Il primo Novecento ed Italo Svevo

Di Barbara Leone.

Caratteristiche generali dei primi anni del Novecento che hanno portato l'Europa verso la Grande Guerra e delle tematiche alla base delle opere di Italo Svevo

Nei primi anni del Novecento si sono sviluppate le condizioni economiche, politiche e ideologiche che hanno portato l'Italia (e l'Europa intera) alla Grande Guerra del 1915/18. Si nota nei singoli stati un aumento sempre più notevole dell'avidità di dominio e delle tendenze imperialistiche: l'espansione industriale e la logica di un capitalismo che accetta come unica legge il profitto hanno portato i governanti europei a rinnegare lo spirito liberale dell'Ottocento e a sostituire i principi di democrazia con il diritto di sovranità del più forte. L'alta borghesia, compiuta la grande rivoluzione industriale, tendeva invece a conservare per mezzo dello Stato e ad ampliare i propri privilegi, mentre il proletariato, ispiratosi agli ideali marxisti, tendeva a rovesciare il fragile equilibrio appena costituito.

A causa della diffusione di un grande senso d'insicurezza, si formarono pericolosi movimenti nazionali e fanatismi capaci di creare tensioni tra le varie potenze europee. L'Italia si affacciava al panorama mondiale come nuova potenza europea, con un'ascesa che sembrava culminare con l'accorta politica di Giolitti e con la spedizione libica del 1912. I pericolosi patriottismi hanno avuto origine dalla mancanza di ideologia che stava maturando in tutta l'Europa, ma soprattutto in Italia.

Italo Svevo (pseudonimo del triestino Ettore Schmits, 1861/1928) è rimasto solitario e appartato nella cultura letteraria del suo tempo. I suoi primi romanzi, "Una vita" del 1892 e "Senilità" del 1898, sono passati inosservati e solo il terzo romanzo, "La coscienza di Zeno", uscito nel 1923, dopo un silenzio di venticinque anni, ha segnato l'inizio della sua carriera di scrittore, che lo ha consacrato in tutte le biblioteche europee ancor prima di quelle italiane. Il suo riconoscimento in Italia è avvenuto successivamente per opera di Eugenio Montale.

I tre romanzi maggiori costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che approfondisce una tematica spirituale e che tende ad analizzare l'io umano e la coscienza. Sin dai primi romanzi traspare il modello dei personaggi creati dalla penna di Svevo: essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame interiore. Una caratteristica tipica del personaggio sveviano è l'assenza di qualità, che non lo fa vivere come gli altri, lo rende consapevole del proprio fallimento pratico e lo spinge verso una continua analisi di se stesso.

Questa tematica è approfondita ne "La coscienza di Zeno", il romanzo più maturo e originale di Svevo. Esso è concepito come una confessione psicanalitica del protagonista, un uomo mancato, che attraverso la confessione tenta, invano, di comprendere se stesso e di liberarsi della sua inerzia spirituale. Il declino del personaggio, ridotto a subire la vita con una sofferenza rassegnata, lucidamente consapevole di sé, della sua "malattia" e della sua sconfitta, ma incapace di lotta e di riscatto, riflette la crisi dell'uomo moderno, ovvero la scoperta del vuoto che egli avverte sotto le esteriori certezze, e l'angoscia per il suo fallimento.

Per questo l'opera di Svevo appare idealmente vicina a quella di Pirandello e di Joyce e testimonia la malattia dell'anima moderna, che deriva dal crollo dei valori cristiani e classici dell'uomo. Svevo è uno dei testimoni più importanti di questa crisi. La sua lucida analisi interiore, espressa in una prosa evocativa e analitica, si conclude con una visione pessimistica dell'uomo e con la sicurezza della sua sconfitta esistenziale.