D'Annunzio: le opere più significative

Di Barbara Leone.

Analisi delle opere più importanti che rappresentano la poetica espressa da Gabriele D'Annunzio nel corso degli anni tra decadentismo e poetica del superuomo

D'Annunzio, nella sua vastissima opera, ha avuto almeno due meriti: sul piano culturale, si è avvicinato di volta in volta ad autori ed atteggiamenti del decadentismo europeo contribuendo a diffonderne la conoscenza in Italia e a sprovincializzare la nostra cultura. Sul piano più intimamente poetico, accanto all'esteriorità di molti atteggiamenti esibizionistici, ha saputo cogliere ed esprimere la comunione dei sensi e dell'anima con la molteplicità della vita naturale, creando quella dimensione "panica", di immedesimazione quasi fisica e sensuale basata sulle immediate sensazioni che segnano il nascere di un atteggiamento nuovo per la nostra poesia.

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Per esprimere questo atteggiamento raffinato e sensuale D'Annunzio si è servito di un linguaggio ostentatamente insolito ed artistico, basato sul recupero di preziose voci arcaiche e sull'invenzione di neologismi capaci di stupire e meravigliare. Ha creato così un "culto della parola", ricercata soprattutto per clamorose risonanze musicali, che spesso era solo espediente retorico, ma che sapeva anche diventare talora esperienza linguistica originale e contribuiva ad avviare il nuovo linguaggio poetico del '900 verso le svolte successive.

Canto novo
Raccolta di liriche pubblicata nel 1882. La natura è rappresentata nel suo tripudio di luci, colori, odori e con essa il giovane poeta stabilisce un "rapporto di tipo solare" proteso al godimento e alla fusione con essa.

Il piacere
Il romanzo d’esordio di D'Annunzio, pubblicato nel 1889, è il primo della lunga serie di prose che testimoniano in forma esemplare in quale modo l'autore costruisce e precisa la propria ideologia. Rispetto alla tradizione narrativa italiana l’opera ha caratteristiche assai nuove. D’Annunzio conserva, dell’impianto verista, la volontà di dipingere un affresco sociale e di costume, all’interno del quale indugia a descrivere l’ambiente moralmente malato, corrotto e ozioso dell’aristocrazia. Ma l’influenza delle nuove tendenze culturali europee incide fortemente sullo scrittore, spingendolo verso la costruzione di un romanzo in cui gli eventi esterni lasciano spazio all’analisi minuziosa delle psicologie e l’intreccio perde spessore rispetto all’indagine dei tortuosi meccanismi interiori dei personaggi, sui quali l’autore si sofferma con attenzione, rifacendosi in particolare al modello proposto da Paul Bourget, caposcuola del romanzo psicologico.

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La vicenda, ambientata a Roma, ha per protagonista Andrea Sperelli, ultimo rampollo di una nobile famiglia, un esteta il cui principio-guida è, secondo l’ideale dello stesso D’Annunzio, quello di “fare” la vita come si fa un’opera d’arte. Il giovane trascorre il tempo lontano dal “grigiore” della quotidianità, circondandosi di cose raffinate e lussuose, immerso in attività fuori del comune. La sua esistenza viene però turbata dall’abbandono dell’amante, la bella e misteriosa Elena Muti, che Andrea, nonostante le numerose avventure frivole, non riesce né a sostituire né a dimenticare. Ferito in duello, durante la convalescenza, si innamora, riamato, di Maria Ferres, una giovane molto spirituale. Ben presto però il rapporto si complica per la somiglianza fra le due donne: Andrea, sempre più tormentato dal ricordo di Elena, ricerca con la nuova amante le sensazioni provate con l’altra e quando, durante una notte d’amore, si rivolge a Maria chiamandola inconsapevolmente Elena, la donna inorridita capisce la verità e lo lascia.

I motivi di fondo del Piacere presentano forti affinità con quelli del romanzo più rappresentativo del Decadentismo europeo di quegli anni, À rebours, di Joris-Karl Huysmans. Come il duca Jean Des Esseintes, protagonista dell’opera di Huysmans, anche Andrea Sperelli è totalmente votato alla ricerca estetica, al pieno godimento delle più raffinate sensazioni, e, come lui, destinato alla sconfitta. Compare qui, in maniera estremamente esplicita, quel motivo che la critica ha indicato fra quelli fondamentali della personalità dannunziana, il velleitarismo, ovvero la frattura tra il desiderio di affermazione del proprio io e la costante percezione dell’impossibilità di ottenerla.

