Il numero chiuso

Di Marta Ferrucci.

Le facoltà a numero chiuso, a cui si accede solo se si superano i test di ingresso, sono ormai un terzo dei corsi di laurea. Questi, dai 242 che erano nel 2001, sono passati ad essere 1060 nel 2006. Una scelta autonoma che può fare ogni singola facoltà per garantire determinati standard qualitativi ai propri iscritti, evitando così il sovraffollamento delle infrastrutture

La situazione
- a livello nazionale sono ufficialmente a numero chiuso: medicina, veterinaria, odontoiatria, architettura, scienza della formazione, alcuni nuovi corsi, le scuole di specializzazione
- le singole università possono mettere il numero chiuso per i corsi "i quali l'ordinamento didattico preveda l'utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione"
- alcune facoltà impediscono arbitrariamente l'accesso alle lauree specialistiche con una selezione basata sul voto di laurea e il tipo di crediti conseguiti
- la Moratti non finanzia i corsi troppo numerosi così incentivando le facoltà a mettere il numero chiuso

Alcuni corsi universitari prevedono un numero limitato di posti (numero programmato) definito a livello nazionale. La selezione degli studenti viene effettuata in base:
1) al voto di maturità.
2) al risultato di un test attitudinale predisposto dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (in accordo con il Ministero della Sanità per quello che riguarda le facoltà mediche).

I test, anche se definiti attitudinali, mirano semplicemente a verificare la conoscenza dello studente relativamente ad alcune discipline specifiche e sicuramente non sono in grado di stabilire la reale possibilità di frequentare con profitto il corso di studi.

ALLENATI CON I TEST>>

Per anni queste prove si sono svolte nella totale illegalità, infatti in mancanza di una disciplina (una legge) nazionale le facoltà introducevano il numero chiuso senza averne il diritto, tant'è che molti studenti sono riusciti ad iscriversi alle facoltà nonostante il mancato superamento delle prove grazie ai ricorsi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).

L'Unione degli Universitari ha organizzato in passato ricorsi collettivi dividendone il costo tra i partecipanti ma nel novembre del 1998 la Corte Costituzionale ha sentenziato la legittimità della pratica di limitare il numero delle iscrizioni ai corsi universitari; con la stessa sentenza, la Corte ha però sollecitato il Parlamento a predisporre una disciplina organica in materia. Tale disciplina è arrivata con la legge n. 264 del 2 agosto 1999 che prevede che siano a numero programmato definito a livello nazionale:

- i corsi di laurea in medicina e chirurgia
- in medicina veterinaria
- in odontoiatria e protesi dentaria
- in architettura, in scienza della formazione primaria
- i corsi universitari di nuova istituzione o attivazione per un numero di anni corrispondente alla durata legale del corso
- i corsi o le scuole di specializzazione individuate da specifici decreti; le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario; i corsi di formazione specialistica dei medici; le scuole di specializzazione per le professioni legali; infine sono programmati dalle università corsi di laurea per i quali l'ordinamento didattico preveda l'utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati; i corsi di diploma universitario afferenti alle facoltà mediche o per i quali l'ordinamento didattico prevede l'obbligo di tirocinio come parte integrante del percorso formativo, da svolgere presso strutture diverse dall'ateneo.


Con la riforma universitaria invece all'art. 6 del D.M. 3 novembre 1999, n. 509 i regolamenti didattici di ateneo richiedono il possesso o l'acquisizione di un'adeguata preparazione iniziale. A tal fine gli stessi regolamenti didattici definiscono le conoscenze richieste per l'accesso e ne determinano, ove necessario, le modalità di verifica, anche a conclusione di attività formative propedeutiche. Se la verifica non è positiva vengono indicati specifici obblighi formativi aggiuntivi da soddisfare nel primo anno di corso. Tali obblighi formativi aggiuntivi sono assegnati anche agli studenti dei corsi di laurea ad accesso programmato che siano stati ammessi ai corsi con una votazione inferiore ad una prefissata votazione minima.

Nel caso di corsi di laurea specialistica per i quali non sia previsto il numero programmato dalla normativa vigente in materia di accessi ai corsi universitari occorre, altresì, il possesso di requisiti curriculari e l'adeguatezza della personale preparazione verificata dagli atenei.

Per quanto concerne la riforma quindi non ci sarebbe dovuto essere l'accesso programmato bensì il semplice accesso con recupero del debito. Ma dopo l'approvazione del documento dei requisiti minimi (Gennaio 2002) con il "famoso bollino blu della Moratti tutti quei corsi con strutture e docenti insufficienti rispetto al numero degli iscritti o sdoppiano il corso o sono costretti a reinserire il numero programmato pena eliminazioni dei finanziamenti statali.

La base giuridica per reinserire il numero programmato è la legge 264 , che legittima la selezione all'accesso per i corsi dove è previsto l'utilizzo di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati.

Anche per l'anno accaedmico 2007-2008 l'UDU rilancia la campagna "Divieto di accesso" contro il numero chiuso, campagna a favore dei ricorsi collettivi . Per maggiori informazioni: www.udu.it.