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E possibile - plausibile - creare una scala di valori al negativo
degli eventi occorsi nel XX secolo e che su di esso stendono lombra
inquietante di una violenza cieca e generalizzata? Nonostante le differenze
che si possono - e si devono - mettere in luce rispetto ai diversi fenomeni
che nel Novecento vanno sotto il nome di Totalitarismo, è
possibile tuttavia riconoscere dei tratti comuni che vedono proprio nella
repressione e nel terrore la cifra più raccapricciante e caratterizzante
questi stessi fenomeni.
Il Totalitarismo è una forma contemporanea di dittatura.
Solo il XX secolo ha conosciuto regimi totalitari, perché solo
la tecnica moderna ha offerto gli strumenti atti ad un controllo totale
della società. Si ha infatti regime totalitario quando laspetto
politico invade la società, soffocandone ogni autonomia. Il potere
totalitario non tollera lesistenza di istituzioni e associazioni
(chiese, partiti, ecc) che possano, interrompendo la comunicazione diretta
con i cittadini, limitare in qualche modo le sue capacità di controllo.
Ogni aspetto della vita di relazione deve essere orientato; non sono ammesse
deviazioni. Il Totalitarismo è perciò la negazione,
lopposto del pluralismo democratico ed è proprio questo laspetto
che S. Courtois sottolinea con grande forza nel dibattuto testo Il
libro nero del comunismo. Courtois analizza il complesso,
ma inesorabile meccanismo attraverso il quale lavversario politico,
identificato come nemico e criminale, debba essere eliminato secondo una
logica dellesclusione e delleliminazione dellalterità
antitetica a quella propriamente democratica del conflitto
politico. Secondo questultima, infatti, la dialettica amico/nemico
costituisce lessenza stessa della politica, la quale si nutre della
dimensione duale e conflittuale. La politica è, allo stesso modo,
larte di comporre il conflitto secondo un equilibrio dinamico sempre
in fieri.
Secondo alcuni studiosi il Totalitarismo è tipico della storia
contemporanea e ciò almeno per due ragioni fondamentali. La prima
è la società di massa. I processi combinati di industrializzazione,
urbanizzazione e alfabetizzazione tendono a disintegrare le tradizionali
reti di relazione e di solidarietà (famiglia, parentela, vicinato,
ecc), entro le quali ognuno si sente protetto. La società moderna,
se ha liberato lindividuo, lo ha anche isolato, atomizzato. La massa
è una moltitudine che si qualifica non tanto per il numero, quanto
per lassenza al suo interno di rapporti sociali e culturali che
rendano significativa lesistenza. Lindividuo così massificato
è reso più vulnerabile, più disponibile alla manipolazione
abilmente orchestrata da minoranze organizzate. La seconda ragione risiede
nelle moderne tecnologie.
La penetrazione del politico nel sociale è resa possibile grazie
allinvenzione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di
massa, con i quali si riesce a raggiungere chiunque per condizionarlo
con un insistente messaggio; grazie ai mezzi di trasporto, che annullano
le distanze e consentono controlli e spostamenti veloci; grazie allo sviluppo
della psicologia scientifica, che fornisce le tecniche di condizionamento
di massa. Leliminazione di ogni iniziativa spontanea, la repressione
del dissenso e lintegrazione dellintera società in
un sistema chiuso sono disposti al fine del conseguimento di valori assoluti,
come la purezza e il dominio di una razza nel nazionalsocialismo. Lindividuo
viene educato attraverso una studiata propaganda, che lo accompagna
e lo condiziona permanentemente. Il regime totalitario monopolizza
i mezzi di comunicazione di massa ai fini di un capillare indottrinamento.
La dottrina del regime deve diventare articolo di fede; obbligatoria
è la frequenza ai riti e parate. Il Totalitarismo , contrariamente
a quanto avviene nelle dittature di tipo tradizionale, non si accontenta
di reprimere e di dominare, ma richiede la partecipazione delle masse.
Non interessa peraltro il contributo personale di idee e di iniziative,
ma una presenza conformista intesa come adesione allideologia dominante.
Alla strumentalizzazione ideologica si affianca la politica del terrore.
Il potere è onnipresente, è un occhio che gira a
360 gradi, come la telecamera-spia di 1984 di G. Orwell, che guarda in
ogni angolo della casa e del luogo di lavoro, che dà limpressione
di riuscire a penetrare fin nei recessi della coscienza.
Nel regime totalitario nessuno si sente al riparo da azioni persecutorie,
perché il potere è imprevedibile e la minaccia costante.