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In questo senso, Il piacere anticipa le posizioni che D’Annunzio verrà precisando nei romanzi successivi. Ma è indispensabile ricordare ancora una volta che quest’opera testimonia l’eccezionale capacità dello scrittore nel captare e assimilare le espressioni della più recente cultura d’oltralpe, e si propone, proprio per questo, come il primo contributo italiano alla definizione europea dell’eroe decadente che, dopo Des Esseintes, assumerà, in Inghilterra, le splendide e ambigue fattezze di Dorian Gray, l’inquietante protagonista dell’omonimo capolavoro di Oscar Wilde.

Poema paradisiaco
Raccolta di liriche composte dal 1891 e pubblicate nel 1893. Il titolo, derivato dal latino, equivale letteralmente a "poema dei giardini". Si rileva qui la tematica decadente, ma segnata di rievocazione nostalgica, con aspirazioni epidermiche a una sorta di purezza e di spiritualizzazione delle passioni, che si traducono in un linguaggio e in una versificazione sapientissimi, accordati su toni dimessi, come di colloquio e di confessione.

L'Innocente

Romanzo pubblicato nel 1892, che non tiene nascosti gli influssi della lettura del russo Dostoevskij. È una narrazione in prima persona ed è incentrato sulle vicende del "multanime" Tullio Hermil e della moglie Giuliana. A lei, malata, Tullio si dedica in modo particolare con una sorta di volontaristica pratica di "bontà", malgrado sia attratto e legato all'amante Teresa Raffo. Ma proprio quando si libera da questo legame, crede di scoprire gli indizi di una relazione della moglie con lo scrittore Filippo Arborio. Indizi poi confermati dalla notizia che Giuliana è incinta. Nei due coniugi spunta un progetto delittuoso: sopprimere il nascituro, testimonianza di una fugace colpa, ostacolo alla realizzazione del loro "sublime" amore. È Tullio che, esponendo al freddo invernale il bambino, l'"innocente", compie il delitto.

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Trionfo della morte
Romanzo del 1894, terzo del "Ciclo della rosa". L'opera, articolata in sei "libri", ha una struttura narrativa debole. È incentrata sul rapporto contraddittorio e ambiguo di Giorgio Aurispa con l'amante Ippolita Sanzio e su questo tema di fondo si innestano o si sovrappongono altri motivi e argomenti. Giorgio, in una confusa contaminazione tra superomismo e velleità mistiche, aspira a realizzare una vita nuova, una perfezione di vita spirituale che si fondi sull'autodominio e sull'autosufficienza, e vive il rapporto con l'amante come limitazione, come ostacolo.

Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi
L'opera poetica più notevole e famosa. Doveva essere di cinque libri, quante sono le Pleiadi, invece è solo di quattro. Il primo libro, Maia, è composto nel 1903 e il sottotitolo (Laus vitae) ne chiarisce i motivi ispiratori: una vitalistica celebrazione dell'energia vitale, un naturalismo pagano impreziosito o sopraffatto dai riferimenti classici e mitologici. Il secondo libro, Elettra, composto tra il 1899 e il 1902, celebra gli eroi della patria e dell'arte; nella terza parte sono cantate 25 "città del silenzio" e nella quarta parte si trova il famoso Canto augurale per la Nazione eletta che infiammò di entusiasmo i nazionalisti italiani. Il terzo libro, Alcyone, pubblicato con il primo, contiene il meglio di D'Annunzio come poeta. Il quarto libro, Merope, raccoglie canti celebrativi della conquista della Libia.

Analisi di Alcyone
La composizione si estende tra il giugno 1899 ed il novembre del 1903, tuttavia gran parte di essa è stata realizzata nei mesi estivi di questi anni (l’opera stessa è una celebrazione del periodo estivo). Viene pubblicato per la prima volta nel 1903 con il titolo Alcione, ma le successive revisioni riguarderanno solo la punteggiatura, l’ortografia ed il titolo che diventerà, solo nel 1931, l’attuale Alcyone. L’opera è divisibile in cinque sezioni, riguardanti diversi periodi stagionali con conseguenti diversi stati d’animo dell’autore. Ogni sezione, a partire dalla seconda, è preceduta da un ditirambo che ne annuncia il tema dominante. Dal rigore della struttura si intravede la volontà dell’autore di fonder la lirica moderna con l’eleganza classica. Il libro è aperto da un testo, la tregua, che lo lega con i due volumi precedenti delle laudi: mentre in questi il superuomo era rappresentato nel suo impegno eroico civile, Alcyone costituisce un momento di riposo ed abbandono di quest’ultimo alla dimensione naturale.

