Nichilismo: il significato da Foscolo a Nietzsche

Nichilismo: il significato da Foscolo a Nietzsche A cura di Chiara Colangelo.

Il Nichilismo: significato e definizione della dottrina filosofica con approfondimento sull'interpretazione in due autori come Nietzsche e Foscolo

1Che cos'è il Nichilismo?

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche
Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche — Fonte: getty-images

Nel linguaggio comune spesso ci capita di ascoltare dare del “nichilista” a qualcuno. Con questa etichetta usiamo infatti bollare una persona negativa, disfattista, che ama radere al suolo qualsiasi convinzione su cui si poggia l’esistenza e il comportamento dell’interlocutore. Ma da dove viene esattamente questo termine?
Etimologicamente deriva dal latino nihil (che significa “nulla”) ed è una dottrina filosofica ben specifica che nega che esistano dei valori, delle verità assolute, significativi. La vita si caratterizza come priva di senso, scopo, non c’è nessuna verità forte da ricercare, non ci sono obiettivi, certezze e valori oggettivi da raggiungere e su cui misurarsi. Così, dunque, si afferma che la morale è nient’altro che un prodotto arbitrario, convenzionale (cioè stabilito dall’uomo, senza nessuna caratteristica di necessità e assolutezza); o che non esiste nessuna realtà ultima (vera) da svelare; o che non è possibile nessuna forma di conoscenza e sapere che ci conduca alla certezza di qualcosa; non esistono divinità, destini precostituiti che possano determinare la nostra vita e quella di tutto ciò che ci circonda. I cosiddetti filosofi nichilisti hanno talvolta condiviso tutte insieme queste caratteristiche, altre volte ne hanno abbracciato unicamente un aspetto (nichilisti per quanto riguarda la morale, o la conoscenza ecc.).

Apparentemente il nichilista sembrerebbe molto vicino all’ateo, allo scettico o al semplice pessimista. Ciò che li differenzia è una forma di consapevolezza: il primo è convinto che la caduta dei valori e delle certezze è il prodotto di un processo storico, un lento ed inesorabile deterioramento, a cui l’uomo ha risposto abbracciando delle forme di disperazione o, al contrario, di ribellione totale.   

Il termine fu usato per la prima volta dal filosofo F. H. Jacobi nel 1799 ed ha poi caratterizzato il pensiero di intellettuali illustri. Per fare solo alcuni esempi: lo ritroviamo nello scrittore russo F. M. Dostoevskij, nella speculazione di A. Schopenhauer, sino ad arrivare alle teorizzazioni di alcuni filosofi esistenzialisti del ‘900 come M. Heidegger e J.-P. Sartre.
Tuttavia, un significato ampio, complesso e celebre della dottrina è stato offerto dal filosofo F. W. Nietzsche. A tal proposito, ci occuperemo ora di comparare il suo punto di vista con un’altra particolare forma di nichilismo: quella dello scrittore U. Foscolo.  

2Il nichilismo di Ugo Foscolo

2.1Il nichilismo di Jacopo Ortis

Uno dei più celebri romanzi scritti da Foscolo è, sicuramente, Ultime lettere di Jacopo Ortis. La trama è incentrata su Jacopo che, attraverso delle lettere inviate all’amico Lorenzo, ci narra le sue tragiche e drammatiche vicissitudini. Il protagonista è infatti un giovane patriota che, in seguito alla cessione di Venezia all’Austria da parte di Napoleone, per sfuggire alle persecuzioni politiche si rifugia sui colli Euganei (vicino Padova). Qui incontra Teresa, già promessa ad un altro uomo, e se ne innamora. Trafitto dal dolore Jacopo inizia un lungo pellegrinaggio sino a che, alla notizia del matrimonio dell’amata, decide di tornare in Veneto e di suicidarsi

Il romanzo Ultime lettere di Jacopo Ortis è un dramma individuale che prende corpo all’interno della profonda crisi politica provata dal protagonista. Jacopo vive la delusione dei suoi propositi rivoluzionari, la fine e il fallimento dei suoi ideali di libertà. Si rende conto che non ci sono vie d’uscita, prova un senso di spaesamento materiale (sente di non “avere una patria”) e ideale (nel vedere traditi i suoi ideali) che sfocia nell’unica alternativa possibile: la morte. La lettera di Jacopo in apertura del romanzo non lascia dubbi: 

Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure,e la nostra infamia… Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte.

Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis

Già da queste parole è evidente come tutte le speranze di Jacopo siano andate in frantumi: 

  • l’esercito napoleonico, oltre che aver abbandonato il Veneto e lungi dall’aver portato libertà, aveva prodotto in Italia asservimento, arbitrio, violazione di ogni diritto, sopraffazione, tirannide;
  • qualsiasi altra azione rivoluzionaria (contro lo stesso Napoleone) era insensata: avrebbe ripetuto gli stessi errori compiuti dalla Rivoluzione Francese ed avrebbe condotto ad un’altra forma di dittatura.

Ma gli approdi di Jacopo, attraverso la ricerca e il recupero di altri valori positivi, lasciano comunque aperto qualche timido spiraglio di superamento di questo profondo esito nichilista. La stessa lettera citata in precedenza si conclude infatti così: «Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da’pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de’ miei padri».
La morte del protagonista infatti, oltre che simboleggiare la vittoria del “nulla eterno” è vista anche come una forma illusoria di sopravvivenza (nella memoria degli altri e nel rimanere stabilmente in un luogo che si sente come la propria “patria”). 

