Cosa pensa del no profit chi gia ci lavora

Di Marta Ferrucci.

Lavorare nel no profit è possibile grazie alla continua crescita del settore. Se volete lavorare in un'azienda diversa... ecco come fare

è una creazione di Marta Ferrucci

Nel 1998, in collaborazione con la Fondazione italiana per il volontariato (Fivol) e della Fondazione europea occupazione è stata realizzata una ricerca su come viene visto il settore del non profit dai giovani e da chi, in questo settore, ci lavora già da tempo: nuova tipologia di lavoro che regala forti soddisfazioni o lavoro precario, mal retribuito, che offre una bassa qualità dei servizi?

La ricerca ha interessato 200 organizzazioni, distribuite in 15 province italiane e con diversa natura giuridica (54 organizzazioni pubbliche, 17 private for profit, 123 non profit laiche e 34 non profit religiose). Per la raccolta delle informazioni sono stati predisposti quattro diversi questionari rivolti, rispettivamente, alle organizzazioni, ai lavoratori (per un totale di 2066 soggetti contattati), ai dirigenti (266 in totale) e ai volontari (724 complessivamente).
Dalla ricerca emerge innanzitutto che il non profit è un settore dei servizi sociali dinamico, anche grazie alla pluralità delle forme organizzative ed al consolidarsi di quelle più nuove. È in particolare nel Meridione, dove il settore dei servizi sociali è meno sviluppato, che le nuove organizzazioni non profit stanno contribuendo alla crescita dell'offerta e dell’occupazione. Il lavoro nel non profit, quindi, emerge dalla ricerca come tutt’altro che residuale; anche se i salari nelle ONG sono leggermente inferiori rispetto alle aziende for profit, il settore in generale, e le organizzazioni non profit laiche in particolare, sono in grado di attrarre lavoratori ad elevata qualificazione sia alla ricerca di lavoro, sia già occupati in altri settori. Nella maggioranza dei casi i lavoratori dei servizi sociali hanno scelto liberamente e in modo consapevole di occuparsi nelle organizzazioni in cui operano, soprattutto per motivi ideali. Si spiegano così i buoni livelli di soddisfazione dichiarati dalla maggioranza dei lavoratori intervistati.

Quindi, chi vuole lavorare in una ONG, può tranquillamente inviare il proprio c.v. candidandosi a ricoprire le posizioni che più gli si addicono, senza temere di impegnarsi in un lavoro precario. Anche se gli stipendi sono leggermente inferiori rispetto a posizioni analoghe in aziende for profit, gli obiettivi sociali perseguiti e le modalità di intervento nel sociale, compensano abbondantemente l'inconveniente.

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