Nascita e ascesa del Fascismo | Video

Di Redazione Studenti.

Questo video sulla nascita e asccesa del fascismo ti spiegherà quali sono le caratteristiche del regime totalitario nato in Italia e i punti in comune con gli altri regimi del XX secolo

In comune questi regimi hanno

- il culto della personalità che identifica nel capo il dominatore assoluto
- un esasperato richiamo nazionalista e un’idea delle relazioni internazionali fondata sulla forza
- la pretesa di dominare in modo "totale" la società

Il regime fascista in Italia, il regime nazista in Germania e il regime -di opposta matrice ideologica e sociale- sovietico in URSS possiedono alcuni tratti comuni che li allontanano dai regimi autoritari di tipo tradizionale e ne fanno moderne forme di potere assoluto tipiche della "società di massa".

Elementi nuovi sono la repressione di ogni forma di dissenso da un lato, e l'organizzazione del consenso dall'altra.

Un potente e diffuso apparato poliziesco, la repressione dell'opposizione politica, i tribunali e le legislazioni speciali assicurano ai regimi totalitari l'emarginazione ed il soffocamento di ogni voce contraria. Parallelamente sviluppano un'opera di mobilitazione delle masse sfruttando la radio, il cinema e la stampa.

Vengono utilizzate forme collettive di riconoscimento come divise, distintivi, cerimonie e adunate e la diffusione di miti e di parole d'ordine fanno presa sugli istinti irrazionali e utopistici delle masse, soprattutto dei giovani.

In Italia la nascita del Fascismo è facilitata da particolari condizioni sociali, politiche ed economiche tra cui:

-L'insoddisfazione di vasti strati di opinione pubblica per i risultati della conferenza della pace che deludevano le speranze di ingrandimenti territoriali e coloniali
- il peggioramento delle condizioni economiche di vasti strati delle classi medie, gravate dal carico fiscale
- la contrazione del commercio, il carovita e la disoccupazione
- la lotta per la conquista della terra delle masse rurali
- e l' inquietudine della grande borghesia industriale e agraria di fronte alle agitazioni sociali.

Il Fascismo nasce come movimento e non ha inizialmente un grande successo ma si rafforza con la marcia su Fiume voluta da D'Annunzio e prese impulso dopo il fallimento dell'occupazione delle fabbriche del settembre 1920, che segnò l'inizio della parabola discendente del socialismo.

Di questo vuoto politico seppe approfittare abilmente il fascismo, che assunse il ruolo di salvatore del paese dal bolscevismo; sorse così e si estese l'azione delle “squadre” che miravano, con le loro “spedizioni punitive”, a scompaginare le organizzazioni politiche ed economiche di socialisti e popolari, tra il favore dei ceti agrari e industriali e la passività delle forze dello Stato.

Giolitti, dominato dall'illusione di poter riassorbire il fascismo nello Stato liberale come vent'anni prima gli era riuscito con i socialisti, diede un tacito appoggio all'attività delle squadre fasciste, permettendo al movimento di Mussolini di estendere la sua influenza. Nelle elezioni del maggio 1921 i fascisti, oltre a due deputati eletti in quanto tali, ebbero circa trenta deputati eletti nelle liste del blocco governativo.

Nel congresso di Roma del 1921 il movimento, che contava ormai 300.000 iscritti, si trasforma in partito, accantonando le antiche pregiudiziali repubblicane e anticlericali, caratterizzandosi come difensore dell'ordine e dandosi una più precisa fisionomia ideologica e una più disciplinata base organizzativa. Il nuovo partito si pose espressamente l'obiettivo della conquista dello Stato, favorito dalla crisi profonda delle istituzioni liberali, dal succedersi di governi deboli e impotenti e dalla divisione delle sinistre.

Il 28 ottobre 1922 i fascisti marciano su Roma.
Ma nonostante questa manifestazione di forza Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio presentatogli da Facta ed, anzi, decise di affidare proprio a Mussolini il compito di formare il nuovo governo.

Dal punto di vista delle forme giuridiche entro le quali si organizzò il regime fascista sono da distinguere due periodi: prima e dopo il gennaio 1925.

Nella prima fase non ci fu un'aperta rottura rivoluzionaria con il passato; il primo ministero Mussolini fu infatti un ministero di coalizione anche se di fatto già mirava ad instaurare regime totalitario: nel paese continuarono le violenze contro gli oppositori; nel gennaio del 1923 le camicie nere furono trasformate in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), e il parlamento concesse pieni poteri a Mussolini che se ne servì per preparare la legge elettorale maggioritaria del 1923, che attribuiva i due terzi dei seggi della camera alla lista di maggioranza relativa.

Le elezioni del 6 aprile 1924, svoltesi in un clima di pressione, diedero alla lista fascista il 64% dei voti.

Matteotti denunciò pubblicamente le illegalità fasciste e proprio per questo fu rapito e assassinato nel giugno del 1924 da un gruppo di squadristi. Questo fatto produsse una violenta reazione morale, e i deputati delle opposizioni abbandonarono i lavori della camera, dando luogo al così detto “Aventino” che si voleva denunciare le violazioni della costituzione. Mussolini si assunse la responsabilità storica e politica dell'accaduto ed abbandonò la tattica della collaborazione con i fiancheggiatori, incamminandosi sulla via della dittatura e del regime totalitario.

L'organizzazione dello Stato fascista sul piano legislativo avvenne nel 1925-1926 e fu completata nei due anni seguenti. Si sciolsero partiti e sindacati, fu abolita la libertà di stampa e di riunione, fu creato un tribunale speciale per la difesa dello stato.
Con la legge del 24 dicembre 1925 fu introdotta la figura del capo del governo distinto dal ministero, non più responsabile di fronte al parlamento e revocabile soltanto dal sovrano. I poteri legislativi ed esecutivi passarono di fatto a Mussolini, capo del governo e capo del fascismo, con il concorso del Gran consiglio.

A partire dal 1926 il Fascismo attua una politica economica deflazionistica che favorì l'acceleramento dell'industrializzazione. Si persegue l'autarchia, ovvero si tenta di rendere autosufficiente l'economia italiana attraverso il potenziamento della produzione interna e si accentua il dirigismo economico con la nascita delle corporazioni. Dal punto di vista religioso si conclude il processo di conciliazione tra Stato e chiesa con i patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929.

La politica estera, determinata in larghissima misura dalla volontà personale di Mussolini, fu ispirata soprattutto dal motivo della potenza e del prestigio della nazione.

L'avvento del nazionalsocialismo in Germania, una volta superata la crisi nei rapporti italo-tedeschi provocata dalla politica annessionistica del nazismo nei confronti dell'Austria, contribuì ad accentuare gli aspetti espansionistici del fascismo, che passò così alla conquista dell'Etiopia, all'intervento in Spagna in appoggio al franchismo, all'“Asse Roma- Berlino”, all' occupazione dell'Albania e al “patto d'Acciaio” con la Germania. Si arrivò così, nel giugno del 1940, all'intervento dell'Italia nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania hitleriana.