La Metafisica di Aristotele

La Metafisica di Aristotele A cura di Chiara Colangelo.

La Metafisica di Aristotele: riassunto e concetti fondamentali di una delle opere più importanti dell'autore greco e della filosofia intera

1Aristotele: vita e opere

1.1Principali eventi biografici

La scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio situato ai Musei Vaticani nel cui centro sono raffigurati Platone e Aristotele
La scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio situato ai Musei Vaticani nel cui centro sono raffigurati Platone e Aristotele — Fonte: ansa

Aristotele nacque a Stagìra nel 384 a. C.: il padre Nicomaco era medico alla corte di Macedonia. Nel 367 si trasferì ad Atene e iniziò a frequentare l’Accademia, dove rimase fino alla morte di Platone (348). Abbandonata la scuola platonica per contrasti con i maestri successivi – e forse perché lui stesso ambiva ad assumerne la guida – si trasferì prima ad Asso, poi a Mitilene e, infine, in Macedonia (342): lì divenne precettore del figlio del re Filippo, il futuro Alessandro Magno. Tornò ad Atene nel 335 e fondò una propria scuola, il Liceo. Alla morte di Alessandro Magno (323), Aristotele fu costretto a fuggire da Atene a causa delle sue simpatie per il sovrano macedone. Si rifugiò in Calcide, e lì morì di malattia nel 322.  

1.2Le opere e la partizione delle scienze

Aristotele dedicò una parte dei suoi scritti alla pubblicazione (scritti essoterici) e una parte all’uso interno alla scuola, sotto forma di appunti di lezione (scritti esoterici o acroamatici): i primi sono andati interamente perduti, salvo qualche breve frammento; i secondi sono invece stati in gran parte conservati. La sistemazione attuale di questi scritti non fu quasi mai stabilita di Aristotele, bensì dai suoi editori che raggrupparono le sue opere in base alla somiglianza dei temi trattati in esse: i temi abbracciano tutti i campi del sapere, e non solo la filosofia in senso stretto. 

Per comprendere quali siano, in generale, gli argomenti affrontati, basta ricordare la suddivisione delle scienze operata da Aristotele stesso: le scienze teoretiche sono finalizzate a conoscere la realtà per il puro amore di conoscere e sono metafisica, fisica e matematica; le scienze pratiche hanno lo scopo di guidare le azioni sia del singolo essere umano (etica), sia degli esseri umani associati fra di loro (politica); le scienze produttive o poietiche sono dirette alla conoscenza tecnica di come produrre qualcosa (oggetti artistici ecc.). A queste si deve aggiungere la logica, che non ha un oggetto specifico, ma studia i procedimenti generali del ragionamento, mediante i quali si conosce qualcosa, ed è perciò uno strumento per tutte le altre scienze. 

2La Metafisica

I 14 libri che indichiamo con il nome di Metafisica non furono scritti da Aristotele con l’idea di comporre un’opera unitaria, né erano indicati da lui con il titolo attuale: secondo un aneddoto tradizionale, Metafisica deriverebbe dal fatto che l’editore Andronìco di Rodi li sistemò ‘metà tà physicà’, che in greco significa ‘dopo i libri sulla Fisica’. Ma la fortuna del titolo risiede nella sua capacità di descrivere l’argomento dei testi a cui si riferisce: i libri della Metafisica riguardano ciò che è ‘dopo (e oltre) la fisica’ – cioè al di là degli oggetti di cui abbiamo esperienza quotidiana – in due sensi diversi: 

  • nel senso che cercano le nozioni che si possono applicare a tutti gli oggetti esistenti, al di là delle differenze che intercorrono fra gli uni e gli altri (con particolare attenzione alla nozione di ‘sostanza’, di cui parleremo fra poco);
  • nel senso che si impegnano a descrivere ciò che è al di sopra degli oggetti che percepiamo comunemente, e da cui l’esistenza di questi oggetti dipende (si tratta di una specie di ‘teologia’, ma questo termine ha un significato molto diverso da quello a cui siamo abituati).  

2.1La scienza dell’essere in quanto essere

Ritratto di Aristotele
Ritratto di Aristotele — Fonte: getty-images

La definizione più ampia che si può dare della Metafisica è quella di scienza che studia l’essere in quanto essere. Con questa formula si deve intendere che essa studia l’insieme di tutte le cose che esistono (=l’essere), cercando di stabilire gli aspetti comuni a tutte, e non concentrandosi su una realtà particolare: per esempio, la fisica studia l’essere (cioè le realtà) in movimento, la matematica studia l’essere come quantità; ma perché diciamo che tanto gli oggetti della fisica quanto quelli della matematica rientrano nell’essere? Qual è l’aspetto che le accomuna? 

