I moti del 1848 - Il riassunto della Primavera dei popoli in Italia e nel resto d’Europa

Di Elisa Chiarlitti.

Riassunto dei moti del 1848 in Italia e in Europa e mappa concettuale per memorizzare tutti gli avvenimenti

COSA SONO I MOTI DEL 1848? - I moti del 1830-31 non soddisfecero le aspettative dei popoli Europei coinvolti nella ricerca di governi giusti e democratici, di fatto, le conquiste ottenute con lotte e ribellioni, furono ben presto accantonate per far spazio ai soliti sistemi di governo autoritario. Nonostante le aspettative di libertà e indipendenza fossero state disattese, il popolo continuò a sperare e a organizzarsi al meglio per ottenere ciò che riteneva giusto: le nuove rivendicazioni di libertà scoppiarono in tutta Europa nel 1848. Riassunti e temi svolti: iscriviti al gruppo su Fb

I MOTI DEL 1848 - Mappa concettuale

RIASSUNTO DEI MOTI DEL 1848 - Questi nuovi moti, rispetto i precedenti, ebbero una carica maggiore poiché maggiori, erano le necessità della popolazione: non si richiedeva una libertà solo politica, ma anche un’uguaglianza sociale ed economica tenuto conto che la crisi economica del 1846 aveva inciso enormemente nel divario sociale tra le classi, il quale divenne insostenibile per la fascia più umile di cittadini di tutta Europa.

Riassunto dei moti rivoluzionari del 1830-31

LA RIVOLTA SICILIANA - Il via ufficiale ai nuovi moti di rivoluzione in Italia e in Europa, fu dato dal Regno delle Due Sicilie il 12 gennaio 1848. Le contestazioni furono rivolte alla monarchia Borbone, ormai tutti i sudditi del Regno, dai nobili ai proletari, mal sopportavano l’egemonia del monarca Ferdinando II di Borbone e il suo governo oppressivo. La caratteristica innovativa di questa rivolta fu l’organizzazione che non fu condotta in maniera silenziosa e segreta, ma, al contrario, si mostrò attraverso migliaia di volantini distribuiti tra la popolazione e chiari e ampi manifesti in tutta Palermo, città fulcro della rivolta.

Riassunto dettagliato dei moti del 1848

L’insurrezione ebbe buon esito in tutto il Regno, tanto da far decadere la monarchia il 23 gennaio e costituire il 25 marzo un nuovo governo con a capo Ruggero Settimo. Il 10 Giugno del 1848 la Sicilia diventò Stato di Sicilia, un governo costituzionale. Il nuovo governo chiese a Ferdinando Alberto Amedeo di Savoia di essere il Re del nuovo Stato di Sicilia, ma questi rifiutò l’onore e il neonato Stato per lungo tempo, cercherà invano un nuovo Re. La mancanza di protezione da parte di un nuovo Re, e alcuni scontri al suo interno, porteranno il governo siciliano al progressivo indebolimento politico, che comportò una maggiore vulnerabilità che ben presto fu sfruttata da Ferdinando II per riconquistare l’isola. Nel Settembre 1848 iniziarono i bombardamenti sulle città siciliane Messina e Catania in primis. Il 14 maggio 1849 la Sicilia tornò sotto il controllo dei Borbone.

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REGNO DI SARDEGNA E PIEMONTE - La notizia dei moti siciliani e della successiva caduta dei Borbone mise in allerta ogni territorio italiano. Seguendo l’esempio siciliano, la borghesia e l’aristocrazia del Regno Sardo-Piemontese, spinto dalle stesse necessità polico-sociali dei fratelli siciliani, richiesero al proprio Re nuove riforme volte a una maggiore considerazione dei diritti dei sudditi del Regno. Il 4 marzo 1848, il Re Carlo Alberto concesse ai suoi sudditi lo Statuto albertino, un documento redatto in quattordici punti che, a oggi, è considerato una delle prime costituzioni brevi della storia.

