Lo scorso anno il Presidente Ciampi volle che si svolgesse qui la prima cerimonia di conferimento della medaglia del “Giorno del Ricordo” a famigliari delle vittime - come recita la legge dell’aprile 2004 – “delle foibe, dell’esodo e della più complessiva vicenda del confine orientale”.
"Raccolgo l’esempio del mio predecessore a conferma del dovere che le istituzioni della Repubblica sentono come proprio, a tutti i livelli, di un riconoscimento troppo a lungo mancato. Nell’ascoltare le motivazioni che hanno questa mattina preceduto la consegna delle medaglie, abbiamo tutti potuto ripercorrere la tragedia di migliaia e migliaia di famiglie, i cui cari furono imprigionati, uccisi, gettati nelle foibe. E suscitano particolare impressione ed emozione le parole: “da allora non si ebbero di lui più notizie”, “verosimilmente” fucilato, o infoibato. Fu la vicenda degli scomparsi nel nulla e dei morti rimasti insepolti.

Una miriade di tragedie e di orrori; e una tragedia collettiva, quella dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati, quella dunque di un intero popolo. A voi che siete figli di quella dura storia, voglio ancora dire, a nome di tutto il paese, una parola di affettuosa vicinanza e solidarietà.
Da un certo numero di anni a questa parte si sono intensificate le ricerche e le riflessioni degli storici sulle vicende cui è dedicato il “Giorno del Ricordo”: e si deve certamente farne tesoro per diffondere una memoria che ha già rischiato di esser cancellata, per trasmetterla alle generazioni più giovani, nello spirito della stessa legge del 2004. Così, si è scritto, in uno sforzo di analisi più distaccata, che già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”.
Quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie del secolo scorso. Perché nel Novecento – l’ho ricordato proprio qui in altra, storica e pesante ricorrenza (il “Giorno della Shoah”) - si intrecciarono in Europa cultura e barbarie. E non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò nel valorizzare i tratti più nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo da oltre cinquant’anni costruendo. E’ un’Europa nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espressosi nella guerra fascista a quello espressosi nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia, un’Europa che esclude naturalmente anche ogni revanscismo.
Il caro amico Professor Paolo Barbi - figura esemplare di rappresentante di quelle terre, di quelle popolazioni e delle loro sofferenze - ha mirabilmente ripercorso la sua esperienza: specie quando ha parlato del “sogno” e del progetto europeo in cui egli ed altri cercarono in modo illuminato il risarcimento e il riscatto oltre l’incubo del passato e l’amarezza del silenzio.
Ed è giusto quel che egli ha detto: va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe, ma egualmente l’odissea dell’esodo, e del dolore e della fatica che costò a fiumani, istriani e dalmati ricostruirsi una vita nell’Italia tornata libera e indipendente ma umiliata e mutilata nella sua regione orientale. E va ricordata - torno alle parole del Professor Barbi - la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio”.
Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali. Oggi che in Italia abbiamo posto fine a un non giustificabile silenzio, e che siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia un amichevole partner e nella Croazia un nuovo candidato all’ingresso nell’Unione, dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della riconciliazione, che fermamente vogliamo, è la verità. E quello del “Giorno del Ricordo” è precisamente, cari amici, un solenne impegno di ristabilimento della verità."
> APPROFONDIMENTO SULLE FOIBE DAGLI APPUNTI DI STUDENTI.IT
Verità parziale e revisionismo storico
Un tema troppo difficile, per un argomento che non si riesce mai a trattarein tute le sue forme neppure dal punto di vista storico-politico, figuriamoci da quello storico-sociale. Mi pare che la traccia fosse piuttosto fuorviante e revisionista. Che cosa potrà mai aver portato tanta barbarie, violenza e odio nelle terrre istriane e croate dopo il 43? Chi fu ad occupare l'Istria, a sventrarla, assalirla, italianizzarla con la forza e commettere crimi di guerra mai puniti e ancora troppo taciuti nei 25 anni della sua annessione all'Italia decisa a tavolino dopo la grande guerra. Il problema del confine orientare è un problema scomodo, come molti altri che riguardano vicende di guerra e confini. Dove i governi irresponsabilmente si succedono e commettendo devastazioni da entrambe le parti e si permettono al fine di decidere a tavolino il destino delle popolazioni. Se da ipocriti istituire un giorno per la commemorazione dei martiri giuliani e dalmani quando l'Italia per anni non ha mai chiesto nessun tipo di indagine né risarcimento ben sapendo di avere la coscienza troppo sporca per farlo. Perché non istituire una giornata anche in memori adegli italiani di Libia ai quali non fu riservato un migliore trattamento? Infondo con la Libia l'Italia ha dovuto porgere scuse pubbliche degli eccidi fascisti. Non si può vedere solo quello che si vuol vedere.
