Per musica si indica un'arte che ha per oggetto la combinazione dei suoni allo scopo di produrre un suono che possegga bellezza o interesse. Scopri di più sulla musica

Storicamente la maggior parte degli uomini ha sempre riconosciuto il concetto di musica e, in generale, si è trovata d’accordo nello stabilire se un determinato suono fosse musicale o meno. Esistono però alcune zone di confine indefinite tra la musica e altri fenomeni acustici, e le varie culture hanno opinioni diverse sulla musicalità di uno stesso suono. E così una semplice cantilena tribale o una composizione creata da un computer possono essere o meno accettati come musica dai membri di un dato gruppo.
Per capire veramente il significato della musica, non basta esaminare il suono musicale in sé, ma occorre prendere in esame anche i concetti che portano alla sua esistenza, le forme e le funzioni specifiche che assume nelle singole culture e l’attività umana che produce il suono.

In un sistema musicale possono esistere vari strati, distinti dal grado di competenza, dal livello sociale e dalla modalità di trasmissione, che si possono raggruppare in tre strati fondamentali: la musica d’arte o colta, composta ed eseguita da professionisti; la musica popolare o folclorica, per la maggioranza della popolazione, in particolare quella rurale; la musica leggera, eseguita da professionisti, diffusa attraverso i mass media, i dischi e i film, e consumata dalla del pubblico urbano.
Semplificando al massimo, la musica si può definire come la giustapposizione di due elementi: altezza e durata, cioè melodia e ritmo. L’unità minima di organizzazione musicale è la nota: un suono che possiede una data altezza e una specifica durata. La musica dunque consiste nella combinazione di singole note che si presentano in successione o simultaneamente o in entrambe le forme contemporaneamente.

In un sistema musicale la creazione di una melodia comporta la scelta di note tra una serie prestabilita, denominata scala. La scala della musica occidentale del XVIII e XIX secolo è la scala cromatica, rappresentata dalla tastiera del pianoforte con le sue ottave di 12 note equidistanti. Gran parte della musica occidentale si basa anche sulle scale diatoniche: scale che hanno 7 note in ogni ottava, come i tasti bianchi del pianoforte. Nelle scale diatoniche e in quelle pentatoniche, quelle cioè con 5 note per ottava, corrispondenti ai tasti neri del pianoforte, le note non sono equidistanti. La gestione del tempo nella musica è espressa da concetti come la durata delle note e i rapporti tra esse, i gradi di relativa accentuazione delle diverse note e il ritmo.
La maggior parte della musica occidentale è costruita entro una struttura metrica, di battute cioè che ricorrono con regolarità. Questa struttura può essere esplicita, come nel tempo battuto dalla grancassa nelle marce, o implicita, come nella musica sinfonica o strumentale. Grande importanza ha anche l’organizzazione dei suoni prodotti simultaneamente. Due o più voci che cantano insieme possono essere percepite come fonti sonore che producono melodie indipendenti ma collegate; oppure può essere messa in rilievo la relazione tra i singoli elementi di un gruppo di note simultanee o la progressione nel tempo di tali gruppi.

Il timbro, ossia la qualità del suono, è l’elemento musicale che distingue le caratteristiche sonore dei vari strumenti musicali, come delle voci umane.
Ovunque la musica è usata per accompagnare altre attività, come, ad esempio, la danza. Inoltre, benché non tutti i canti presentino parole dotate di senso, il legame tra musica e poesia è così intimo che molti credono a un’origine comune, agli albori dell’umanità, di linguaggio e musica. La musica quindi costituisce una componente importante delle funzioni religiose, dei riti civili, del teatro e di ogni genere di intrattenimento.