Il New Deal: II parte

Di Redazione Studenti.

Le risorse per studiare la complessa crisi che mise in ginocchio gli USA nel 1929 e che portò alla svolta politico-economica messa in atto dal presidente Roosevelt

Il programma di Roosevelt
Il programma rooseveltiano è il seguente: potenziamento dei lavori pubblici per favorire la diminuzione della disoccupazione; sostenere i prezzi agricoli per impedire l’ulteriore abbassamento del tenore di vita degli agricoltori; sviluppare e unificare le attività assistenziali; regolamentare i trasporti e i servizi pubblici; sottoporre al controllo governativo le banche e gli istituti finanziari; disciplinare i rapporti tra capitale e lavoro.

Per attuare il suo programma Roosevelt capovolge quello che era stato il precetto repubblicano basato sul minimo intervento dello Stato nella società civile, e chiede con energia un forte potere esecutivo. Già seguace di Wilson e governatore dello Stato di New York, Roosevelt istituisce un rapporto diretto con le masse: in questo senso si possono ricordare i famosi discorsi radiofonici rivolti alla nazione, passati alla storia come "i discorsi del caminetto". In breve, egli inaugura un nuovo rapporto tra Stato, industriali e forze lavoratrici.

Nei primi giorni del suo mandato presidenziale, i cosiddetti "cento giorni", l’amministrazione favorisce il rialzo dei prezzi per incrementare i profitti delle imprese e salvaguardare il pagamento dei debiti. Opera una politica deflazionistica per ridurre la circolazione monetaria; riduce le spese dell’amministrazione centrale e gli stipendi degli impiegati pubblici. A sostegno dell’agricoltura, nel maggio del 1933 è promulgato l’Agricoltural Adjustament Administration con il quale si regolamenta la produzione e si riduce il tasso di indebitamento.

Lo sviluppo delle opere pubbliche, capaci di limitare la forte disoccupazione, è affidata alla Federal Emergency Relief Administration organismo destinato a distribuire i finanziamenti pubblici. Anche la produzione industriale è riorganizzata con la National Industrial Recovery Administration, una legge per la regolamentazione dei prezzi, dei salari e degli orari di lavoro. Si garantisce, inoltre, l’attività sindacale dei lavoratori (legge Wagner, 1935).

Oltre al finanziamento delle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione viene creato il Works progress Administration e con funzioni analoghe il Public Works Administration.
Il New Deal di Roosevelt, in definitiva, segna la fine dell’idea della completa autonomia del capitale. L’intervento statale suffragato dalle nuove teorie economiche di Keynes, lungi dal risolvere completamente gli effetti devastanti della crisi, attenua la stessa e pone le basi per una nuova ristrutturazione capitalistica.

John Maynard Keynes
Il superamento della fase più acuta generata della crisi del 1929 afferma, attraverso la politica del New Deal, il nuovo ruolo dello Stato nella vita economica. Si afferma, cioè, il sodalizio organico tra grande capitale e direzione statale. La teorizzazione della funzione indispensabile dell'intervento pubblico nell'economia, ha il suo paladino nell'economista inglese John Maynard Keynes. Nel 1936 viene pubblicata la sua maggiore opera teorica: "Teoria generale dell'impiego, dell'interesse e della moneta".

L'economista individua nell'insufficiente capacità di consumo delle grandi masse i motivi reali della grande crisi. Conseguentemente, contrario alla compressione salariale, vede nell'innalzamento delle retribuzioni una ricetta per scongiurare i pericoli di un futuro crollo dell'economia. Anche i tassi di interesse operati dagli istituti di credito devono essere tenuti bassi per agevolare i prestiti alle imprese. Importante ancora l'investimento dei capitali industriali in attività produttive e non in speculazioni bancarie.

Il sistema di tassazione dei redditi e dei profitti da parte dello Stato avrebbe, poi, creato le condizioni per assicurare al potere esecutivo il ruolo di centro di coordinamento dell'economia nazionale. Il programma keynesiano, alla base del cosiddetto Welfare State (in opposizione alla ricetta ultraliberista del Laissez-faire), è adottato nel New Deal rooseveltiano e in parte da alcuni governi europei, come quelli inglese e francese.
Prevede il superamento del Gold-standard (valutazione della moneta in rapporto alla quantità di riserve auree) attraverso un sistema di collaborazione e di scambi internazionali che faccia riferimento alle reali capacità economiche di ciascun paese.

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