2.2L’essere come sostanza

Aristotele dice che “l’essere si dice in molti modi”, ma la categoria a cui si possono ricondurre tutti i significati è quella di sostanza. Si dice sostanza ciascuna delle cose che si possa indicare come “questo qui”, puntando l’indice contro qualcosa di concreto e individuale. Per esempio, è sostanza questo singolo uomo (Socrate, Mario ecc.), questa pietra, questa statua e così via. Per Aristotele ogni sostanza individuale, nel mondo sensibile, è composta di forma e materia: la statua è fatta di bronzo o marmo (=materia) ma ha anche una determinata struttura (=forma); lo stesso marmo può essere impiegato per raffigurare una dea oppure un pugile, e anche se restasse un blocco inutilizzato avrebbe comunque una certa forma. Lo stesso vale per gli esseri viventi, che sono fatti di carne e ossa (=materia) ma sono organizzati in maniera tale che possano svolgere certe funzioni, come vedere, camminare, ricordare e così via (=forma).

Materia e forma possono essere pensate come distinte ma nella realtà sono sempre inscindibili: Aristotele dice che ogni sostanza è un sinolo, cioè un tutt’uno indivisibile di materia e forma.
Tutto ciò che esiste ma non è sostanza, è tuttavia comprensibile solo in relazione alla sostanza: in particolare, quelli che Aristotele chiama ‘accidenti’ – ossia gli attributi come bianco, grande; e i predicati come essere padre di, correre, stare seduto e così via – non possono esistere se non sono riferiti ad una sostanza specifica.  

2.3La critica ai Presocratici e alle idee di Platone

Questa teoria potrebbe forse apparire banale se non venisse letta non solo come il pensiero originale di Aristotele, ma anche come reazione polemica alle teorie dei filosofi precedenti. Insistendo sulla sostanza come sinolo di materia e forma, egli si oppone a due particolari correnti di pensiero: 

  • aggiungendo la forma alla materia, si oppone alle teorie dei Presocratici, che avevano cercato di spiegare l’intera realtà riferendosi ad uno o più elementi materiali da cui derivano tutti gli altri (secondo alcuni l’acqua, secondo altri l’aria, il fuoco o ancora i semi, gli atomi ecc.). Aristotele ritiene che la materia sia una condizione necessaria delle cose che esistono (=senza la materia non esisterebbero), ma non sia anche una condizione sufficiente: da sola, non basta a far sì che esistano, perché la materia è sempre organizzata secondo una certa forma;
  • insistendo sulla sostanza individuale, cioè sui singoli enti che si possono indicare come “questo qui”, Aristotele si oppone a Platone, che invece credeva che ogni realtà individuale fosse una copia imperfetta di un modello universale e privo di materia. Platone chiamava questo modello “idea” o anche “forma”, lo riteneva eterno e non soggetto ad alcun tipo di cambiamento, e lo collocava in un mondo diverso da quello sensibile. La forma di cui parla Aristotele è invece immanente alle cose sensibili, cioè interna ad esse e inseparabile da esse.

Ma le idee di Platone hanno due ulteriori svantaggi: 

  1. se ogni cosa che esiste richiede l’esistenza di un modello eterno al di fuori del nostro mondo, allora dovranno esistere idee eterne anche di oggetti artificiali (statua, letto, televisore) e di accidenti (bianco, piccolo);
  2. ogni idea ha la funzione di cogliere la forma comune a due o più oggetti individuali; per esempio, l’idea di bianco fa sì che si possa dire sia ‘questo gatto è bianco’ sia ‘questa parete è bianca’; l’idea di bianco indica ciò che è comune tanto al gatto quanto alla parete. Ma allora ci sarà qualcosa di comune anche fra gatto, parete, e idea di bianco. Per indicare cosa è comune a tutti e tre i termini si dovrà porre un’idea che li racchiuda tutti e tre, e così via all’infinito. Aristotele presenta questa obiezione utilizzando l’idea di uomo e perciò essa viene spesso chiamata “argomento del terzo uomo”. 

2.4Le quattro cause

Abbiamo detto che secondo Aristotele i Presocratici sbagliano perché considerano solo la materia, e Platone sbaglia perché considera anche la forma, ma la pone in un mondo altro da quello dove si trova la materia. Prima avevamo detto che la metafisica si propone di indagare quelle nozioni che sono condivise da tutti gli oggetti reali, e sono dunque comuni a tutte le conoscenze particolari. Per Aristotele, si può dire di conoscere una qualsiasi cosa quando conosciamo le sue cause, cioè quando sappiamo perché quella cosa esiste e perché esiste così come è. La risposta a questo ‘perché’ può essere formulata in quattro modi diversi: i primi due descrivono la composizione della cosa stessa, che come dicevamo consiste in materia e forma; gli altri due riguardano invece l’origine e lo scopo della cosa considerata.   

