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L'Unità d'Italia - II parte

Approfondimento a cura di Studenti.it sul percorso che ha permesso l'unificazione del nostro Paese

di Carlotta Ricci 5 ottobre 2007

La tanto sospirata casus belli si verificò quando il governo asburgico inviò un secco ultimatum al Piemonte dove gli chiedeva l’immediato scioglimento dei corpi volontari (i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi) e il rientro dell’esercito sabaudo dai territori di confine.

Cavour, ovviamente, respinse l’ultimatum.

Così, nell’aprile del 1859, scoppia la guerra tra Austria e Piemonte e la Francia, ovviamente, si schiera a favore del suo alleato.

Le sorti del conflitto sembrano volgere subito a favore dei Franco-Piemontesi; ma la loro avanzata non si spinge sino all'Adriatico, com'era nei patti, ma, si ferma al Mincio per la decisione di Napoleone III di concludere la guerra (armistizio di Villafranca e pace di Zurigo) con l'Austria nel timore che il conflitto si potesse allargare con l'intervento di altre potenze europee.

Secondo l’armistizio di Villafranca, lo Stato Sabaudo non sarebbe dovuto andare oltre l'annessione della Lombardia al regno di Sardegna, ma le insurrezioni e la costituzione di governi provvisori negli stati dell'Italia centro-settentrionale portarono all’annessione anche dell’Emilia, della Romagna e della Toscana, mentre il regno di Sardegna doveva cedere alla Francia Nizza e la Savoia.

Dopo Villafranca, Cavour, anche per evitare il rischio di una ripresa di iniziativa dei mazziniani, si mosse in direzione di un programma unitario, che assegnava alla monarchia un ruolo di espansione non più limitato territorialmente al centro-nord, ma esteso a tutta la penisola Mezzogiorno compreso.

Ma egli doveva, nel suo progetto, doveva fare i conti con il Partito d'azione, di ispirazione democratico-mazziniana, contrario a ricorrere all'aiuto dello straniero per realizzare l'indipendenza nazionale.

Il capo di questo partito era Giuseppe Garibaldi, il quale, nel maggio del 1860, sbarcò in Sicilia con mille volontari e, sconfitte le truppe borboniche, formò un governo provvisorio.

Cavour, in accordo con Napoleone III, spedì un esercito che, attraverso le Marche e l'Umbria, raggiunse l'esercito garibaldino, facendo rientrare l'impresa dei Mille nelle prospettive di una soluzione moderata monarchico-sabauda, controllata dal governo di Torino.

Il 18 febbraio 1861 si riuniva a Torino il primo Parlamento dell’Italia unita, che il 17 marzo proclamava il regno d'Italia sotto la monarchia dei Savoia.


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