Tipologia D
Il
principio di legalità 1/2
Il principio di Legalità rappresenta oggi come non mai la massima
garanzia di libertà, tale principio impone infatti a tutti il pieno
rispetto della legge, che è il vero "strumento del popolo",
la cui fonte può stabilire o modificare, direttamente od indirettamente,
i diritti fondamentali dei cittadini e le regole di convivenza e di comportamento. Beccaria diceva "le leggi sono le condizioni, colle quali uomini indipendenti
ed isolati si uniscono in società, stanchi di vivere in un continuo
stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall'incertezza
di conservarla". Il principio di Legalità è fortemente radicato nel nostro
ordinamento giuridico: si afferma che tutti sono uguali di fronte alla legge. La salvaguardia dal potere dispotico è data dalla divisione dei poteri,
il rigore della legge, l'autonomia di chi è deputato a farla rispettare,
il suo vincolo al quale anch'egli è subordinato. Dalla Magna Charta
strappata dai baroni inglesi a Giovanni Senza Terra nel 1215 alla Rivoluzione
Francese, passando per le riflessioni di Montesquieu e Rousseau, la storia
si configura come un percorso verso la conquista della Legge, a cui tutti
i titolari dei diversi poteri devono rispetto e verso il bilanciamento di
questi poteri, l'autoregolazione, addirittura ancor prima e più della
rivendicazione del suffraggio universale. L'affievolirsi, più volte e da più parti denunciato, del principio
di legalità a livello internazionale - anche se, a sua volta, contrastato,
ma non in toto, dalla crescita della democrazia, reclama la messa-a-fuoco
di una ripresa/rilancio dell'idea stessa di legalità, di una sua
riconferma e ridefinizione, sottolineandone - in particolare - il suo "statuto"
di disagio, di bisogno collettivo e multidimensionale. Parliamo di bisogno
proprio per evidenziare il suo connotato di cemento o di fattore-base di
ogni convivenza sociale, di ogni organizzazione collettiva. Senza legalità
non c'è società, non c'è stato, non c'è - perfino
comunità, nel tempo, in particolare, delle società avanzate
(tecnologicamente e democraticamente), nelle quali il principio aureo della/delle
libertà non può trovare il proprio contrappeso o il proprio
alter ego che nella legalità, nel vincolo della legge condivisa,
in quanto prodotta dalla "volontà generale". Un bisogno,
si diceva, che è insieme politico, sociale e civile. Politico, perché
la legalità è il contrassegno-chiave del patto sociale moderno,
perché la legge è l'atto concreto della volontà generale
e la materia stessa dello Stato. Si tratta di rilanciare la Legge come motore del politico, dell'economico
e del sociale ed è un rilancio sia teorico (che sbarri la strada
a ogni legittimazione o giustificazione del non-legale) sia pratico-organizzativo
(che dia corpo a politiche internazionali contro l'illegalità e i
suoi poteri, muovendo da istituzioni ad hoc, dall'ONU alla NATO e oltre:
fino alla DEA, fino al Tribunale per i diritti umani, etc.. e alle agenzie
formative pubbliche e private). Ed è - questo - un primo bisogno
decisivo, per restituire visibilità e incisività e pregnanza
al principio-legalità. Ancora,è un bisogno sociale: è
la stessa società civile che, a più riprese, se pure con molte
ambiguità, rilancia questo bisogno, lo rende "palpabile",
lo pone come urgente. Si tratta - in realtà - di una serie di bisogni:
di sicurezza, di non-sopraffazione di non co-abitazione (forzata) con le
varie forme di criminalità. E qui il nemico sono le mafie (macro
o micro che siano) che attraversano la società con effetti disastrosi
di scollamento e di deriva rispetto alla legalità, ma anche la stessa
corruzione che continua ad attraversare le società avanzate e, dall'ombra
in cui agisce (spesso), le contamina con i suoi veleni, sottili ma mortali,
di illegalità.Un bisogno, infine, civile: è il modello di
convivenza civile che qui viene chiamato in causa; si vuole una convivenza
non attraversata dalla paura e dal sospetto; si vuole uno stare - insieme
del corpo sociale basato piuttosto sulla solidarietà e sul dialogo,
sul rispetto e sulla "parità"; si guarda non certamente
ad alcuna utopia, bensì al riconoscimento e al rispetto delle regole,
alla Legge. Ma la legalità è oggi offesa nella realtà,
"qui custodiet custodes" resta un problema inquietantemente e
urgentemente aperto.
