Cerchi lavoro? Il CV non basta più: serve originalità

Di Barbara Leone.

Secondo una recente ricerca inglese, per farsi notare dalle aziende bisogna unire il proprio talento ad un pò di spudoratezza ed internet offre molti modi per far conoscere le proprie potenzialità

PER TROVARE LAVORO SERVE ORIGINALITA' - Se state cercando lavoro e vi affidate soltanto al classico curriculum vitae, aggiornatevi! Nei tempi di internet, il vecchio CV non basta più per trovare un'occupazione e bisogna essere più originali per farsi notare dalle aziende.

I consigli, rivolti a neolaureati o a disoccupati alle prese con gli annunci di lavoro, arrivano dal quotidiano inglese The Guardian, che ha condotto una ricerca tra gli esperti del settore per scoprire i modi più originali e più utili che i candidati possono mettere in pratica per trovare lavoro. Il risultato? Prima di tutto bisogna "saper unire talento professionale e spudoratezza", rendendo il CV più accattivante ed adattandolo al tipo di lavoro per il quale ci si candida, come riporta il quotidiano La Repubblica: Arruffianalo. A partire dalla forma, giocando con i caratteri e con i colori a seconda dell'azienda a cui ti vuoi rivolgere.

primi-passi-cercare-lavoroAd esempio, meglio un curriculum più serio se si cerca un posto in banca o più creativo se ci si propone per un'agenzia pubblicitaria. Conviene comunque inserire nel CV solo la verità, come afferma sulla Repubblica Paolo Citterio, presidente dell'Associazione direttori del personale: "I bluff durano poco: quello che serve è un po' di maestria per evidenziare le proprie caratteristiche in funzione di ciò che sta a cuore alle aziende. Ad esempio, bisogna sapere che i datori di lavoro puntano sempre più sulla rapidità dei candidati. Il voto finale conta poco, l'importante è essersi laureati in tempi debiti. E poi, certo, il futuro è Internet. L'importante è essere sui siti specializzati".

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COME FARE PER TROVARE LAVORO - Ma al tradizionale curriculum bisogna affiancare anche altri espedienti per farsi notare e "vendersi al meglio": restare in contatto (o riallacciare i rapporti) con vecchi compagni dell'università, che magari hanno fatto carriera e possono aiutarvi a trovare un'occupazione; scrivere un blog facendo conoscere le vostre potenzialità; andare in palestra per imparare a manifestare una maggiore sicurezza o affidarsi al semplice passaparola (chi non ha mai avuto un amico che vi ha dato indicazioni su una particolare azienda che stava facendo colloqui per nuove assunzioni?). In Italia il passaparola è spesso determinante: il 25% dei candidati hanno trovato lavoro così.

In linea generale, comunque, internet può essere una fonte inesauribile di opportunità lavorative. Avere un blog o un sito è infatti considerato un ottimo modo per farsi conoscere e far vedere il proprio talento in un determinato campo, come sostiene la ricerca inglese: "L'importante è essere nella rete giusta, perché più che la qualità delle nostre competenze conta chi le conosce". Secondo una indagine condotta in 30 paesi del mondo dall'agenzia di lavoro Kelly Services, il 33% dei candidati cercano un'occupazione tramite i social network (a questo proposito, però, conviene togliere dalla propria pagina tutte le informazioni o le foto che potrebbero essere controproducenti!).

In Italia la percentuale è ancora un po' bassa: si parla solo del 18%. Ma internet sta diventando sempre di più un modo per mettere in mostra le proprie potenzialità. E conviene anche stare attenti a ciò che si scrive sui social network: "Non far capire su Internet quanto odi la tua ex. Anche perché magari possono assumere lei". Vietato parlare male anche dei precedenti datori di lavoro: il 20% dei direttori del personale "cerca informazioni sui social network" per selezionare i candidati, facendo particolare attenzione a "commenti di discriminazione razziale ed insulti nei confronti dei precedenti datori di lavoro".

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Ultimi consigli? Sapersi accontentare, almeno all'inizio, come dichiara Andrea Cammelli, direttore del consorzio universitario di Almalaurea: "Accettate lavori a tempo e poco qualificati al massimo per un anno e mezzo". La ricerca inglese consiglia di "appostarsi davanti al luogo di lavoro, per studiare abitudini e vestiti dei futuri colleghi", ma secondo Giovanni Buttitta, direttore delle relazioni esterne della società Terna, "l'aspetto motivazionale è sempre più importante, ma è meglio evitare finzioni grottesche, perché a selezionare i candidati ci sono degli psicologi e se ne accorgono subito. Quanto al look, basta non esagerare ed evitare di presentarsi ai colloqui in pantaloncini".