Opere di Isocrate

Di Redazione Studenti.

A Isocrate furono attribuiti circa sessanta discorsi, di cui moltissimi sono spuri.

Isocrate: Indice

Di lui restano ventuno orazioni e nove lettere, delle quali alcune sono di dubbia autenticità. Delle ventuno orazioni pervenuteci, sei sono giudiziarie: Contro Eutino, Contro Callimaco, Contro Lochite, Sulla pariglia, Trapezitico (o Sulla banca), Eginetico. Degli altri discorsi, appartenenti al cosiddetto genere epidittico, ne restano quindici: Contro i sofisti(390 a. C.), Elena, Busiride, Panegirico (380 a. C.), Plataico (373 a. C.), A Demonico, A Nicocle (372 a. C.), Nicocle (368 a. C.), Archidamo (366 a. C.), Evagora (365 a. C.), Aereopagitico (357 a. C.), La pace (355 a. C.), Antidosi (353 a. C.), Filippo (346 a. C.), Panatenaico (339 a. C.). Di queste quindici orazioni, quattordici sono autentiche e una, A Demonico,è considerata quasi sicuramente spuria, in quanto presenta uno stile completamente diverso da quello dei discorsi che appartengono indubbiamente a Isocrate. Antidosiè apparentemente un'arringa giudiziaria, ma in realtà, fa parte del genere dimostrativo.

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L'operetta Contro i sofisti, risalente al 390 a. C., lo stesso anno dell'apertura della scuola di retorica, della quale rappresenta il manifesto programmatico, è rivolta a tutta l' elitedella cultura. Per Isocrate, i sofisti sono tutti quelli che della retorica e della cultura hanno una concezione diversa dalla sua, e precisamente: gli eristici, i maestri di eloquenza politica, gli scrittori di discorsi giudiziari o i logografi. Di questi ultimi, Isocrate parla poco, affermando che essi lavorano solo per ottenere ingenti guadagni, si servono della retorica per scopi che non sono propri di questa disciplina e diventano, invece che maestri di virtù, maestri di intrigo e di cupidigia. Per quanto riguarda i maestri di eloquenza politica, Isocrate li considera gli eredi più diretti dell'antica retorica e i "figli" della sofistica. L'oratore afferma che essi continuano a ignorare la verità e, ignorando le esigenze di moralizzazione, pretendono di costituire ugualmente la nuova classe dirigente.

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Secondo Isocrate, inoltre, i maestri di eloquenza politica non conoscono le caratteristiche dell'insegnamento, non possiedono una competenza tecnica e professionale che possa renderli degni di rispetto. Gli eristici sono ritenuti da Isocrate, come una folla giovane, decisa e agguerrita e vengono da lui definiti con il termine dispregiativo "funamboli della parola"; l'oratore comprende, in questa categoria, anche Platone. In questa orazione, Isocrate condanna ogni speculazione metafisica e predilige il perfezionamento delle qualità naturali dell'alunno, mediante l'analisi dei testi letterari. Egli si schiera dalla parte del "profano", dell'uomo comune, che valuta i discorsi in base alla loro trasparenza e alla loro utilità concreta. Isocrate si domanda come sia possibile definire "scienza", quella ricerca filosofica, i cui esponenti si sono più volte smentiti e confutati a vicenda, senza riuscire a trovare un accordo nemmeno sui principi fondamentali; per questo motivo, Isocrate definisce la scienza filosofica "ciarlataneria", piuttosto che "educazione dell'anima" e afferma che i filosofi non sono degni di credibilità, in quanto pretendono di conoscere le "cose future" e non sanno elargire consigli riguardo quelle presenti.