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Prima sezione: è ambientato nel paesaggio agreste compreso tra Fiesole e Firenze, nel mese di giugno, i sette testi costituiscono lodi a paesaggi, piante e luoghi nella suggestione dell’estate che arriva. Seconda sezione: l’ambientazione viene spostata, dopo il primo ditirambo, in Versilia dove si svolgerà anche la successiva vicenda dell’opera. Adesso l’estate è esplosa e viene quindi celebrata la fusione panica tra l’uomo e l’elemento naturale.

Terza sezione: anche in questa sezione l’ambientazione è estiva. D’Annunzio attua il primo tentativo di dare solidità all’esperienza individuale attraverso il ricorso al mito classico, riattualizzato in chiave esistenziale, quale affermazione del potere panico del superuomo. Quarta sezione: si contano ventisei testi segnati dal termine dell’estate e dai primi presagi autunnali. Al tramonto dell’estate è corrisposto quello del mito, rappresentato sempre più quale ricchezza irrimediabilmente perduta. Quinta sezione: siamo ormai a settembre, al sentimento del ripiegamento e della perdita si aggiunge quella della fine dell’estate e dell’impossibilità di resuscitare il mito nella società moderna.

L’opera si conclude con un commiato in cui è presente il saluto ed una dedica a Pascoli, come omaggio al maggior rappresentante del simbolismo italiano. Alcyone è l’opera in cui il simbolismo dannunziano raggiunge il suo culmine, tuttavia i temi trattati sono pochi ma ripetuti e rivisti da diverse prospettive. Si possono ricavare tre costanti tematiche:
- scambio tra naturale ed umano: l’eccezionalità del superuomo, sta, al cospetto della massa, nel rendersi fortemente superiore ad essa, ma al cospetto della natura la capacità del superuomo è quella di riuscire a confondersi con essa, di perdere la propria identità ed assumere la stessa prospettiva del mondo naturale, per capirne il mistero e svelarne le leggi;
- riattualizzazione del mito: perché la natura possa assolvere tale funzione, è necessario restituirle la vitalità e l’armonia negatele dal mondo moderno, attraverso il recupero del mito. D’Annunzio recupera i miti della tradizione classica e, contemporaneamente, rappresentando la propria vicenda di immersione naturale in termini mitici, riesce a crearne di nuovi;
- esaltazione della parola, dell’arte e della figura del poeta: la parola poetica è il mezzo attraverso il quale si stabilisce quel contatto tra autenticità interiore e mondo naturale. Da qui scaturisce la sua esaltazione e l’esaltazione dell’arte e della figura del poeta, rappresentato come un vate.

Notturno
Raccolta di meditazioni e ricordi, in forma di prosa lirica, redatta nel 1916 durante il periodo di immobilità e di cecità. L’opera è caratterizzata da un momento di intimità e di ripiegamento su sé stesso. Nella prima parte del libro predomina il ricordo dell’amico e compagno di armi Giuseppe Miraglia, morto ancora giovane nel dicembre del 1915, cui farà seguito il sentimento denso di commozione affettuosa per la madre inferma e stanca, che morì di lì a poco, nel gennaio del 1917. Tra pagine di esaltazione eroica, in cui il poeta lamenta l’inganno che la morte gli ha teso, lasciandolo in vita al posto dei suoi più giovani compagni, tra quelle di dolente rimpianto per gli amici scomparsi, troviamo appuntate le sensazioni del poeta, le sue osservazioni sulla vita e sull’arte e preziosissime riflessioni.