Aristotele e Platone, formella di Luca della Robbia
Aristotele e Platone, formella di Luca della Robbia — Fonte: ansa

Si distinguono così causa materiale, formale, efficiente e finale. Per esempio, in un oggetto artificiale come una statua: causa materiale è il marmo; causa formale è la struttura che viene data al marmo, che coincide anche con la maniera in cui definiamo l’oggetto finito (per esempio ‘la statua di Atena’), ovvero, in termini aristotelici, l’essenza e la definizione; causa efficiente è la mano e lo scalpello dell’artista che imprime la forma alla materia; causa finale è lo scopo per cui l’artista scolpisce la statua, per esempio quello di onorare la dea. Anche nelle indagini sugli esseri viventi si possono applicare le stesse cause: per esempio, causa materiale di un certo uomo sono la sua carne e le sue ossa; causa formale la maniera in cui sono organizzate in maniera da realizzare la sua essenza di ‘animale razionale’, che per Aristotele è anche la definizione dell’uomo; causa efficiente il padre e la madre da cui è stato generato; causa finale è la realizzazione della sua essenza, che, come dicevamo, coincide con la piena maturazione fisica (=animale) e con il pieno utilizzo della facoltà della ragione (=razionale).   

Non conosciamo il vero se non conosciamo la causa.

Aristotele, Metafisica

2.5Potenza e atto

Aristotele deve risolvere un altro problema posto dai filosofi precedenti: quello del divenire. Ogni oggetto sensibile si modifica con il tempo, diventando diverso da com’era nel momento precedente: il bambino cresce e invecchia, un fiore germoglia e appassisce, ecc. Parmenide era giunto all’assurdità di negare il divenire, perché esso comporta il passaggio dall’essere al non-essere, e viceversa: quello che adesso è (=essere) un bambino, fra 60 anni non sarà (=non essere) più un bambino, ma un anziano. Dunque il bambino sparisce nel nulla e l’anziano nasce dal nulla? Per Parmenide questo era assurdo. Platone aveva individuato nell’idea (o forma) l’elemento stabile che rimane identico durante i cambiamenti, ma la sua teoria è rifiutata da Aristotele per le ragioni che abbiamo già visto.

La soluzione di Aristotele risiede nella coppia di nozioni potenza-atto: ciò che ora è un bambino in atto, è un anziano in potenza. Più in generale, la potenza è la possibilità che una certa materia (la carne e le ossa del bambino) assuma una certa forma (quella di uomo adulto, e poi anziano). L’atto è la realizzazione di questa possibilità. Il divenire, cioè ogni forma di cambiamento, non è dunque passaggio dall’essere al non-essere e viceversa, bensì dall’essere in potenza all’essere in atto.

2.6La sostanza soprasensibile e il motore immobile

Busto di Aristotele esposto al Louvre di Parigi
Busto di Aristotele esposto al Louvre di Parigi — Fonte: ansa

Fino ad adesso si è parlato solo degli aspetti comuni a tutte le sostanze sensibili. Ma abbiamo già detto che nella Metafisica Aristotele parla anche di quello che è al di là delle sostanze sensibili e che costituisce il loro principio. Possiamo facilmente constatare che nel nostro mondo tutto è soggetto a movimenti e cambiamenti, e che questi sono determinati da causa che a loro volta sono soggette a movimenti e cambiamenti. Tuttavia non si può proseguire in questa catena all’infinito, perché così non si riuscirebbe a dare una vera spiegazione del movimento, e nemmeno a garantire che esso continui sempre ad avvenire. Si deve giungere perciò ad un primo motore immobile, cioè ad un ente che muova qualcos’altro (=motore), ma non sia a sua volta mosso da qualcosa (=immobile). Il motore immobile è la sostanza più perfetta, e non è soggetto alle modificazioni a cui sono soggette le sostanze sensibili: per questo è definito ‘atto puro’, perché non è sottoposto ad alcuna forma di divenire, e dunque in esso non c’è mai passaggio dalla potenza all’atto. Esso è inoltre descritto come ‘pensiero di pensiero’: infatti, essendo perfetto, esso dovrà svolgere infatti l’attività più elevata, che per Aristotele consiste appunto nel pensiero; dovendo, inoltre, pensare ciò che è più elevato, il motore immobile non potrà pensare qualcuna delle cose che gli sono inferiori, ma potrà pensare solo sé stesso. Perciò, poiché il motore immobile è pensiero, e poiché l’oggetto del suo pensiero è sé stesso (=pensiero), esso si può descrivere come ‘pensiero di pensiero’. 

Se, in effetti, ci fosse un movimento avente per fine un altro movimento, questo dovrebbe avere, a sua volta, qualche altro fine; ma, poiché è impossibile andare all'infinito, il fine di ogni movimento dovrà essere qualcuno dei corpi divini che si muovono nel cielo.

Aristotele, Metafisica (XII 8, 1074 a28-31)