La produzione lisiana riguardava tutti i campi dell'arte della parola: demegorie, discorsi giudiziari, epistole, elogi, discorsi funebri, discorsi erotici.

Lisia: Indice

L'antichità conobbe moltissime orazioni circolanti sotto il nome di Lisia; secondo lo Pseudo-Plutarco, i discorsi lisiani erano quattrocentoventicinque, invece, i critici post-alessandrini, fra cui Dionigi di Alicarnasso e Cecilio di Calatte, ne riconoscevano autentici solo duecentotrentatrè, di cui ne restano attualmente soltanto trentaquattro, oltre a vari frammenti ritrovati nei papiri. Fra le orazioni lisiane giunte fino a noi, ce ne sono alcune di attribuzione discussa, come l' Epitafio. I discorsi lisiani superstiti appartengono quasi tutti al genere dell'oratoria giudiziaria; si è discusso molto riguardo la possibilità che esso sia veramente un originale lisiano e alcuni editori l'hanno incluso nel corpus Lysiacum, attribuendogli il numero XXXV.

VITA DI LISIA >>

Gli argomenti delle orazioni lisiane in nostro possesso sono svariati: omicidio giustificato (I, Per l'uccisione di Eratostene), ferimento con intenzione omicida (III, Contro Simone e IV, Perferimento premeditato), diffamazione (X e XI, Contro Teomnesto), renitenza alla leva (XIV e XV, Contro Alcibiade), appropriazione illecita da parte di un tutore(XXXII, Contro Diogitone); un gruppo consistente di discorsi lisiani è costituito da orazioni pronunciate in occasione dell'accertamento, che lo Stato effettuava nei confronti dei candidati alle magistrature (XVI, Per Mantiteo; XXV, Contro l'accusa di aver sovvertito la democrazia; XXVI, Sulla d???µas?a di Evandro; XXXI, Contro Filone) o a sovvenzioni pubbliche (XXXIV, Per l'invalido); ci sono inoltre, orazioni riguardanti cause relative a debitori pubblici insolventi (IX, Per il soldato), a problemi di confisca di beni (XVIII, Sui beni del fratello di Nicia; XIX, Sui beni di Aristofane; XXIX, Contro Filocrate), a questioni di proprietà (XVII, Sui beni di Eratone) o di cittadinanza (XXIII, Contro Pancleone) e a processi pubblici di varia natura (XX, Per Polistrato; XXI, Difesa da un'accusa di corruzione; XXII, Contro i mercanti di grano; XXVII, Contro Epicrate; XXVIII, Contro Ergocle; XXX, Contro Nicomaco). Figurano anche tre orazioni scritte in occasione di processi per empietà: V, Per Callia, VI, Contro Andocide, VII, Per l'olivo sacro.
Una posizione di grande rilievo è occupata dall'orazione Contro Eratostene, la numero XII, probabilmente pronunciata in occasione del resoconto di Eratostene. Questa orazione fu pronunciata da Lisia in nome proprio e si tratta di una vera e propria denuncia nei confronti di un governo di usurpatori, i quali erano disposti anche ad uccidere pur di ottenere ingenti somme di denaro. L'esposizione dei fatti è molto precisa; vengono menzionati dall'oratore, le perquisizioni, gli arresti, le condanne senza processo, il ladrocinio, reso ancora più squallido e brutale dalla speculazione sulle tragedie altrui, lo scarico di responsabilità di delitti comuni, giustificati con gli ordini ricevuti dal governo e con le ragioni di Stato.