Il ciclo dei romanzi
Sull'esempio dei romanzi ciclici dell'ottocento di Honorè de Balzac (La commedia umana), di Zola (i Rougon-Macquart), di Verga (I vinti), D'Annunzio si propose di scrivere un ciclo di romanzi, suddiviso in tre trilogie, ciascuna denominata da un fiore (la rosa, il giglio, il melograno), simbolo delle tappe evolutive del suo spirito dalla schiavitù delle passioni alla vittoria su di esse, giacchè i protagonisti dei romanzi non sono che la proiezione sul piano narrativo dello stesso D'Annunzio. I romanzi della rosa, fiore simbolo della voluttà, della passione invincibile, sono: Il Piacere (1889), L'innocente (1892) e Il trionfo della morte (1894).

I romanzi del giglio, fiore simbolo del superuomo e della passione che si purifica, dovevano ispirarsi al superuomo di Nietzsche. Il superuomo non è più schiavo delle passioni ma si serve di esse per realizzare pienamente la propria volontà di potenza. In verità Nietzsche non auspicava l'avvento di un uomo superiore agli altri, al quale, in grazia delle qualità eccezionali, fosse tutto permesso, ma l'avvento di un'umanità rinnovata la quale, per poter sviluppare tutte le sue potenzialità, doveva liberarsi da ogni soggezione alla trascendenza e alla morale tradizionale, fatta di ipocrisie e finzioni. D'Annunzio ignorò o finse di ignorare il significato profondo del niccianesino e lo adottò al suo temperamento sensuale, facendo del superuomo l'individuo d'eccezione, destinato a dominare sugli altri. Nel superuomo nicciano, così come lo immaginò D'Annunzio, s'intravede piuttosto il profilo dei grandi dittatori sanguinari e deliranti del nostro secolo, col loro macabro seguito di tragedie e di guerre.

Della seconda trilogia, D'Annunzio scrisse solo il primo, Le vergini delle rocce (1896). Claudio Cantelmo, aristocratico e imperialista, seguace delle dottrine del superuomo, concepisce il disegno di unirsi in matrimonio con una delle principesse (Massimilla, Anatolia, Violante) di un'antica famiglia borbonica del regno delle due Sicilie, i Capece-Montaga, ridottasi a vivere nell'ultimo dei suoi feudi, Trigento, "paese di rocce". Scopo del matrimonio è procreare il futuro sovrano, al quale un giorno il popolo, disgustato della demagogia e dalla corruzione della vita politica, offrirà la corona regale.

Anche dei romanzi del melograno, pomo dai molti granelli, simbolo dei frutti che possono derivare dal dominio delle passioni, D'Annunzio scrisse solo il primo, Il fuoco (1900). Questo romanzo, così intitolato perché inteso come simbolo della creatività dell'artefice, narra, sullo sfondo di Venezia, la storia dell'amore di Stelio Éffrena per la Foscarina. E' un romanzo scopertamente autobiografico, perché vi è adombrata la storia dell'amore del poeta per l'attrice Eleonora Duse. Stelio è un poeta che sogna una nuova forma di arte drammatica, che risulti dall'intima fusione della parola, del colore, del suono, dell'azione. E' la stessa poetica di Wagner, che del romanzo è un personaggio. La Foscarina dovrebbe essere l'interprete di questo nuovo dramma; ma Stelio s'innamora della giovinetta Donatella Arvale. La Foscarina se ne accorge e ne è gelosa, ma dopo, rassegnata, cede il posto alla rivale e si accomiata da Stelio.

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Forse che sì forse che no
Il protagonista Paolo Tarsis realizza la sua volontà eroica tramite le sue imprese di volo. Egli è senza dubbio la reincarnazione dei vari superuomini presenti ne Il Trionfo della Morte o nelle Vergini delle rocce, ma a differenza di questi, non appartiene ad una nobile casata ma è un borghese estraneo agli influssi decadenti e dedito all'azione. Affiancata a questo superuomo troviamo Isabella Inghirami, la prima figura femminile capace di contendere il primato all'egotismo del superuomo di turno. Tra i due personaggi c'è un rapporto di amore-passione che talvolta arriva fino alle degenerazioni dell'incesto e del masochismo. Questo romanzo rappresenta la piena adesione di D'Annunzio alla contemporaneità: è possibile infatti ritrovare personaggi che si muovono tra aeroplani, automobili, telefoni. Vi si ritrova un amore, quindi, per la macchina e la velocità.

Approfondimenti:
- La biografia di D'Annunzio;
- La poetica di D'Annunzio