Apartheid (in lingua afrikaans; separazione). Una parola che
nessuno in Sudafrica potrà mai
dimenticare. Per apartheid si intende la politica di
segregazione razziale nei confronti della popolazione di colore attuata dal governo di etnia bianca del paese dal
1954 al
1990. Una convenzione delle Nazioni Unite negli anni settanta definiva l'apartheid "crimine internazionale", e poi fu anche inserito nella lista dei crimini contro l'umanità. E' difficile comprendere appieno il vortice di ingiustizia in cui precipitò il Sudafrica.
L'80% della
popolazione sudafricana era costituita da
neri e meticci, mentre i bianchi si dividevano in coloni di origine inglese e afrikaner. Furono proprio gli
afrikaner i principali sostenitori della politica razzista di apartheid. Già a partire dal 1923 alcuni elementi di segregazione razziale erano entrati a far parte della vita in Sudafrica, ma solo dal
1939, mentre il mondo si preparava a vivere l'infinita
tragedia della seconda guerra mondiale, le cose mutarono radicalmente.
Un gruppo di afrikaner, ispirandosi al
nazismo, progettò nel dettaglio l'
apartheid. La giustificazione apertamente razzista del progetto era "dare ai vari gruppi razziali la possibilità di condurre il proprio sviluppo sociale in armonia con le proprie tradizioni". La
vita per la popolazione nera sudafricana divenne
impossibile.
Dal 1948 le leggi proibirono i
matrimoni tra bianchi e neri e imposero una
registrazione in base alla razza per ogni cittadino. L'ingresso in determinati
quartieri era vietato ai non-bianchi. L'accesso all'
istruzione per i neri diventò un percorso pieno di ostacoli: potevano andare solo in scuole agricole speciali.
Fontane, sale d'attesa, marciapiedi: tutti gli spazi pubblici dovevano essere divisi per bianchi e neri. I neri furono privati di ogni
diritto politico e civile e per muoversi nelle zone abitate dai bianchi dovevano avere
passaporti speciali. I
negozi erano tenuti a servire tutti i clienti bianchi prima dei clienti di colore.

La popolazione nera venne confinata nei
bantustan, veri e propri
ghetti. L'African National Congress (
ANC), l'organizzazione politica di riferimento dei neri, dal 1960 fu dichiarata
fuorilegge. Una vita da incubo, in cui i neri non solo non potevano in alcun modo sperare di raggiungere gli stessi livelli dei bianchi, ma erano anche sottoposti di continuo alla possibilità del
carcere, dell'internamento, della
violenza da parte di un'autorità che agiva senza controlli e con i più ampi poteri.
Il crescente
dissenso internazionale verso l'apartheid portò all'inevitabile interruzione di finanziamenti e a pesanti sanzioni economiche contro il Sudafrica. Schiacciato tra l'ostracismo internazionale (nel
1974 il Sudafrica venne
sospeso dall'ONU ed escluso dalle Olimpiadi) e la crescente pressione della popolazione nera, il National Party degli afrikaner trasformò il Paese in un
bunker: esercito, polizia e servizi di sicurezza si muovevano impunemente con poteri illimitati.
La violenza aumentò, e per decenni l'
ala armata dell'ANC portò avanti una lotta sotterranea. Il regime dell'apartheid iniziò a vacillare. Soltanto nel
1990 l'incubo finì, con la liberazione del leader nero più popolare. Dopo
27 anni di carcere fu liberato
Nelson Mandela, l'icona del movimento anti-apartheid. Il
Sudafrica aveva
voltato pagina.