"Non trovi lavoro? E' colpa di tua madre"

Di Tommaso Caldarelli.

La cultura del posto fisso e del contratto garantito impedisce di lavorare nelle aziende innovative

Ne abbiamo già parlato quando abbiamo intervistato la startupper romana Monica Archibugi: in estrema sintesi, non è del tutto vero che il lavoro, in Italia, non c'è. Sicuramente il momento è molto difficile ma stanno sorgendo nel nostro paese moltissimi impieghi di tipo innovativo, ad alta tecnologia e che possono dare tantissima soddisfazione professionale, crescita e responsabilità all'interno di nuove STARTUP, persino contratti a tempo indeterminato. A patto, però, di cambiare la nostra mentalità.

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IL LAVORO CHE C'E' - Su Solferino 28|Anni, il blog del Corriere della Sera destinato ai giovani e ai precari, parla Umberto Malesci, che è amministratore delegato di Fluidmesh, un'azienda che ha sede operativa a Milano anche se è finanziata grazie ad alcuni investitori americani e che si occupa di connettività, reti e servizi alle aziende in questo campo. Un'azienda che nello scorso anno ha cercato disperatamente di assumere, anche a tempo indeterminato, personale italiano, ma che non ci è riuscita. Nonostante i tantissimi colloqui l'azienda ha "mancato gli obiettivi di assunzione".

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INGLESE? - Il perché è presto detto: cercavano personale che parlasse le lingue straniere, anzi, per la precisione, "un commerciale in Italia che parlasse inglese sul serio"; e hanno così selezionato ben "30 persone a cui abbiamo fatto un colloquio lo scorso autunno". Tutte e 30 "avevano scritto sul cv Inglese ECCELLENTE. Tutti non hanno passato la selezione via telefono in inglese. Trenta colloqui da cinque minuti l’uno in inglese. Alla fine abbiamo trovato una ragazza irlandese che voleva trasferirsi in Italia perché il suo ragazzo è italiano". Insomma, tanto eccellente quest'inglese non era.

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TUTTA COLPA DI MAMMA - Ma non è finita: "E' la madre dei candidati neo-laureati il mio nemico". Malesci racconta la storia di Marco, ingegnere informatico neolaureato che ha rifiutato un contratto a tempo indeterminato come sviluppatore software nella sua azienda per accettare un contratto ben pià garantito presso una grande banca italiana: "Ogni volta che rifiutano una nostra offerta per scegliere un lavoro qualsiasi in una grande azienda che offre virtuale sicurezza e solidità, so che è la madre a averli convinti…a pranzo!", dice Malesci:" Quando il figlio racconta dell’amministratore delegato di trentadue anni e dell’intero team che non supera i 35 anni, tra poco alla madre cade la zuppiera con gli spaghetti in terra. “Ma non pensi che sia meglio prendere il lavoro che ti ha offerto il Monte dei Paschi? Una banca è sempre una banca".

CAMBIARE MENTALITA' - Insomma, il lavoro c'è, sopratutto in alcuni campi: secondo Malesci, ad esempio, in informatica, "non c'è limite agli sviluppatori di software necessari", non serve neanche "una laurea in informatica", basterebbe che chiunque, anche i laureati in Lettere, imparasse in qualche modo le basi della scrittura del software: questi sviluppatori, infatti, sono i nuovi artigiani, richiestissimi da aziende e imprese. Più di tutto, comunque, per trovare un lavoro bisogna cambiare mentalità, secondo Malesci. In effetti, la madre di Marco "crede nel posto fisso che ti porta alla pensione, nel lavoro come un dovere, un male necessario per pagare il mutuo e l’Imu. Io credo nel lavoro come opportunità di realizzazione personale, come strumento per cambiare il mondo e mi diverto in ufficio". Tutto sta, dunque, nel rifiutare questo modo di pensare e accettare le sfide di un lavoro dinamico e imprenditoriale.