FRANCIA: LA CAMPAGNA DEI BANCHETTI - Nel febbraio 1848 in Francia, fu condotta una protesta contro il Re Luigi Filippo D’Orleans attraverso dei banchetti in cui era manifestato lo scontento per la linea politica di quest’ultimo e dei suoi stretti collaboratori. Inizialmente, il Re non si curò di questa singolare protesta, in seguito però, ostacolò l’ultimo banchetto programmato per il 22 Febbraio 1848. In questa data il Re ordinò alla Guardia Nazionale, di ostacolare in qualunque modo il raduno, tuttavia, gli organizzatori della manifestazione e i numerosi parigini che erano intervenuti, si ribellarono al Re rivendicando il diritto di potersi aggregare. Gli uomini della Guardia Nazionale riconobbero giusta la causa dei manifestanti e piuttosto che disperderli, sfilarono con loro appoggiando la rivolta. Il 24 Febbraio il Re fuggì da Parigi, la sera stessa fu designato un governo provvisorio con a capo il liberale Lamartine. Il nuovo governo attuò come prime disposizioni: l’impossibilità della pena di morte per crimini politici; l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi; e decretò, inoltre, la creazione di un’Assemblea Costituente eletta dal popolo con il sistema del suffragio universale maschile.

STATO VATICANO - Le rivolte interne interessarono anche il territorio apparentemente sereno sotto il governo papale. Lo scontento per le proprie condizioni da parte dei sudditi del Papa crebbe ogni giorno di più, e per evitare qualsiasi tipo di manifestazione pubblica di malcontento, Pio IX concesse il 14 marzo 1848 lo Statuto fondamentale pel Governo Temporale degli Stati di Santa Chiesa, in cui concedeva alcune grandi riforme come il governo da parte di uomini laici dei Comuni del territorio Vaticano, lo scioglimento dei tribunali speciali come la Santa Inquisizione e la libertà di stampa. Queste concessioni saranno abrogate nel 1850 dallo stesso Papa.

Sintesi della Rivoluzione Impero Asburgico

IMPERO ASBURGICO - Durante la seconda metà del 1848, la situazione in Europa continuò ad aggravarsi, la consistente crisi economica attraversò ogni Nazione e amplificò i moti di rivoluzione anche negli Stati con governi solidi politicamente: l’Impero Asburgico fu uno di questi. Il 13 marzo 1848 scoppiò la rivoluzione a Vienna con la successiva caduta di Metternich, e lo sviluppo dei moti in tutto l’Impero. Il 25 Aprile l’Imperatore Ferdinando I dovette concedere alcune riforme come la libertà di stampa e la promessa di una Costituzione, agli Stati sottomessi all’Impero Ungheria, e Croazia fu concessa maggiore indipendenza dal governo di Vienna. Nonostante le evidenti aperture liberali da parte dell’Imperatore, a Vienna il 15 Maggio scoppiò una nuova ribellione che costrinse Ferdinando I a scappare. Durante l’assenza dell’Imperatore fu eletta a suffragio universale un’Assemblea Nazionale Costituente. In Ottobre Ferdinando I abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe il quale, nel 1849 sciolse l’Assemblea, concesse una Costituzione non totalmente liberale, e concesse la nascita di una nuova assemblea eletta a suffragio censito e con poteri molto limitati. In Marzo Boemia, Slovacchia, e Ungheria insorsero in cerca di maggiore libertà da Vienna, l’Imperatore avviò alcune riforme ma il capo della rivoluzione ungherese Kossuth ormai, puntava all’indipendenza totale, che l’Imperatore non concesse, dando così il via a una sanguinosa guerra. Il 13 agosto 1849 l’Imperatore sconfisse definitivamente gli insorti.

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LE CINQUE GIORNATE DI MILANO: LE PRIME FORME DI PROTESTA - Le notizie dei vari moti in tutta Europa viaggiarono veloci di Paese in Paese e le concessioni ottenute da alcune popolazioni spinsero sempre più cittadini a unirsi ed esigere nuove forme di governo e di garanzie sociali, la città di Milano ne fu l’esempio più vigoroso. La caduta di Metternich, le concessioni di Papa Pio IX, e le rivolte in Ungheria, spinse i milanesi a insorgere contro l’Impero Asburgico per ottenere l’indipendenza. Le prime forme di protesta furono particolari come lo Sciopero del Tabacco dei primi giorni del Gennaio 1848 che si propose di colpire l’Impero dal punto di vista economico, tale iniziativa però produsse solo un’ondata di violenza inaudita, molti furono, infatti, i milanesi malmenati per le strade e costretti a bere e fumare dai soldati al comando del capitano Radetzky.

