La nascita di Venere di Sandro Botticelli: descrizione e analisi

La nascita di Venere di Sandro Botticelli: descrizione e analisi A cura di Sonia Cappellini.

Nascita di Venere di Sandro Botticelli: analisi e descrizione dell'opera corredata da immagini del dipinto e informazioni su committente e data di esecuzione

1Introduzione alla Nascita di Venere

La veneranda, la bella dall’aureo serto, Afrodite
io canterò, che tutte le cime di Cipro marina
protegge, ove la furia di Zefiro ch’umido spira
la trasportò, sui flutti del mare ch’eterno risuona,
sopra la morbida spuma. L’accolser con animo lieto
l’Ore dai veli d’oro, le cinsero vesti immortali:
la fronte sua divina velaron d’un aureo serto,
bello, d’egregia fattura: nei lobi forati, alle orecchie
un fior, nell’oricalco foggiato, e nell’oro fulgente:
d’intorno al sen, che argento sembrava, ed al morbido collo,
monili tutti d’oro poi cinsero, quali esse stesse
l’Ore dai veli d’oro si cingono, allor che a le danze
muovono dilettose dei Numi, e alla casa del padre.
Or, poi che l’ebbero tutte le membra adornate, ai Celesti
l’addussero; e i Celesti ben lieti l’accolsero, e ognuno
la man le porse, ognuno chiedeva legittima sposa
condurla in casa propria: tal fu lo stupore di tutti,
vedendo Citerèa, che cinto ha di mammole il crine.
Salve, o più dolce del miele, dagli occhi brillanti: concedi
che in questo agone io m’abbia vittoria; ed onora il mio canto.
Io mi ricorderò d’esaltarti in un’altra canzone.                   
Omero, Inno ad Afrodite    

Queste le parole con cui Omero canta la leggiadra dea della bellezza e dell’amore. Ventidue secoli dopo lo stesso canto risuona tra le linee e i colori del capolavoro pittorico di Sandro Botticelli.   

"Nascita di Venere" di Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi, Firenze
"Nascita di Venere" di Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi, Firenze — Fonte: ansa

2Analisi della Nascita di Venere

Nella Nascita di Venere di Botticelli, la dea appare in tutta la sua grazia. È a figura intera, al centro del dipinto, nuda, con la pelle d’avorio e il corpo attraversato da ombre appena accennate. La mano destra appoggiata al seno con gesto pudìco, la mano sinistra sul pube trattiene una ciocca dei capelli lunghissimi mossi dal vento. La testa leggermente reclinata, l’espressione del volto dolce e mite.
In equilibrio è posta sul bordo di una conchiglia che la conduce fino all’approdo sull’isola di Cipro.
Nella stessa figura coesistono moto e quiete: al corpo statuario e alla posa stante fanno da contrappunto i capelli che ondeggiano in mille ciocche dorate, la delicata conchiglia che si muove spinta dal vento e dalle onde diventa un solido appoggio sotto ai suoi piedi.
Il contrasto con il verde e l’azzurro dello sfondo esalta la sua apparizione.

Dettagli dei venti nella lato sinistro del dipinto "Nascita di Venere" di Botticelli
Dettagli dei venti nella lato sinistro del dipinto "Nascita di Venere" di Botticelli — Fonte: ansa

Nell’angolo a sinistra due venti dalle sembianze umane volano allacciati l’uno all’altra, le ali spiegate e i pochi panneggi ondeggianti. Soffiano con forza verso la dea lasciandoci intuire la direzione del moto. Sono Zefiro e Aura, un vento fresco e fecondo che si lascia abbracciare da uno tiepido e avvolgente.
Il moto che parte da queste due figure si manifesta nell’increspatura sottile delle onde e nel vortice di fiori che li circonda.   

Figura dell'Ora della primavera sulla destra del dipinto
Figura dell'Ora della primavera sulla destra del dipinto — Fonte: ansa

A destra, sulla costa frastagliata dell’isola accorre l’Ora della primavera.
Il suo vestito chiaro, trapuntato di fiordalisi, è stretto in vita da un ramo di rosa. Il mantello rosso che porge alla dea è decorato con primule e rametti di mirto e si gonfia per effetto del soffio che giunge dal lato opposto.     

La composizione semplice esalta la sacralità della figura. Un evento miracoloso si è da poco compiuto, la spuma del mare, fecondata dal seme di Urano, ha generato una nuova dea e lei ora si manifesta al mondo.
La disposizione simmetrica richiama visivamente scene cristologiche come quella del battesimo e anche se l’accostamento può oggi sembrare blasfemo così certamente non doveva apparire nel momento più alto del Rinascimento fiorentino.   

3Datazione della Nascita di Venere

Quando, esattamente, Sandro Botticelli ha eseguito l’opera? Per molto tempo si è creduto che il dipinto fosse stato realizzato insieme al suo compagno La Primavera intorno al 1478, prima cioè che il pittore si recasse a Roma per lavorare alla Cappella Sistina. Oggi si propende invece per lo spostamento in avanti della datazione, tra il 1482 e il 1485, cioè al ritorno da Roma.

Questa valutazione si basa sia su dati tecnici che su dati stilistici. La Nascita di Venere infatti, contrariamente alla consuetudine dell’epoca è stata dipinta su tela, una tecnica poco praticata a Firenze che Botticelli ha forse potuto apprendere nel suo soggiorno fuori dalla Toscana.
Il dipinto mostra inoltre un diminuito interesse per la spazialità e la prospettiva, così come un uso meno accentuato del chiaroscuro, primi segni di quel profondo cambiamento in senso spirituale che interesserà l’artista nella sua fase matura.