In questo quadro, poi, il caso-italiano è veramente un "caso":
esemplare e limite. Qui da noi mafie, corruzione, poteri forti spesso ab-soluti
rispetto alla legge hanno creato un "groviglio" di illegalità,
una legittimazione strisciante e perfino una quasi-tolleranza. La "questione
meridionale" sembra in buona parte riassorbita nella "questione
criminale"; l'espansione delle mafie è stata esponenziale, la
loro militarizzazione altrettanto; la corruzione è stata capillare,
istituzionalizzata, custodita e protetta, e ha invaso buona parte del corpo
sociale; la microcriminalità opera senza tregua da Nord a Sud; poi
ci sono le altre illegalità, che solo nel confronto con quelle criminali
possono apparire "minori", come quelle rispetto al fisco, rispetto
alle funzioni-imparziali-del-pubblico-funzionario (dal poliziotto al magistrato),
etc. l'Italia sembra proprio un paese senza tessuto civile globale e diffuso,
ancora contrassegnato da una società civile e anche da uno stato
di carattere pre-modemo (uno stato-"poliziotto", uno stato-re,
e non uno stato-garante). La politica stessa legittima l'illegalità
in quanto, spesso, la pratica e la conferma ex professo mantenendo posizioni
di privilegio - illegale su punti-chiave della vita democratica, come l'informazione
(apertamente dai "golpe" tentati alle stragi, passando per la
P2, etc.).. Tutto ciò produce una forma mentis che non si oppone,
non resiste, non si ribella, piuttosto tollera e legittima. C'è poi
l'effetto di quasi-tolleranza che rischia di far saltare il tessuto sociale
del paese: tolleranza per omertà, per consenso estorto, per interesse,
per continuità varie, ma anche per indifferenza, per rassegnazione,
per "noia". è l'effetto più disastroso che provoca
un mutamento genetico nella convivenza sociale, dando corpo a "due
società" e a "due Italie", in un clima di "guerra
civile".Per fortuna c'è anche la parte attiva, sana, motivata,
illuminata, eticamente decisa e orientata che deve operare una svolta e
un risveglio, puntando sull'"ottimismo, sulla volontà, ma anche
sull'adeguatezza delle strategie. Essa intende ricostruire un'idea diffusa
di società e di stato. Qui il lavoro è culturale, etico-politico
soprattutto e va messo in atto attraverso molte agenzie: dalla scuola alla
chiesa, all'associazionismo, all'informazione.. L'impegno deve essere più
forte e più capillare, deve in prima linea coinvolgere la scuola,
come luogo di tutti e per tutti, valorizzare la sua funzione di formazione
alla cittadinanza posta come suo dovere primario, e a una cittadinanza legale
e democratica e guidarla nell'organizzazione di queste attività e
nelle stesse finalità che stanno oltre la trasmissione dei saperi
a cui la scuola si è sempre più nettamente delegata.
Anche le mentalità, anche le culture vanno cambiate, "a cominciare
dal bambino", sostenendolo poi nella sua crescita con una rete di iniziative
e di agenzie civili, ma affiancate dallo stato. Creare una cultura della
legalità è il primo obiettivo della scuola, sia lavorando
nel curricolo e per vie extra-curricolari. Dando vita a un "universo
di valori" che nel binomio libertà/legalità trovano il
proprio volano (democrazia, dialogo, partecipazione, solidarietà,
etc.). E qui sono proprio l'insegnamento storico, quello linguistico, quello
filosofico (nella scuola superiore) a fungere da promotori e/o coordinatori.
Certo è che dalla scuola di base, attraverso lo studio dell'ambiente
sociale, attraverso la descrizione del vissuto sociale, passando poi a una
riflessione su "diritti e doveri" del cittadino e/o dell'uomo,
tale processo deve prendere l'avvio. Le vie extra-curricolari saranno invece
quelle del raccordo con la società civile, con le sue agenzie formative
e le sue istituzioni, per costituire un complesso di iniziative (dalle mostre
al teatro) per creare occasioni per riflettere (e, quindi, interiorizzare)
sul principio-legalità.
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