R: Verità parziale e revisionismo storico
CITTA’ D’ITALIA CHE HANNO ONORATO I MARTIRI DELLE FOIBE NELLA PROPRIA TOPONOMASTICA
Un sentito ringraziamento a tutte le Amministrazioni che hanno onorato i Caduti delle Foibe
ABBIATEGRASSO (Milano) Parco Martiri delle Foibe
ACQUAVIVA DELLE FONTI (Bari) Via Martiri delle Foibe
ACQUI TERME (Alessandria) Piazza Martiri delle Foibe
ALBANO SANT'ALESSSADRO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
ALBIGNASEGO (Padova) Viale Martiri delle Foibe
ALESSANDRIA Via Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati
ALESSANDRIA Via Vittime delle Foibe
ALGHERO fraz. Fertilia (Sassari) Via Martiri delle Foibe
ALLERONA scalo (Terni) Largo Martiri delle Foibe
ALTAMURA (Bari) Via Caduti delle Foibe
ALTAVILLA VICENTINA fraz. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ANCONA Scalinata Italiani di Istria Fiume e Dalmazia
ANTRODOCO (Rieti) Giardino Martiri delle Foibe
AREZZO Largo Martiri delle Foibe
ARONA (Novara) Largo Martiri delle Foibe
ASSISI - S.Maria degli Angeli (Perugia) Via Martiri delle Foibe
AVEZZANO (L'Aquila) Via Martiri delle Foibe
BADIA POLESINE (Rovigo) Via Martiri delle Foibe
BARANZATE (Milano) Giardino Martiri delle Foibe
BARI Via Martiri delle Foibe
BASCHI (Terni) Piazza Martiri delle Foibe
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
BAUCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
BELLUNO Piazzale Vittime delle Foibe
BENEVENTO Piazzale Martiri delle Foibe
BETTONA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
BIASSONO (Monza-Brianza) Via Martiri delle Foibe - Istria (1943 - 47)
BOLOGNA Giardino Martiri d'Istria, Venezia Giulia e Dalmazia,
BOLOGNA Rotonda Martiri delle Foibe
BONATE SOPRA (Bergamo) Parco Martiri delle foibe
BORGO SAN DALMAZZO (Cuneo) Piazza Vittime delle Foibe
BOVA MARINA (Reggio Calabria) Carabiniere Giuseppe Arconti Martire delle Foibe
BRA (Cuneo) Piazza Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Vittime d'Istria, Fiume e Dalmazia
BRINDISI Via Martiri delle Foibe
BRONI (Pavia) Via Martiri delle Foibe
BRUGHERIO (Monza-Brianza) Parco Martiri delle Foibe
BUDRIO (Bologna) Via Vittime delle Foibe
BUSSOLENGO (Verona) Viale Martiri delle Foibe
BUSTO ARSIZIO(Varese) Via dei Giuliani e Dalmati
CAGLIARI Parco dei Martiri delle Foibe
CALCINAIA fraz. Fornacette (Pisa) Via Vittime delle Foibe
CALCINATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
CAMAIORE (Lucca) Via Martiri delle Foibe
CAMOGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
CANICATTI (Agrigento) Via Angelo Garlisi - Vittima delle Foibe
CANICATTI (Agrigento) Via Antonio Di Gioia - Vittima delle Foibe
CANNARA (Perugia) Piazza Martiri delle Foibe
CARAPELLE (Foggia) Via Martiri delle Foibe
CARATE BRIANZA (Monza e Brianza) Piazzale Martiri delle Foibe
CARDITO (Napoli) Via Martiri delle Foibe
CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
CASALVECCHIO SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
CASERTA Via Martiri delle Foibe
CASPERIA (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
CASSANO DELLE MURGE (Bari) Parco ai Martiri delle Foibe e all'Esodo Istriano-giuliano-dalmata
CASTEL MAGGIORE (Bologna) Rotonda Martiri delle Foibe
CASTELFRANCO EMILIA (Modena) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz. Lago di Castellabate (Salerno) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Giovanni Romito - Vittima delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Norma Cossetto