Schema sui moti del 1848

BATTAGLA TRA IL POPOLO MILANESE E L'ESERCITO AUSTRIACO - Il 18 marzo 1848 il popolo milanese si riversò per le strade nella prima vera manifestazione pubblica contro l’Impero Asburgico, uomini e donne si diressero al palazzo del Governatore con l’intento di richiedere alcune riforme volte a una maggiore libertà per la Lombardia: si richiesero dei provvedimenti a favore della libertà di stampa, la nascita di una Guardia Civica e l’abrogazione delle leggi maggiormente repressive per l’individualità. In breve tempo, la manifestazione ordinata e pacifica si trasformò in una battaglia tra la popolazione e l’esercito austriaco, il quale si chiuse all’interno del Castello Sforzesco per organizzare le truppe e rispondere ai disordini. Il giorno successivo le strade della città furono invase da numerosissime barricate costruite dai milanesi per combattere l’esercito nemico.

Riassunto degli avvenimenti del 1848 in Europa e in Italia

CONSIGLIO DI GUERRA - Il 20 marzo 1848 la popolazione si organizzò: nacque il Consiglio di Guerra costituito da: Cernuschi, Terzaghi, Clerici, Cattaneo; pochi giorni dopo (22 Marzo), nacque il Governo Provvisorio presieduto da Casati. Gli scontri tra le due fazioni ben presto arrivarono a una situazione di stallo: le truppe dell’Imperatore occupavano tutti i palazzi e i domini importanti strategicamente, gli insorti invece, erano fermamente nascosti nelle barricate in strada, il generale Radetzky prese in mano la situazione e inviò una proposta di armistizio alla controparte, ma il Consiglio di Guerra rifiutò di concedere la tregua. Casati rifiutò l’armistizio poiché silenziosamente stava contrattando con Carlo Alberto di Savoia la propria discesa in campo a favore dei milanesi. Il Re acconsentì a intervenire con il proprio esercito contro l’Austria, ma a fronte della firma di un documento ufficiale in cui fosse specificato che il proprio coinvolgimento fosse solo la risposta a un’esplicita richiesta d’aiuto.

LA VITTORIA DEI MILANESI - Il 22 marzo 1848 la popolazione insorta riuscì a espugnare alcuni dei palazzi occupati dagli Austriaci, così ebbe inizio la ritirata di Radetzky. Contemporaneamente il documento richiesto da Carlo Alberto fu siglato dal Consiglio di Guerra e inviato al Re stanziato a Novara insieme al suo esercito pronto a intervenire in battaglia. Il 23 marzo 1848 cessarono i combattimenti, gli insorti ottennero il controllo della città. In quello stesso giorno, le truppe di Carlo Alberto si diressero verso Milano, il Regno di Sardegna aveva dichiaratamente mosso guerra all’Impero Asburgico.

Sintesi della Seconda e Terza guerra d'Indipendenza

PRIMA GUERRA D'INDIPENDENZA ITALIANA - L’entrata in guerra dell’esercito del Regno di Sardegna significò per gli insorti milanesi la reale possibilità di poter divenire finalmente indipendenti dal dominio straniero. La campagna militare di Carlo Alberto si rivelò vincente nei primi scontri, successivamente però, vi fu un ribaltamento della situazione: la lentezza nell’organizzazione delle truppe al servizio del Re di Sardegna diede maggiore spazio alle tattiche austriache e in breve tempo, Carlo Alberto si dovette sedere al tavolo delle trattative per ottenere un armistizio con l’avversario, facendo così morire ogni speranza riposta in lui dai ribelli. Carlo Alberto subito dopo aver richiesto le condizioni dell’armistizio all’Austria abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II il quale firmò un primo trattato di pace, chiamato l’Armistizio di Vignale (24 marzo 1849), in cui si concedeva all’Impero Asburgico l’occupazione militare dei territori della Lomellina e Alessandria. A questo trattato seguì la firma ufficiale della pace tra Austria e Regno di Sardegna denominata Pace di Milano del 6 agosto 1849, la quale sancirà la chiusura di ogni ostilità tra le due fazioni.