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Egli contrappone alla scienza, l'opinione e di quest'ultima tesse le lodi, poiché, ricorrendo all'opinione si spesso trovato un accordo fra le persone in contrasto; è l'opinione che ha permesso di prendere decisioni valide a vantaggio proprio e dello stato e, inoltre, sull'opinione si basa la saggezza. Isocrate riprende successivamente queste tematiche nell' Antidosi. Quando scrive quest'opera, egli è ormai vecchio e disposto ad ammettere che l'eristica non è né dannosa né inutile alla formazione della gioventù. In questa orazione, Isocrate afferma che l'eristica non può essere considerata una filosofia, in quanto si tratta di una cultura puramente concettuale e logica che non conduce né al parlare bene né all'agire bene. L'eristica è qui definita come un'esercitazione dell'anima, una scuola preparatoria alla vera filosofia e all'educazione politico-retorica; perciò, in quanto tale, essa deve essere considerata uguale allo studio della grammatica, della musica e della poesia che servono allo stesso scopo. Inoltre, vengono ripresi in questa orazione, i principi programmatici del discorso Contro i sofisti, ossia il primato della retorica, la sua identificazione con la filosofia e la sua funzione politica; questi saranno i motivi ispiratori di tutta la vita di Isocrate.

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Al 380 a. C. risale il Panegirico, nato dal desiderio di imitare l' Olimpico di Gorgia e ritenuto come il documento fondamentale del programma politico di Isocrate. Il titolo di quest'opera deriva dal termine greco panegyreis, che significa adunanza; infatti, l'orazione riguarda l'adunanza festiva di tutti i Greci, i quali, terminate le guerre, si riunirono generando così, una comune identità di sangue e di cultura, per celebrare i loro atleti e i loro eroi. Isocrate cerca, in questo discorso, di ricostruire quel clima di unione e di compattezza che aveva precedentemente caratterizzato la Grecia; egli vorrebbe che la Grecia riacquisti l'antica gloria, che Sparta e Atene si riconcilino e che quest'ultima, umiliata dalla pesante sconfitta nella guerra del Peloponneso, possa riprendere il ruolo di potenza egemone che l'aveva resa tanto famosa in passato.

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Questa orazione può essere considerata anche come il manifesto della seconda lega delio-attica. Viene effettuato un paragone fra Atene e Sparta, che mette in evidenza, attraverso la diversità delle loro istituzioni, l'unità degli spiriti delle due città contro Dario e Serse, una condizione fondamentale per poter ottenere il successo in una nuova guerra antipersiana. Prevale, nell'orazione, l'idealizzazione degli Ateniesi, descritti come autoctoni, protetti dagli dèi, maestri di costumi civili e di cultura, ricchi di virtù e benefattori di tutti i Greci. Isocrate sottolinea che gli Ateniesi istituirono le feste panelleniche, dalla cui celebrazione derivò un presagio augurale per una concordia panellenica; ma, i desideri espressi in questa orazione si rivelarono purtroppo inattuali e l'ideale antipersaino fu abbandonato nel Plataico, risalente al 373 a. C. Appartengono a Isocrate anche l' Elenae il Busiride, encomi in cui l'oratore si diverte a imitare i sofisti, mettendo in evidenza le loro concezioni fondamentali.

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Nell' Epitaffio di Pericle, l'oratore celebra il primato spirituale e l'avvedutezza politica di questo personaggio; del suo primato spirituale sono testimonianza il mito, che esalta la città dell'epoca periclea come la culla delle arti, e la storia, che ha assistito al diffondersi della sua cultura fra tutti i popoli; della sua avvedutezza politica è testimonianza il comportamento moderato con gli alleati durante l'impero. In quest'opera, Isocrate ripropone il ritorno ai tempi gloriosi delle battaglie di Maratona e di Salamina, quando i Greci trionfarono combattendo uniti contro i Persiani e spera che possa realizzarsi una solidarietà più stretta tra i Greci. Isocrate fa notare che la Grecia, data la situazione critica in cui si trovava, non doveva più aspirare a mire espansionistiche né doveva provocare lacerazioni fra le poleis, ma se voleva evitare l'annientamento totale, doveva trovare la forza di giungere alla pacificazione e alla concordia nazionale, organizzando una spedizione contro la Persia, sotto la guida di Atene e Sparta, come era accaduto in passato. Il progetto politico di cui parla Isocrate in questo epitaffio, ovvero il panellenismo, inteso come concordia e unione fra tutti i popoli della Grecia, risponde a reali esigenze storiche; infatti, si realizzerà nell'età ellenistica, caratterizzata dal superamento del frazionismo delle poleis e dalla diffusione della cultura greca.

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