CASTELLAMONTE (Torino) Via Martiri delle Foibe
CASTELNUOVO DEL GARDA (Verona) Via Martiri delle Foibe
CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
CATANIA Via Martiri delle Foibe
CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
CERESARA (Mantova) Via Martiri delle Foibe
CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
CERVIA (Ravenna) Parco Martiri delle Foibe
CERVIGNANO (Udine) Piazza dell’esodo istriano, Giuliano e Dalmata
CHIARI (Brescia) Piazzetta Martiri delle Foibe
CHIOGGIA (Venezia) Giardini all’Esule istriano, giuliano e dalmata
CHIOGGIA (Venezia) Piazzale Martiri delle Foibe
CHIUPPANO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CHIVASSO (Torino) Via Martiri d'Istria e Dalmazia
CISTERNA DI LATINA (Latina) Piazza Martiri delle Foibe e agli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
CITTA' DI CASTELLO (Perugia) Via Martiri delle Foibe
CIVITANOVA MARCHE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
CIVITAVECCHIA (Roma) Parco Martiri delle Foibe - Parco Uliveto
COGGIOLA (Biella) Largo Vittime delle Foibe
COLLEGNO (Torino) Giardino Esuli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia
COMO Piazza Martiri Foibe Istriane
COMO Rondello Don Angelo Tarticchio
COMO fraz. Albate Giardini Martiri italiani delle Foibe istriane
CONEGLIANO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
COPERTINO (Lecce) Via Martiri delle Foibe
CORNAREDO (Milano) Via Vittime delle Foibe
CORROPOLI (Teramo) Piazza Martiri delle Foibe
CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
COSTA VOLPINO (Bergamo) Parco Martiri delle Foibe
CREAZZO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CREMA (Cremona) Piazza Istria e Dalmazia
CRESCENTINO (Vercelli) Via Martiri delle Foibe
DANTA DI CADORE (Belluno) Via Vittime delle Foibe
DESENZANO DEL GARDA (Brescia) Via Martiri Italiani delle Foibe
DOMODOSSOLA (Verbano-Cusio-Ossola) Piazzale Vittime delle Foibe Istriane
DUE CARRARE (Padova) Piazza Norma Cossetto
DUE CARRARE (Padova) Piazza Vittime delle Foibe
FABRIANO (Ancona) Via dei Martiri delle Foibe Istriane
FERMO Largo Vittime delle Foibe
FERRARA Via Martiri delle Foibe
FIDENZA (Parma) Via Martiri delle Foibe
FIRENZE Largo Martiri delle Foibe
FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
FOLIGNO (Perugia) Piazzale Martiri delle Foibe
FONDI (Latina) Piazza Martiri delle Foibe/Eroi Caduti per la Patria/affinchè vivano nella memoria
FONTANIVA (Padova) Via Martiri delle Foibe
FORLI' (Forlì-Cesena) Via Martiri delle Foibe
FORTE DEI MARMI (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
FORZA d'AGR0' (Messina) Proposta attesa delibera
FOSSANO (Cuneo) Largo Norma Cossetto (Vittima delle Foibe)
FOSSO' (Venezia) Via Martiri Giuliani e Dalmati
FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) Via Martiri delle Foibe
FROSINONE Piazza Martiri delle Foibe
FURCI SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
GALATINA (Lecce) Piazza Vittime delle Foibe
GALLIATE (Novara) Via 10 febbraio 1947 - Vittime delle Foibe
GATTINARA (Vercelli) Piazza Martiri delle Foibe
GAVIRATE (Varese) Piazza Martiri delle Foibe 1943 - 1945
GAVORRANO (Grosseto) Via Martiri d'Istria
GENOVA Passo Vittime delle Foibe
GHEMME (Novara) Parco Norma Cossetto
GORIZIA Largo Martiri delle Foibe
GORIZIA Via Norma Cossetto
GOZZANO (Novara) Via Vittime delle Foibe
GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe (pass. a mare)
GRAVINA DI CATANIA (Catania) Via Vittime delle Foibe
GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe Istriane
GRUGLIASCO (Torino) Giardino Vittime delle Foibe
GRUMOLO DELLE ABBADESSE (Vicenza) Piazza Norma Cossetto
GUIDONIA MONTECELIO - Villalba (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
IMPERIA Giardini Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Piazza Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Via Martiri delle Foibe
JESOLO (Venezia) Viale Martiri delle Foibe
LAMEZIA TERME (Catanzaro) Via Martiri delle Foibe
LANCIANO (Chieti) Largo Martiri delle Foibe
LANDIONA (Novara) Via Martiri delle Foibe
L'AQUILA (fraz. Cansatessa) Via Norma Cossetto
LATERZA (Taranto) Via Martiri delle Foibe
LATINA Piazzale Martiri delle Foibe
LATINA Viale Martiri di Dalmazia
LATISANA (Udine) Via Martiri delle Foibe
LAVAGNO fraz. San Pietro (Verona) Via Martiri delle Foibe
LAZZATE (Monza-Brianza) Largo Martiri delle Foibe
LECCE Via Martiri delle Foibe
LECCO Riva Martiri delle Foibe
LEGNAGO (Verona) Via Norma Cossetto
LEINI' (Torino) Via Martiri delle Foibe
LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
LICATA (Agrigento) Piazzale Martiri delle Foibe
LIMBIATE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LISSONE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LOANO (Savona) Via Martiri delle Foibe
LOCRI (Reggio Calabria) Via Martiri delle Foibe
LONIGO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
LUCCA Via Martiri delle Foibe
MACERATA Via Vittime delle Foibe
MAIOLATI SPONTINI (Ancona) Largo Martiri delle Foibe
MANDANICI (Messina) P.zza Carabiniere Domenico Bruno-Martire delle Foibe
MAPELLO (Bergamo) Via Esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia
MAPELLO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
MARCELLINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
MARINO (Roma) Piazzale Caduti delle Foibe
MARTIGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
MASSA (Massa-Carrara) Parco del ricordo ai Martiri delle Foibe.
MAZARA DEL VALLO (Trapani) Via Martiri delle Foibe
MELISSANO (Lecce) Piazzetta Martiri delle Foibe (dalla Residenza Municipale 10-02-2009)
MESSINA P.zza Martiri delle Foibe, Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
MILANO Largo Martiri delle Foibe
MILANO Via Martiri Triestini
MIRANDOLA (Modena) Via Martiri delle Foibe
MIRANO (Venezia) Piazza Martiri delle Foibe
MODENA Via Martiri delle Foibe
MODUGNO (Bari) Parco del Ricordo delle Foibe
MOGLIANO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
MONCALIERI (Torino) Via Vittime delle Foibe
MONSELICE (Padova) Via Martiri delle Foibe
MONTE PORZIO (Pesaro) Via Martiri delle Foibe
MONTEBELLUNA (Treviso) Vicolo Martiri Giuliani e Dalmati
MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
MONTELUPONE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
MONTEMURLO (Prato) Via Martiri delle Foibe (sottopasso)
MONTEROTONDO (Roma) Largo Martiri delle Foibe
MONTESILVANO (Pescara) Via Martiri delle Foibe
MONTESILVANO (Pescara) Via Pieramico Antonio Martire delle Foibe
MONTIGNOSO (Massa e Carrara) Parco Martire delle Foibe - in onore Guardia di PS Mario Buffoni
MORTARA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
MUGNANO DI NAPOLI (Napoli) Via Vittime delle foibe
NANTO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
NARDO' (Lecce) Piazzale Martiri delle Foibe
NEPI (Viterbo) Parco Martiri delle Foibe
NERVIANO (Milano) Via Martiri delle Foibe
NISCEMI (Caltanisetta) P.za Martiri delle Foibe di Istria, Dalmazia e V.G.
