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I giovani messinesi

Chi è questo bel giovane di Messina?

di Redazione Studenti 21 maggio 2007
Meno male che a Messina non ci sono spazi per i "giovani", perché sennò la metodica abitudinaria di tanta "giovinanza" avrebbe ammorbato anche la vivacità di un gabinetto pubblico, con tutto il rispetto per il pubblico aver impellenze! D'organico qui s'assiste solo all'abitudine. L'abitudine è la sinistra coincidenza che brilla: l'abitudine a sentirsi giovani e giovanilmente inesperti che devono fare pratica del proprio abitudinarsi.

Chiedere, richiedere, in piena beata richiesta tipicamente giovanile. Sembra un gioco di parole. Infatti meglio giocare. E' evidenza sottolineare come il giovanile giustifichi ogni richiesta e sia in perenne aspettativa.

Richieste che non fanno altro che ghettizzare ogni tipo d'azione; il nuovo credo: "datemi un caffè letterario, così mi sento giovane e mi rilasso, così mi si identifica e ho il mio giovanile leggere predisposto con caffè annessi".

Ma davvero il massimo dell'attesa è un identificarsi al " cubo " tramite un cosiddetto caffè letterario? Sembra assurdo. C'è bisogno di chiederlo un posto del genere, sembra una richiesta tautologica, un bisogno che se non viene accontentato, non ti fa sentire abbastanza giovane, o quanto meno, un giovane al "passo con i tempi".

Questo è un esempio. Ce ne sono molti, ben identificabili tutti in nome dell'incontrarsi abitudinario richiesto giovanilmente: gli spazi, frenesia di spazi, che di spazioso hanno solo un vuoto di iniziative inquietanti. L'unico sforzo creativo rimane qualche festina improvvisata, peggio ancora se con sfondo "sociale".

"Vogliamo cinema, arte, musica" e scatta l'equivoco! Le richiesta è modesta ed ecco che tutti vengono mediocremente accontentati. L'unica esigenza culturalmente creativa è: " dai incontriamoci, fammi incontrare Roberto, Marta, tua madre, tua madre e Roberto che si incontrano, basta che incontro.

Il regale tagliuzzamento a forza di incontrarsi-identificarsi- abituarsi - convincersene è costante! Nessuno che costruisca una febbre collettiva, una sfilata, pareti nuove, scomodità ad arte, una sprogrammazione, che si dis-occupi del suo ruolo giovanile, in pieno delirio creativo.

Sembra di abitare una matriosca, i cui pezzi interni sono in perenne agitazione e sballottati perché il pezzo grande che li contiene sta copulando ferocemente con l'assessore " giovanile " di turno: una presa in giro in pieno compromesso. Oppure sembra di essere di fronte al Guernica di Picasso.

Di questo quadro c'è una precisa teoria critica, ormai vecchiotta ma sempre valida, per chi si avvicina per la prima volta, ma anche per l'ultima a questo pezzo epocale della storia d'arte contemporanea: " in Guernica, non si troveranno mai ben delineati figurativamente i personaggi, i soggetti, ma attreverso la scomposizione sistematica e nevrotica, lo spettatore ha la possibilità di non vedere il bambino ben definito, ma di avvertirne la lacerazione, il dolore, la tragedia, la simultaneità dei sentimenti contraddittori di una scena altamente tragica; insomma quel quadro crea una condizione di tensione, più che raffigurarla…".

Ecco…nel nostro caso…non si vede il giovane, ma se ne avverte la lagna, il lamento, cento metri prima di arrivare in un cosiddetto locale d'incontro; solo che nel Guernica il bambino non esce a richiedere alcunchè di lamentevole, invece qui, i bambini escono e come, e si domandano, si domandano come mai sono così declassati, perché non hanno possibilità d'esprimersi.

Meno male ( il " meno male è ironico) che c'è la Saletta Milani, che costituisce l'irrinunciabile alibi culturale per chi vuole improvvisarsi qualsiasi cosa, però senza la consapevolezza assassina dell' improvvisazione : " i film alternativi " per tutti coloro che cercano " l'alternativa " irrununciabile, per uscirsene al meglio del peggio, in nome della buona opera quotidiana, apostoli della rassegnazione incompresa!

Vittime dell'intendersi sui contenuti a tutti i costi! Sennò c'è sempre la scappatoia salvifica di parlare dei vecchi cartoni animati…imperativo automatico di certe nottate. Prevale il diritto al " in mancanza d'altro".

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