Lo scorso mese di febbraio, quando il
presidente egiziano Hosni Mubarak, che governava da 30 anni, si è dimesso, la popolazione aveva festeggiato in piazza.
Il potere è passato nelle mani delle forze armate, ma ora, ad una settimana dalle
elezioni parlamentari che dovrebbero svolgersi il 28 novembre,
studenti, giovani e lavoratori sono tornati nelle piazze per protestare contro il
governo militare e chiedere alla giunta militare di abbandonare il potere. La manifestazione ha portato a
duri scontri con la polizia ed il bilancio delle vittime è molto grave:
si parla di almeno 18 morti e molti i feriti.

I disordini, scoppiati inizialmente in
piazza Tahrir al Cairo, sono iniziati nel momento in cui la polizia ha cercato di
fermare un sit-in di protesta contro la giunta militare. Il governo egiziano ha inizialmente parlato di "
una aggressione dei manifestanti alle forze di sicurezza". I manifestanti si erano accampati nella piazza egiziana per chiedere la
formazione di un governo civile, temendo che la giunta militare volesse tenere il potere. Un primo manifestante è stato colpito ed ucciso "
da colpi d'arma da fuoco sparati da uomini in borghese entrati in piazza da una strada secondaria".
La situazione è poi degenerata e la protesta si è allargata in altre città egiziane. Gli scontri tra polizia e protestanti si sono fatti più violenti.
I manifestanti hanno lanciato pietre contro la polizia, che ha risposto con il
lancio di lacrimogeni per disperdere la folla. La protesta era nata per "
una proposta di legge costituzionale che, se approvata, assegnerebbe all'esercito la piena autorità in materia di affari interni e bilancio". Nonostante le proteste,
il governo non si è dimesso ed ha confermato le elezioni della prossima settimana, dichiarando che "
quanto sta succedendo ora ha per obiettivo quello di far annullare le elezioni e di impedire la creazione delle istituzioni dello stato democratico. Il governo esprime pieno appoggio al ministro dell'Interno e ringrazia gli ufficiali per aver mantenuto saggezza durante gli incidenti". Il
Ministro della Cultura, Emad Abou Ghazi, ha però deciso di
dimettersi per protesta contro le violenze.
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