NIZZA DI SICILIA (Messina) Proposta attesa delibera
NOCERA UMBRA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
NOCETO (Parma) Via Martiri delle Foibe
NOVARA Via Vittime delle Foibe
NOVATE MILANESE Giardino Martiri delle Foibe
NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
ORIA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
ORISTANO Via Martiri delle Foibe
OSPITALETTO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
OSTRA VETERE (Ancona) Giardino Martiri delle Foibe
OZIERI (Sassari) Via Martiri delle Foibe
PADOVA Passaggio Martiri delle Foibe
PADOVA Via Martiri Giuliani e Dalmati
PADOVA Via Pietro e Nicolò Luxardo
PADOVA Via Riccardo Gigante
PAGLIARA (Messina) Proposta attesa delibera
PAGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe (Istria 1943 -47)
PALAZZOLO SULL'OGLIO (Brescia) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
PARMA Via Martiri delle Foibe
PASIAN DI PRATO (Udine) Via Martiri delle Foibe
PERUGIA Via Vittime delle Foibe (Parco)
PESARO (Pesaro-Urbino) Parco Esuli Giuliano-Dalmati
PESCARA Piazza Martiri Dalmati e Giuliani
PESCHIERA DEL GARDA (Verona) Via Caduti delle Foibe
PIACENZA attesa delibera
PIETRASANTA (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) Via Caduti delle Foibe
PIOVE DI SACCO (Padova) Via Martiri delle Foibe
PISA Rotonda Martiri delle Foibe
POGGIBONSI (Siena) Via X febbraio
POGGIORSINI (Bari) Via Martiri delle Foibe
POMEZIA (Roma) Via Martiri delle Foibe
PONTE SAN PIETRO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
PONTEDERA (Pisa) Via Caduti delle Foibe
PORDENONE Pedonale/ciclabile Martiri delle Foibe
PORRETTA TERME (Bologna) Piazza Martiri delle Foibe
PORTOFERRAIO (Livorno) Via Martiri delle Foibe
PORTOGRUARO (Venezia) Via Vittime delle Foibe
PORTOMAGGIORE (Ferrara) Via Martiri delle Foibe
POVOLETTO (Udine) Ponte Martiri delle Foibe
PRATO Via Martiri delle Foibe
PRIVERNO (Latina) Giardino Martiri delle Foibe
PUTIGNANO (Bari) Via Martiri delle Foibe
QUATTORDIO (Alessandria) Via della Memoria (Vittime delle Foibe)
RACCONIGI (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
RAPALLO (Genova) Piazzale Martiri delle Foibe
RAVENNA fraz. Porto Corsini Parco Martiri delle Foibe
RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
RECETTO (Novara) Via Vittime delle Foibe
REGGELLO (Firenze) Via Caduti delle Foibe
REGGIO EMILIA fraz. Coviolo Viale Martiri delle Foibe
REVERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
RICCIONE (Rimini) Piazzale Martiri delle Foibe
RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
RIVAROLO CANAVESE (Torino) Via Martiri delle Foibe
ROBECCO SUL NAVIGLIO (Milano) Via Martiri delle Foibe
ROCCALUMERA (Messina) Piazzetta Vittime delle Foibe
ROMA Giuseppe Tosi Martire istriano (T)
ROMA Via Icilio Bacci
ROMA Via Norma Cossetto
ROMA Via Riccardo Gigante
ROMA (Laurentina) Largo Vittime delle Foibe istriane
RONCHI DEI LEGIONARI (Gorizia) Piazzale Martiri delle Foibe
RONCO ALL'ADIGE (Verona) Via Martiri delle Foibe
ROSA' (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ROVATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
ROVERETO (Trento) Largo Vittime delle Foibe 1943 - 1947
RUVO DI PUGLIA (Bari) Via Martiri delle Foibe
SABAUDIA (Latina) Largo dei Martiri delle Foibe
SACROFANO (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
SALO' (Brescia) Galleria Martiri delle Foibe
