agli occhi dell’opinione pubblica e soprattutto del senato, preoccupato dalla incessante ascesa del condottiero;inoltre era necessario rassicurare l’aristocrazia gallica promettendo la propria protezione contro i facinorosi che, sotto il segno della libertà, celano aspirazioni tiranniche.

Il De bello civili in tre libri racconta la guerra civile scoppiata nel 49 tra Cesare e Pompeo: nel I libro si parla dell’attraversamento del Rubicone e degli eventi successivi fino alla repressione degli ultimi focolai pompeiani in Spagna, con l’assedio di Marsiglia. Nel II libro prosegue la narrazione dei fatti relativi all’assedio e alla capitolazione di Marsiglia; si parla poi della sottomissione della Spagna e della drammatica sconfitta del generale cesariano Curione in Africa. Con il III libro l’azione si sposta in Epiro e poi in Tessaglia, teatro della battaglia di Farsàlo, dove Pompeo viene sconfitto. Quindi segue il racconto della fuga di Pompeo in Egitto presso Tolomeo IV, e la sua morte per tradimento.
Il libro si conclude con l’arrivo di Cesare ad Alessandria dove interviene nel conflitto dinastico tra Tolomeo e la sorella Cleopatra a favore di quest’ultima.
Lo stile scarno dell’opera cesariana, il rifiuto degli abbellimenti retorici tipici della historia vera e propria, la narrazione in terza persona, contribuiscono molto a dare al racconto un tono apparentemente calmo oggettivo. Ma sotto questa impassibilità Cesare attraverso sottili artifici retorici riesce in un certo senso a deformare gli eventi: Cesare attenua, insinua, ricorre a lievi anticipazioni o postcipazioni, dispone le argomentazioni in modo da giustificare i propri insuccessi.

Nel de bello civili affiorano naturalmente le tendenze politiche di Cesare che non perde occasione di colpire la vecchia classe dirigente rappresentata come una consorteria di uomini dalle basse ambizioni. Cesare ricorre all’arma della satira sobria del tutto assente nel de bello gallico. Non affiorano nell’opere i punti precisi del suo programma di rinnovamento della respublica in quanto che Cesare aspira a dissolvere l’immagine che di lui dava la propaganda aristocratica presentandolo come un rivoluzionario, continuatore della politica dei Gracchi o peggio, di Catilna. Al contrario vuole mostrarsi rispettoso delle leggi per rassicurare lo strato medio e benpensante dell’opinione pubblica romana e italica che vedeva nei pompeiani i continuatori della repubblica e i difensori della legalità.

LO STILE
In accordo con le teorie analogiste del tempo( teorie che difendevano la purezza della lingua, un sistema dileggi grammaticali immutabili e insensibili ai mutamenti della società) e da lui stesso teorizzate in un suo saggio retorico, perduto, il De analogia lostile dei commentarii è asciutto, semplice e cristallino lontano dai complicati ornamenti retorici di una certa oratoria del tempo.
Dai pochi frammenti rimasti del De analogia, si vede come Cesare ponesse come criterio fondamentale l’analogia, la selezione razionale e sistematica, contro l’anomala, ovvero l’accettazione di ciò che viene consueto nel sermo cotidianus. La selezione deve limitarsi ai verba usitata, le parole già nell’uso. L’analogismo di Cesare è cura della semplicità, dell’ordine e della chiarezza, tuttavia l’uso sobrio e accorto degli ornamenta salva la sua prosa da uno stile troppo scarno caro ai puristi più convinti.