Il regime è sempre in lotta con qualcuno, contro nemici reali,
potenziali o fantasticati, come se il complotto fosse sempre
allordine del giorno. Di ciò ha bisogno per legittimare
la repressione poliziesca, ma soprattutto per mantenere una tensione continua
che giustifichi il mutamento incessante. Hanna Arendt, forse la
più grande studiosa del fenomeno totalitario, sostiene che una
delle caratteristiche tipiche dei regimi totalitari è listituzione
del nemico oggettivo.
Nemico reale è loppositore dichiarato; nemico potenziale
è colui che, pur non manifestando atteggiamenti ostili, per la
sua appartenenza a un gruppo determinato è sempre possibile che
diventi oppositore reale. Il nemico oggettivo differisce dagli
oppositori e dalle persone sospette delle polizie segrete in quanto la
sua identità è determinata dallorientamento politico
del governo, e non dal suo desiderio di rovesciarlo. In alcuni momenti
il regime totalitario ha bisogno di mantenere il terrore colpendo del
tutto a casaccio. Infine, crea universi concentrazionari (quelli che vengono
oggi definiti con lespressione Arcipelago Gulag, dal titolo di una
famosa opera dello scrittore sovietico dissidente A.J.Solzenitzyn che
ha denunciato la disumanità dei metodi di Stalin), istituzioni
permanenti in cui sono rinchiuse milioni di persone.
Luniverso concentrazionario non è unistituzione penale,
creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto
una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo
strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
Infine, il terrore raggiunge il suo apice, la sua punta di raffinata crudeltà,
nel lavoro di annientamento della personalità, non tanto
uccidendo o deportando il nemico, quanto facendolo sparire (come
è successo in Argentina ai desaparecidos sotto il regime dei militari
instaurato nel 1977 ed entrato in crisi nel 1982).
Un simile regime non può che avere una guida monolitica,
costituita da un partito e da un capo onnipotente, dotato di carisma.
Il partito si identifica praticamente con lo Stato; ha una ideologia rigida
e una struttura verticistica. La volontà del capo è anche
superiore al credo ideologico, che egli può revisionare e adattare
alle circostanze. Il suo dominio incontrastato si misura sulla capacità
di decidere in ultima istanza qualsiasi conflitto, di promuovere o stroncare
carriere, di epurare lapparato con purghe periodiche.
Questo spiega linstabilità del regime, nonché
la contraddizione tra un ordine continuamente proclamato come massimo
bene sociale e un disordine effettivo, un vero caso amministrativo e legislativo.
Si parla, per esempio, di uno stato di caos e di improvvisazione che
regnava nel Terzo Reich. La legge rimane, certo, ma perde completamente
valore: la prova più clamorosa è il mantenimento della costituzione
di Weimar nella Germania nazista. La stessa economia assume un aspetto
dirigista e si caratterizza per un pesante intervento dello stato, che
esercita una dittatura sui bisogni (impone e raziona i consumi)
e privilegia il potenziamento dellindustria pesante e degli armamenti,
fino a giungere a unautarchia in vista di uneconomia di guerra.
Ma quali sono gli stati totalitari? I pareri sono tanti, ma lunanimità
è raggiunta se non altro sulla Germania hitleriana e sulla Russia
staliniana; ma cè chi aggiunge la Cina, la Romania,
lIran Khomeinista, ecc. Molti dubbi esistono sullItalia
fascista, soprattutto perché il regime non riuscì
o non volle eliminare i centri tradizionali del potere (la Monarchia,
la Chiesa, la Confindustria, lesercito), perché mancò
di una ideologia coerente, perché lo stato di polizia non degenerò
in terrore, ed anche perché rimase sufficientemente viva e vitale
una certa cultura liberale dello Stato, della sua autorità e della
sue regole. Laccostamento tra nazismo e comunismo, opposti sotto
laspetto ideologico, sociologico, economico, ecc, ha indotto molti
a rigettare la nozione di Totalitarismo come fuorviante. Resta il fatto
che laffinità nella gestione del potere è esistita,
così come è stata comune la credenza in uno stadio finale
della storia, sia esso la società senza classi o il dominio di
una razza.
La stessa idea di un sistema autonomo dal quale sia stato eliminato ogni
male e ogni infelicità è totalitaria. La supposizione che
un tale schema di cose è fattibile, e anzi inevitabile, è
un invito per un regime a proclamare che esso realizza questa perfezione,
a esigere dai suoi cittadini riconoscimento e sottomissione e a condannare
lopposizione come vizio e perversione. Perché questa possibilità
non debba più ripetersi nella storia possiamo attingere ad ununica
fonte: la memoria. Questa non può essere intesa come la semplice
raccolta di dati, fatti e informazioni; la memoria è anche - soprattutto
- analisi dellaccaduto, esercizio critico, assunzione di responsabilità
e presa di posizione. E, in sostanza, cioè che ci rende degni
di chiamarci cittadini di questo nostro complesso mondo umano.
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