SALO' (Brescia) Via Martiri delle Foibe
SAN BONIFACIO (Verona) Piazza Martiri delle Foibe
SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Parco Martiri delle Foibe
SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Via Luxardo
SAN DONA' DI PIAVE -Calvecchia (VE) Via Martiri delle Foibe
SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Via Martiri delle foibe
SAN GIOVANNI LUPATOTO (Verona) Parco Martiri delle Foibe
SAN LAZZARO DI SAVENA (Bologna) Via Martiri delle Foibe
SAN MAURO TORINESE (Torino) Piazzale Martiri Italiani delle Foibe
SAN MINIATO fraz. Ponte a Egola (Pisa) Via Vittime delle Foibe
SAN SEVERO (Foggia) Largo Vittime delle Foibe
SANREMO (Imperia) Via Martiri delle Foibe
SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) Giardini Vittime delle Foibe
SANTA MARINELLA (Roma) Parco Martiri delle Foibe
SANTA TERESA di RIVA (Messina) Via Martiri delle Foibe
SANT'ANGELO LODIGIANO (Lodi) Via Martiri delle Foibe
SAONARA (Padova) Via Martiri Giuliani e Dalmati
SASSARI Via Martiri delle Foibe
SASSO MARCONI -Borgonuovo (Bologna) Piazzale Vittime delle Foibe
SASSUOLO (Modena) Piazza Martiri delle Foibe
SAVIGLIANO (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
SAVOCA (Messina) Proposta attesa delibera
SCAFATI (Salerno) Via Martiri delle Foibe
SCARLINO (Grosseto) Via Martiri d'Istria
SEDICO (Belluno) Via Martiri delle Foibe
SEGRATE (Milano) Parco Martiri delle Foibe
SELCI Sabino (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
SEREN DEL GRAPPA (Belluno) Via Vittime delle Foibe
SERIATE (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
SERVIGLIANO (Fermo) Via Martiri delle Foibe
SESTO SAN GIOVANNI (Milano) Largo/Cippo Martiri delle Foibe
SETTIMO TORINESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
SIMERI CRICHI (Catanzaro) Piazza Vittime delle Foibe
SOVIZZO loc. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
SULMONA (Aquila) Via Martiri Istriani Delle Foibe
SURBO (Lecce) Largo Vittime delle Foibe
TARANTO Piazzale Vittime delle Foibe
TEMPIO PAUSANIA (Olbia-Tempio) Via Martiri delle Foibe Istriane
TEOLO (Padova) Via Martiri delle Foibe
TERAMO Via Martiri delle Foibe
TERAMO fraz. Piano d'Accio Via Norma Cossetto
TERMINI IMERESE (Palermo) Largo Martiri delle Foibe
TERMOLI (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
TERRALBA (Oristano) Piazza Martiri delle Foibe
THIENE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
THIESI (Sassari) Via Vittime delle Foibe (In ricordo dei finanzieri Andrea Serra e Giovanni Peralta)
TOLMEZZO (Udine) Largo Vittime delle Foibe ed Esuli di Istria, Fiume, Dalmazia ed A.Isonzo (II Guerra Mondiale e dopoguerra)
TOMBOLO fraz. Onara (Padova) Via Martiri delle Foibe
TORRE MAGGIORE Foggia) Via Martiri delle Foibe
TORTONA (Alessandria) Giardini Esuli Istriani, Fiumani, Dalmati e Rimpatriati
TRENTO Via Vittime delle Foibe
TREVISO fraz. Santa Bona Piazza Martiri delle Foibe
TRICASE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
TRIESTE Via Norma Cossetto
TRIESTE Viale Martiri delle Foibe
TROFARELLO (Torino) Via Martiri delle Foibe
TUGLIE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TUORO (Caserta) Via Martiri delle Foibe
UDINE Parco Vittime delle Foibe
UGGIATE TREVANO (Como) Piazzetta 10 febbraio - Giorno del Ricordo delle Vittime delle Foibe e dell'Esodo
URGNANO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
VALDOBBIADENE (Treviso) Parco Martiri delle Foibe
