Metello di Vasco Pratolini: trama e analisi

Metello di Vasco Pratolini: trama e analisi A cura di Daniel Raffini.

Metello di Vasco Pratolini: trama, analisi e stile del celebre romanzo dell'autore, con tanto di annotazioni su genesi dell'opera e storia editoriale

1Introduzione a "Metello" di Pratolini

Vasco Pratolini è un autore spesso dimenticato della nostra letteratura. Eppure egli fu un intellettuale di spicco, vicino al Neorealismo e grande interprete della realtà italiana. Metello, oltre ad essere uno dei suoi romanzi più famosi, è la prova di questa sua attenzione alla storia e alla società italiana. Pratolini apparteneva alla classe popolare fiorentina e solo con molti sforzi e sacrifici riuscì a diventare uno scrittore. Per questo motivo nei suoi romanzi, e in Metello in modo particolare, egli ci mostra attraverso le storie dei suoi personaggi le battaglie portate avanti dal mondo popolare e operaio per ritagliarsi un posto all’interno della nuova Italia nata dall’Unità. 

2L'autore

  • 1913. Nasce a Firenze da una famiglia di ceto popolare. Da giovane fece molti lavori, coltivando accanto ad essi l’amore per la letteratura e per la scrittura.
  • 1935-36. Si ammala di tubercolosi e viene ricoverato in sanatorio.
  • 1937. Comincia a collaborare con la rivista «Letteratura», diretta da Alessandro Bonsanti, dove pubblica anche il primo racconto: Prima vita di Sapienza.
  • 1938. Fonda con Alfonso Gatto la rivista «Campo di Marte».
  • 1939. Dopo la soppressione di «Campo di Marte» si trasferisce a Roma, dove lavora al ministero dell’Educazione Nazionale. Partecipa alla Resistenza.
  • 1947. Pubblica Cronache di poveri amanti.
  • 1948. Si trasferisce a Napoli, dove resterà fino al 1951, dove insegna all’istituto statale d’arte.
  • 1949. Pubblica Le ragazze di Sanfrediano.
  • Anni 40-50. Lavora anche come sceneggiatore per il cinema.
  • 1955. Pubblicazione di Metello.
  • 1991. Muore a Roma.

3Genesi e storia editoriale

Il romanzo, scritto nei primi anni 50, viene pubblicato per la prima volta nel 1955 e nello stesso anno ottiene il prestigioso Premio Viareggio, che ne determina il successo.
Metello è il primo volume della trilogia Una storia italiana, nella quale Pratolini si propone di raccontare le vicende dell’Italia dall’Unità fino al presente. Il secondo volume della trilogia è il romanzo Lo scialo, pubblicato nel 1960, mentre l’ultima parte è Allegoria e derisione, uscito nel 1966. 

4La trama

Operaio al lavoro all'interno de la "Fabbrica Italiana Proiettili"
Operaio al lavoro all'interno de la "Fabbrica Italiana Proiettili" — Fonte: ansa

Metello Salani è un orfano (la madre muore di parto e il padre in un incidente di lavoro) che viene affidato a una famiglia di contadini di Rincine, nei pressi di Firenze. Ma alle soglie dell’adolescenza del ragazzo la famiglia è costretta a emigrare in Belgio. Metello dovrebbe restare a lavorare per il fattore, ma preferisce fuggire a Firenze. Qui entra negli ambienti lavorativi ancora quindicenne, lavorando come scaricatore al mercato.

Gli altri lavoratori si rivelano ostili nei suoi confronti, ma Metello conosce l’anarchico Berto, che si dimostra ben disposto verso di lui, lo ospita a casa sua, gli insegna a leggere e a scrivere e lo aiuta a imparare il mestiere del muratore. Berto è dunque una figura paterna, colui che veramente inizia Metello al mondo e gli fornisce quelle conoscenze e quei valori che Metello porterà con sé per tutta la vita. Berto sparirà all’improvviso una notte e non si avranno più notizie di lui. 

Metello viene assunto dall’impresa edile Badolati. Nell’ambiente di lavoro Metello entra anche in contatto con la politica grazie ai colleghi, venendo iniziato al socialismo e alla lotta di classe. Nello stesso periodo scopre anche l’amore ad opera della vedova Viola, più grande di lui, donna emancipata.

Ma la vita di Metello subisce a questo punto un’altra brusca inversione di rotta. Il ragazzo deve infatti partire per Napoli per il servizio militare. Una volta finito il militare Metello torna a Firenze e cerca senza successo di reinserirsi nel mondo del lavoro, ma, dopo una manifestazione in piazza durante i moti del 1898, viene arrestato. Interviene a questo punto un'altra donna, Ersilia, dal temperamento forte e deciso, che diventerà il grande amore di Metello e madre di suo figlio.