4Collocazione della Nascita di Venere

Ritratto di Giorgio Vasari
Ritratto di Giorgio Vasari — Fonte: ansa

Nel 1550 Giorgio Vasari vede l’opera nella villa di Castello, una bellissima tenuta medicea nella campagna fiorentina. I registri che annotano i beni contenuti nella villa, redatti all’inizio del XVI secolo, però non riportano nessuna indicazione relativa a quest’opera (che si tratti di una svista? Molto poco probabile!). È quindi lecito supporre che il dipinto si trovasse in origine in uno dei palazzi cittadini di proprietà dei Medici, nell’isolato della via Larga.
Vale la pena riportare il passo di Vasari anche perché è lui a dare al quadro il nome con cui oggi tutti lo conosciamo.
«Ne’ medesimi tempi del Magnifico Lorenzo de’ Medici, che fu veramente per le persone d’ingegno un secol d’oro, fiorì ancora Alessandro, chiamato all’uso nostro Sandro […] in casa Medici a Lorenzo lavorò molte cose […]. Per la città in diverse case fece tondi di sua mano e femmine ignude assai, delle quali oggi ancora a Castello, villa del duca Cosimo, sono due quadri figurati: l’uno Venere che nasce, e quelle aure e venti, che la fanno venire in terra con gli amori, e così un’altra Venere che le grazie la fioriscono, dinotando la Primavera; le quali da lui con grazia si veggono espresse».  

Nel XVII secolo i dipinti sono infine trasferiti nella Galleria degli Uffizi, museo voluto e realizzato da Francesco I de’ Medici nel 1581, nel bellissimo palazzo progettato dallo stesso Vasari.   

5La committenza della Nascita di Venere

È fatto noto che Sandro Botticelli sia un artista legato all’ambiente mediceo fin dalla sua formazione. Lo stesso ambiente dove intorno al banchiere-poeta Lorenzo il Magnifico fiorisce la cultura neoplatonica. Lo stesso ambiente che accoglie filosofi come Marsilio Ficino e poeti come Angelo Poliziano.

Meno nota è invece l’esistenza, accanto al ramo nobile della famiglia, di un ramo “popolano”. A questo secondo ramo appartiene un altro Lorenzo, cugino di secondo grado del più celebre Magnifico, che ha la sfortuna di perdere i genitori in giovane età ma al tempo stesso la fortuna di essere adottato dal proprio insigne cugino, maggiore di lui di quattordici anni.
Lorenzino il popolano, a dispetto del suo soprannome, riceve quindi una perfetta educazione umanistica e cresce coltivando l’amore per le lettere, la musica, l’arte e gli studi classici.
È lui, un popolano per la verità assai raffinato, il committente della Venere che nasce e dell’altra Venere "che dinota Primavera". A lui infatti appartiene la villa di Castello, ricevuta in eredità dal nonno paterno, ed è lì che si trasferisce, insieme ai pezzi più preziosi della sua collezione, quando i rapporti tra lui e l’omonimo Magnifico si incrinano.

6Fonti letterarie e fonti figurative

Abbiamo già visto come la composizione botticelliana si ispiri ad un antichissimo componimento poetico. Esiste però un’ascendenza ancora più stretta con un’opera letteraria coeva: Le stanze per la Giostra di Poliziano, il poema scritto per celebrare la vittoria in un torneo del giovane Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico.
Protagonista è lo stesso Giuliano che a causa di Amore deve affrontare una serie di prove. Una parte del primo libro si sofferma a descrivere le meraviglie del palazzo di Afrodite a Cipro, tra cui alcuni bassorilievi che narrano la nascita della dea:

«Nel tempestoso Egeo in grembo a Teti
Si vede il fusto genitale accolto
Sotto diverso volger di pianeti
Errar per l’onda in bianca schiuma avvolto;
E dentro nata in atti vaghi e lieti
Una donzella non con uman volto,
Da zefiri lascivi spinta a proda
Gir sopra un nicchio, e par ch’el ciel ne goda.

Vera la schiuma e vero il mar diresti,
E vero il nicchio e ver soffiar di venti:
La dea negli occhi folgorar vedresti,
E ‘l ciel ridergli attorno e gli elementi:
L’Ore premer l’arena in bianche vesti;
L’Aura incresparle e’ crin distesi e lenti:
Non una non diversa esser lor faccia,
Come par che a sorelle ben confaccia.

Giurar potresti che dall’onde uscisse
La dea premendo con la destra il crino,
Con l’altra il dolce pomo ricoprisse;
E stampata dal piè sacro e divino,
D’erbe e di fior la rena si vestisse;
poi con sembiante lieto e peregrino
dalle tre ninfe in grembo fosse accolta,
E di stellato vestimento involta».  

Copia in marmo di Afrodite Cnidia dello scultore greco Prassitele, IV secolo a.C.
Copia in marmo di Afrodite Cnidia dello scultore greco Prassitele, IV secolo a.C. — Fonte: ansa

Se quindi il colto ambiente mediceo, con questi versi, fornisce al pittore un sicuro riferimento iconografico, altrettanto importante è quello che gli offre attraverso la collezione di disegni e statue antiche ospitata nelle stanze e nei giardini di palazzo Medici.
È qui che Botticelli ha senza dubbio approfondito i sui studi sull’arte antica. La sua Venere ci appare infatti come una colta e raffinata rielaborazione di modelli scultorei come l’Afrodite Cnidia di Prassitele, il primo scultore dell’antichità a trattare il nudo femminile con grazia e naturalezza, a riempire di umanità i corpi e volti delle dee immortali.