LISIA: CONTESTO STORICO >>

Dalla lettura di questa orazione, emerge una narrazione precisa e puntuale delle nefandezze e dei crimini che venivano commessi molto frequentemente nell'Atene di quell'epoca. In alcune parti del discorso, Lisia fa leva sul pathos, sempre, però, in maniera discreta e poco evidente. Un'altra orazione degna di nota è Contro Agorato, la numero XIII, in cui l'accusa di omicidio contro un cittadino privato diventa il pretesto per attaccare severamente la politica sanguinaria dei Trenta tiranni. L'orazione Contro Diogitone presenta una straordinaria drammaticità, basata sul ripetuto intervento del discorso diretto e sulla figura di una madre che, offesa e adirata, vuole rivendicare i diritti delle giovani vittime di un tutore disonesto. Accanto alle gravi accuse mosse al colpevole, compare qui, una dettagliata descrizione di uno spettacolo di desolazione e di miseria. Anche in questo discorso, Lisia ricorre al pathos, ottenuto soprattutto mediante la concitazione e l'iperbole. L'orazione Per l'invalido è incentrata sull'invidia di un accusatore, che vuole far sottrarre all'invalido la modesta paga di un obolo. Lisia si sofferma sull'inconsistenza del motivo della contesa, rappresentandolo in maniera grottesca e deridendo le parole rivolte dall'accusa. Nell'orazione Contro Simone, si parla dei dissidi che il cliente di Lisia ha avuto con l'avversario, Simone, a causa dell'amore per un efebo. Le beghe fra i due personaggi sono rievocate attraverso una serie di scene caratterizzate da: soprusi, dispetti, appostamenti, risse notturne. È evidente, in questa orazione, una spiccata vis comica, scaturita soprattutto, dalla naturalezza e dalla spontaneità dell'esperienza vissuta.

OPERE DI LISIA >>

Fra le orazioni riguardanti l'argomento erotico, la più nota è Per l'uccisione di Eratostene, con la quale il piccolo borghese Eufileto cerca di discolparsi per aver ucciso il seduttore di sua moglie, appunto Eratostene. Eufileto ricorda, in una personale confessione, le sue illusioni sulla fedeltà della sua sposa, la serenità della vita coniugale, la cieca fiducia nei confronti di sua moglie, la sua reticenza di fronte agli indizi del tradimento; dopo l'improvvisa rivelazione da parte di un'estranea, tutti questi elementi gli ritornano piano piano in mente, provocando in lui, una rabbia incontrollata per la beffa subita e un grande desiderio di vendetta. In questa orazione, anche l'ambientazione è descritta in maniera piuttosto precisa e puntigliosa; vengono evidenziati elementi come l'architettura della casa, gli usi domestici, la serva che fa piangere il bambino, la beffa a causa della quale, durante la notte, Eufileto resta chiuso nella sua camera, il belletto sul volto della moglie adultera, la continua ricerca di testimoni, l'irruzione con le torce. Il narratore descrive i personaggi, attribuendo a ciascuno di essi delle caratteristiche e dei tratti specifici e crea in Eufileto un personaggio universale, tipico della commedia nuova. Qui, sono spesso adoperati artifici retorici; il tono è quasi sempre malinconico, in alcune parti appare patetico e in altre, invece, ironico. Non era destinata al tribunale l'orazione numero VIII, Contro ipropri compagni per diffamazione.

APPROFONDIMENTI SU LISIA >>

Degli altri generi dell'oratoria trattati da Lisia, è rimasto pochissimo: un frammento dell' Olimpico, l'orazione numero XXXIII, pronunciato nella pa??????? di Olimpia, in cui si invitano i Greci alla concordia e si attacca duramente Dionisio di Siracusa; un frammento di una demegoria, l'orazione numero XXXIV, Sulla necessità di non abbattere la costituzione dei padri in Atene, nella quale un personaggio importante si oppone aspramente alla proposta avanzata da Formisio nel 403 a. C., consistente nel concedere il diritto di cittadinanza soltanto a chi possedeva delle terre; l' Epitafio, l'orazione numero II, in cui si commemorano i caduti in una spedizione di soccorso ai Corinzi. Sull'autenticità di questa orazione, ci sono però, molti dubbi. Le orazione lisiane forniscono un'immagine piuttosto squallida dell'Atene di quel periodo, caratterizzata da cause, processi, omicidi, soprusi, tradimenti, beghe, litigi, illegalità, corruzione, calunnie, sospetti, rappresaglie, equivoci, menzogne.
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