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Da lettere e filosofia al mondo del lavoro

Le buone ragioni per iscriversi a lettere e filosofia sono innumerevoli. Studiare una disciplina umanistica permette di coltivare una passione, di indagare la natura più interiore dell'essere umano, di affinare la propria sensibilità. Ma..

di Studenti Magazine 10 maggio 2007
Ma quale studente, affrontando un tomo di centinaia di pagine necessarie a passare un esame rognoso, non ha mai temuto nemmeno per un attimo che quello sforzo mnemonico non sarebbe stato degnamente ricompensato? Esisterà uno studente di lettere e filosofia che non abbia mai avuto un momento di incertezza sul proprio futuro lavorativo? Che arrivato alla laurea triennale non abbia avuto qualche imbarazzo nell'enumerare le competenze acquisite direttamente spendibili sul mondo del lavoro?

Si potrebbe obiettare che il tempo passato sui libri non è mai sprecato. Che la cultura rende la vita più ricca e profonda. Tenendo però presente che la ricerca di un'occupazione è un passaggio obbligato per tutti. Uno studente universitario consegue la laurea magistrale a 24 anni, età in cui nel resto d'Europa il distacco dal nucleo famigliare avviene in media molto prima, spesso già alla fine delle superiori. Intanto l'Università cosa fa per accelerare il nostro svezzamento? Quanto ci aiuta a trovare un impiego in cui possano tornare utili le conoscenze che abbiamo acquisito in cinque anni?

 

Laboratori: prendere appunti a testa china
La facoltà di lettere e filosofia ha istituito laboratori che attribuiscono due o tre crediti formativi. Pensati per spezzare la monotonia delle lezioni frontali e dare agli studenti, riuniti in gruppi meno numerosi, maggiori possibilità di coinvolgimento e messa in pratica delle nozioni acquisite. Sono dedicati al giornalismo, alla traduzione, all'editoria, alla ricerca bibliografica, cioè a quegli ambiti  che le guide dello studente presentano come possibili approdi professionali.

Le impressioni degli studenti sono varie. Se alcuni esultano per la possibilità di produrre finalmente un lavoro personale e di esporlo davanti alla classe, altri sono delusi per l'impostazione troppo cattedratica delle lezioni e l'insensatezza dell'esamino finale.

Ci sono poi alcuni corsi nei quali l'abitudine invalsa nelle Università europee di lasciare uno spazio consistente alle relazioni degli studenti sta lentamente affermandosi. Accumulare nozioni di cultura umanistica senza imparare a trasmetterle per via scritta o orale rende più difficile l'inserimento in molti ambiti lavorativi, come l'insegnamento.

Silsis: insegnare è una scelta così bizzarra?
Aspettando che il nuovo governo riformi la fisionomia e l'organizzazione di questa officina di insegnanti, alcune stranezze saltano subito agli occhi. Le informazioni in proposito sono difficili da rintracciare e si diffondono con il passaparola. Come se per uno studente di lettere fare l'insegnante fosse una rara stravaganza. Ma ciò che lascia esterrefatti è che chi vuole accedere alla Silsis deve spesso modificare il suo piano di studi.

Elisa di filosofia: “Trovare informazioni sulla Silsis è un'impresa ardua, io sono al primo anno della specialistica di filosofia e ho scoperto dopo lunghe ricerche che se voglio insegnare storia e filosofia nei licei devo utilizzare tutti i miei crediti liberi per conseguire altri 18 crediti di storia”.

Marco di lettere classiche: “per accedere alla classe del latino e del greco devo occupare tutti i miei crediti liberi, sostituire un esame e sostenerne un altro fuori piano (arrivando a 309 crediti totali). È curioso che non ci sia nemmeno un curriculum di lettere classiche modellato sui requisiti richiesti dalla Silsis”.