2.2Il superamento del nichilismo: Dei Sepolcri

Statua di Ugo Foscolo sita nella Basilica di Santa Croce a Firenze
Statua di Ugo Foscolo sita nella Basilica di Santa Croce a Firenze — Fonte: ansa

Nell’opera Dei Sepolcri, Foscolo riprende alcune tematiche già presenti nell’Ortis e porta definitivamente a compimento quella riflessione che lo conduce a superare il nichilismo derivante dalle delusioni dell’Italia napoleonica. Il tema centrale dell’opera è, ancora una volta, la morte. Ora, l’illusione della sopravvivenza dopo la morte (che non è intesa quindi come il simbolo della fine di tutti i valori, della perdita complessiva di senso, del nulla) è garantita dall’esistenza della tomba.
Per Foscolo infatti intorno alla tomba:

  • l’esistenza del defunto viene salvata attraverso il suo ricordo da parte dei vivi;
  • si continuano a concentrare gli affetti familiari e si mantengono in piedi i valori fondamentali e le tradizioni di un popolo;
  • si tramandano la memoria di grandi uomini e dei gesti eroici di chi li aveva compiuti.

Foscolo giunge, infatti, alla conclusione che il ricordo dell’antica grandezza, contrapposto alla decadenza del presente, può fungere da imitazione. All’inutilità e ineluttabilità di qualsiasi azione materiale che sfocia nel suicidio (dell’Ortis), si contrappone nei Sepolcri la possibilità di un riscatto. Difatti la sopravvivenza dei valori positivi anche dopo la morte ridà all’uomo la fiducia nel suo agire e nel suo plasmare la storia.

La funzione di stimolo positivo delle tombe, inoltre, è incarnata ancora meglio nella parola poetica che, non soggetta al deterioramento materiale, può conservare in eterno il ricordo.

3Il nichilismo di Nietzsche

3.1Nietzsche: il "primo nichilista d'Europa"

Foto di Friedrich Nietzsche, il primo esponente del nichilismo in Europa
Foto di Friedrich Nietzsche, il primo esponente del nichilismo in Europa — Fonte: ansa

Il filosofo F.W. Nietzsche, nel corso della sua vita, compì una lunga riflessione sul nichilismo arrivandosi a definire come «il primo perfetto nichilista d’Europa, che però ha già vissuto in sé fino in fondo il nichilismo stesso – che lo ha dietro di sé, sotto di sé, fuori di sé».
Quando egli stesso si pose la domanda: «che cos’è il nichilismo?», si rispose: «manca il fine; manca la risposta al perché?....i valori supremi si svalorizzano».

Ma facciamo un passo indietro. Perché secondo il filosofo ad un certo punto della storia, e nello specifico nell’età moderna, l’uomo ha avvertito questo senso di spaesamento, disperazione, di perdita di certezze, di senso e di mancanza di solide verità a cui aggrapparsi?
Per rispondere a questa domanda Nietzsche richiama alla memoria tutte le illusioni che hanno caratterizzato la storia dell’uomo. Difatti, sin dai tempi antichi, gli individui si sono immaginati degli esseri trascendenti, hanno creato dei fini assoluti, hanno piegato la realtà a dei valori stabiliti dalla propria razionalità e dalle proprie aspettative. Hanno creato Dio, l’aldilà, un mondo dominato dall’ordine e si sono convinti che possa esistere una verità assoluta e dei supremi valori a cui affidarsi. Ma, sostiene Nietzsche, che tanto più l’uomo si è illuso, tanto più ora prova un senso di vuoto, di nulla nel rendersi conto che tutto ciò in cui credeva non esiste e che il mondo non si piega affatto ai suoi desideri. Subentra, dunque, la disperazione nichilista. Scrive il filosofo: 

Sta venendo il tempo in cui dovremo pagare di essere stati cristiani per due millenni; perdiamo il centro di gravità che ci faceva vivere – per un certo tempo non sapremo come cavarcela.

Friedrich Nietzsche

3.2Il nichilismo come fase intermedia

Ma secondo Nietzsche il nichilismo è solamente una fase intermedia, un ostacolo da superare in quanto l’uomo deve solo rendersi conto che non è il mondo a non avere senso, ma unicamente tutti quei significati che ritenevamo ad esso connaturati. «La domanda del nichilismo ‘a che scopo?’ procede dalla vecchia abitudine di vedere il fine come posto, dato, richiesto dall’esterno – cioè da qualche autorità sovrumana».
Ma come si supera dunque il nichilismo? È lo stesso Nietzsche a suggerircelo: «Si vorrebbe aggirare la necessità di avere una volontà, di volere uno scopo, il rischio di dare a se stessi un fine». L’uomo deve cioè riconoscere con coraggio il suo valore, la sua missione, che è quella di essere egli stesso il creatore di fini e significati. Davanti alla perdita delle antiche certezze l’uomo non ha più, quindi, il compito di trovare un senso già dato, ma quello di inventarlo.

Per Nietzsche esistono infatti due forme di nichilismo:

  1. un nichilismo incompleto: è caratterizzato dalla sostituzione delle vecchie certezze con nuovi ideali e verità simili ai precedenti. È il caso delle “fedi” politiche come il nazionalismo, il socialismo, l’anarchismo, o quelle scientifiche come il positivismo (con la sua esaltazione della scienza);
  2. un nichilismo completo: che, dopo la disillusione,  può condurre alla disperazione e al nulla oppure ad una reazione di distruzione totale di qualsiasi verità assoluta e credenza. Solo in questa seconda accezione, dunque, il nichilismo ha già in sé il germe del suo superamento.