Dopo l’arresto Metello riesce a tornare a lavorare presso l’impresa Badolati. In questo periodo Metello di iscrive al Partito Socialista e a Firenze diventa uno dei protagonisti della lotta compiuta dagli operai per acquisire diritti sul lavoro. La lunga lotta, che comporterà molti sacrifici per Metello e per i suoi compagni, si conclude con la vittoria dei lavoratori

4.1Eventi principali

  • Metello è un orfano che cresce in una famiglia di contadini.
  • La partenza della famiglia adottiva lo spinge a trasferirsi a Firenze.
  • A Firenze incontra Berto, che gli fa da figura paterna, e inizia a lavorare come muratore.
  • Va a fare il militare a Napoli, dove viene arrestato.
  • Torna a Firenze.
  • Conosce Ersilia, con cui avrà un figlio.
  • Lotta insieme agli altri operai per i diritti sul lavoro.

Il pane del povero è duro, e non è giusto dire che dove c'è poca roba c'è poco pensiero. Al contrario. Stare a questo mondo è una fatica, soprattutto saperci stare.

Vasco Pratolini, Metello

5Romanzo storico e romanzo di formazione

Il modello che segue la storia di Metello è quello del romanzo di formazione, in cui il giovane protagonista supera gli ostacoli che la vita gli pone. Il romanzo Metello ci racconta la storia della graduale maturazione del protagonista. All’inizio del romanzo Metello è un ragazzo sperduto, ma l’equilibrio dell’ordine iniziale, causato dalla decisione di trasferirsi in città, determina l’inizio della graduale trasformazione di Metello in un uomo e in un lavoratore, che allarga i propri orizzonti e lotta per i propri diritti.
La classe sociale di cui Metello entra a far parte, quella dei lavoratori operai, detta anche proletariato urbano, non è quella di coloro che non riescono a sopravvivere. Essi infatti hanno un lavoro, che gli permette di sopravvivere seppur in condizioni di ristrettezza. Metello inoltre scopre l’importanza del saper scrivere e dell’avere una certa istruzione.  

Manifestazione degli operai romani
Manifestazione degli operai romani — Fonte: ansa

Un punto importante sembra essere la descrizione nel romanzo di molte morti sul lavoro, attraverso le quali Pratolini voleva sensibilizzare i lettori sul problema della sicurezza sul lavoro che era all’epoca molto attuale.
Attraverso questo romanzo Pratolini mette in scena la nascita della classe operaia, le sue caratteristiche e i suoi problemi. Metello rappresenta la nascita di una coscienza di classe, del fatto di appartenere a un gruppo di persone. Lo capiamo quando l’Ing. Badolati gli offre un ruolo di comando, ma lui lo rifiuta per non tradire il legame di solidarietà e fiducia che lo lega ai suoi compagni. Nonostante questo Metello non è un eroe, è semplicemente un uomo che si sente parte di qualcosa e proprio per questo non può essere considerato un eroe solitario. 

Attraverso le vicende di un personaggio Pratolini ci racconta un periodo storico, la formazione di Metello è la formazione dell’Italia e della classe operaia. Le lotte di Metello sono le lotte di classe che incendiarono l’Italia tra 800 e 900. Ed ecco allora che il romanzo di formazione viene a coincidere e sovrapporsi al romanzo storico, quello in cui l’autore descrive un determinato momento storico.  Questo intento è evidente dall’inserimento del romanzo all’interno della trilogia Una storia italiana che, come abbiamo detto, aveva proprio lo scopo di narrare le vicende della storia italiana a partire dall’unità. 

6Lingua e stile

Il problema principale che Pratolini dovette affrontare dal punto di vista della lingua e dello stile è quello di come far parlare e dare voce agli operai e alla classe popolare primonovecentesca. L’autore risolve questo dilemma adottando una costruzione delle frasi abbastanza semplice e lineare, che imita il discorso parlato. A questo si unisce la presenza di alcune voci dialettali fiorentine, soprattutto nei dialoghi dei personaggi. Ma il dialetto risulta sempre sottoposto a una rielaborazione letteraria, che lo riconduce all’italiano. In questo modo Pratolini risolve il problema di conferire spontaneità e naturalezza alla lingua e allo stesso tempo di mantenere un livello letterario e comprensibile da qualsiasi parlante italiano. Dal punto di vista del tono della narrazione Pratolini unisce in modo impeccabile momenti realistici, raccontati nelle narrazioni degli eventi storici, a momenti lirici, incentrati sulla figura e sui pensieri del protagonista.