Stages: toccare il lavoro con mano
L'Università gestisce l'organizzazione di stage di durata variabile presso enti o aziende,  che cercano con frequenza anche laureati in discipline umanistiche. Immettendo i propri dati al sito www.unimi.it/enti_imprese/9078.htm è possibile tenere d'occhio le numerose opportunità di farsi le ossa nel mondo del lavoro. Esperienze che possono essere significative e gratificanti, come quella di Sabrina di beni culturali: “ho lavorato tre mesi in una casa di produzione cinematografica. È stato bellissimo”.

È importante ricordare che gli stage non sono remunerati, benché talvolta possano essere lunghi e impegnativi. Cinzia di filosofia: “ho lavorato nove mesi in una ditta di marketing, otto ore al giorno. Ora però devo finire gli esami e non so ancora se mi verranno riconosciuti i crediti”. Sono in tanti a lamentare le lungaggini burocratiche attraverso cui bisogna passare per cominciare uno stage e per farsi riconoscere le ore di lavoro dall'Università. La trafila da seguire prevede che ci si metta in contatto, nell'ordine, con uno dei docenti di riferimento del proprio corso di laurea, con il tutor dell'azienda e infine con l'ufficio formazione permanente e stage, in cui è necessario sottoscrive tra l'altro un'assicurazione.

Annunci e banche dati: "squilla il telefono"
Nella ricerca di un lavoro i laureati possono avvalersi dei servizi offerti dal COSP (Centro per l'Orientamento allo Studio e alle Professioni). Il proprio curriculum aggiornato, grazie alla banca dati V.U.L.C.A.N.O, è messo a disposizione delle aziende alla ricerca di laureati nel proprio settore. Vengono inoltre fornite consulenze sulle possibili figure professionali a cui può addirsi anche il più astratto curriculum umanistico.

Dottorato: quando il proprio post è in università
Non tutti indirizzano la ricerca di un posto di lavoro all'esterno dell'Università. Ci sono quelli che, come Giuseppe, in Università hanno intenzione di rimanerci, per dedicarsi alla ricerca nella propria disciplina. “Io sono appassionato di letteratura italiana fin dai tempi del liceo, quando passavo gli intervalli in biblioteca a scartabellare tra le opere del Petrarca o dell'Angiolieri. So bene che la borsa di un dottorando non permette una completa autonomia e non offre certezze a lungo termine, ma in fondo chi sceglie una facoltà umanistica sa già in partenza che trovare un'occupazione non sarà una passeggiata. Dispiace semmai che il mondo degli studenti e quello della ricerca siano oggi inspiegabilmente ma anche forzatamente tenuti separati e l'Università dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità. Quando sento il mio professore parlare dei suoi seminari con Getto penso che una tale sintonia non si potrà mai più ricreare nel nostro sistema universitario”. Un dottorato all'estero? “L'italianistica in Italia è ancora abbastanza forte. Però, chissà che un domani...”

Già, la fuga di cervelli continua inesorabile. Per fermarla ci vogliono insegnamenti più pratici. E laureati ansiosi di dimostrare che le facoltà umanistiche aiutano ad ampliare i propri orizzonti.

Articolo tratto dall'8° numero di Studenti Magazine

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Commenti

mary giovedì, 20 settembre 2007

Trovare lavoro

bell'articolo, ma forse un tantino concentrato sui modi di ricerca passiva del lavoro, oggi un po' superati e inefficaci. Ci sono anche i metodi attivi, lo spirito di iniziativa, la capacità di autonomia e di autodeterminazione, la creatività, tutte qualità che i laureati umanistici hanno da vendere, e che oggi risultano determinanti per l'ingresso nel mondo del lavoro. Per me lo sono state e sono fiera dei miei studi filosofici, quelli che tutti contestavano perché "non davano sbocchi". In bocca al lupo a tutti i letterati e i filosofi :)!!!!

www.110elode.net

n° 1
fabio martedì, 15 maggio 2012

R: Trovare lavoro

e che lavoro hai fatto?

cecio martedì, 15 maggio 2012

R: R: Trovare lavoro

> e che lavoro hai fatto?

...dopo 5 (C-I-N-Q-U-E) anni tornerà a risponderti di sicuro...

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