Dottorando suicida a Palermo: gli avevano negato il posto

Di Andrea Maggiolo.

Norman Zarcone, 27 anni, si è lanciato dal settimo piano dell'ateneo. A dicembre Norman avrebbe terminato il dottorato di ricerca della durata di tre anni, che ha svolto fino a lunedì mattina senza alcuna borsa di studio. I docenti gli avevano già detto chiaramente che non avrebbe avuto un futuro nell'ateneo. "Sono sicuro che saranno favoriti i soliti raccomandati" dice il papà

Un giovane dottorando si è suicidato gettandosi dal settimo piano dell'Università di Palermo. Aveva saputo che per lui non c'era nessun futuro lavorativo nel mondo accademico.

Norman Zarcone, 27 anni, è morto sul colpo. E' stato un gesto meditato a lungo, preparato nei dettagli. Ha lasciato un biglietto per spiegare i motivi del tragico gesto: "La libertà di pensare è anche la libertà di morire. Mi attende una nuova scoperta anche se non potrò commentarla". Il taccuino del ragazzo sarà adesso consegnato al sostituto procuratore Sara Micucci, che ha aperto un'inchiesta.

Il papà del ragazzo, Claudio Zarcone, 55 anni, dipendente regionale in pensione, non riesce ad accettare che suo figlio, laureato a peini voti con lode in filosofia nel linguaggio, non ci sia più: "Norman era taciturno, negli ultimi giorni era più inquieto del solito, ma non pensavamo certo che potesse arrivare a tanto". Poi accusa. "Questo suicidio non è solo

frutto della depressione: è un omicidio di Stato"

A dicembre Norman avrebbe terminato il dottorato di ricerca della durata di tre anni, che ha svolto fino a lunedì mattina senza alcuna borsa di studio. I docenti gli avevano già detto chiaramente che non avrebbe avuto un futuro nell'ateneo. "Sono sicuro che saranno favoriti i soliti raccomandati" dice il papà.

Norman Zancone era fidanzato, voleva sposarsi, ma senza un lavoro non ha più intravisto la possibilità di costruirsi una vita. L'Unione degli Studenti è vicina al dolore della famiglia del ragazzo: "Siamo sgomenti che un giovane di 27 anni, laureato con 110 e lode, arrivi a motivare il proprio togliersi la vita con la mancanza di opportunità di impiego, di realizzazione delle proprie aspirazioni per cui ci si impegna all'interno delle università."

"La politica che ciancia di merito, di fuga dei cervelli e di disoccupazione giovanile, stia zitta una volta tanto e si interroghi - dicono gli studenti - su quanto sta succedendo ad un'intera generazione e le motivazioni per cui il dramma della precarietà materiale ed esistenziale porta a gesti simili".