VALEGGIO SUL MINCIO (Verona) Via Martiri delle Foibe
VARESE Via Istria - Martiri delle Foibe
VASTO MARINA (Chieti) Via Martiri Istriani
VEDELAGO fraz. Casacorba (Treviso) Piazza Martiri delle Foibe
VELLETRI (Roma) Via Martiri delle Foibe
VENEZIA fraz. Marghera (Venezia) Piazzale Martiri Giuliano-Dalmati delle Foibe
VENTIMIGLIA (Imperia) Giardini Martiri delle Foibe
VERBANIA (Verbano-Cusio-Ossola) Parco Norma Cossetto
VERCELLI Via Martiri delle Foibe
VERONA Fraz... Santa Lucia Golosine Piazza Martiri Istria e Dalmazia
VIAREGGIO (Lucca) Via Martiri delle Foibe
VICENZA Largo Martiri delle Foibe
VIGEVANO (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VIGONZA (Padova) Via Martiri delle Foibe
VIGUZZOLO (Alessandria) Piazza Vittime delle Foibe
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (Massa Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
VILLANOVA SULL'ARDA (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
VILLONGO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
VITERBO Largo Martiri delle Foibe Istriane
VITTORIA fraz. Scoglitti (Ragusa) Via Martiri delle Foibe
VOGHERA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VOLPIANO (Torino) Via Vittime delle Foibe
ZOAGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
FOIBA DI BASOVIZZA
LAPIDE
O tu che ignaro passi
per questo Carso forte ma buono,
fermati! Sosta su questa grande tomba!
E’ un calvario con il vertice
sprofondato nelle viscere della terra.
Qui, nella primavera del 1945,
fu consumato un orrendo Olocausto.
A guerra finita!
Nell’abisso fummo precipitati a centinaia,
crivellati dal piombo e straziati dalle rocce.
Nessuno ci potrà mai contare!
Avidità di conquista, odio e vendetta
congiurarono e infierirono contro di noi.
Essere italiani era la nostra colpa.
A gettarci nel baratro furono torme di invasori,
calati nella nostra terra sotto l’influsso
di una malefica stella vermiglia.
Per viltà gli uomini non ci hanno reso giustizia.
Ce l’ha resa Dio accogliendo i nostri spiriti,
purificati da tanto martirio.
O tu che, ora non più ignaro, scenderai da questo Carso,
ricorda, e racconta la nostra tragedia
Federazione Grigioverde
2004
"Nessuno muore del tutto finché ne sia conservato il Ricordo” Jorge Luis Borges
Neo-irredentismo e foibe: quello che i media non dicono
GIORNATA DELLA MEMORIA E GIORNO DEL RICORDO
Dopo l’istituzione del Giorno della Memoria per il 27 gennaio (anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica), le associazioni irredentistiche degli esuli istriani hanno tanto fatto e brigato da ottenere, nel 2004, che il 10 febbraio, cioè a pochi giorni di distanza da questa ricorrenza, venisse istituito il “Giorno del Ricordo” (si noti qui anche la similitudine linguistica tra “ricordo” e “memoria”), “dell’esodo e delle foibe”, ricorrenza istituita anche con il beneplacito di buona parte del centrosinistra, soprattutto i DS. A tre anni di distanza da questa “operazione”, possiamo vedere gli effetti che essa ha avuto sulla scena politica e culturale italiana (ma anche internazionale).
Innanzitutto vediamo che già da metà gennaio, cioè in prossimità del Giorno della Memoria, le associazioni degli esuli riempiono il calendario di proprie iniziative che, stante la vicinanza delle date e stante il fatto che, vuoi per capacità organizzativa, per spirito combattivo, per disponibilità di fondi, o chissà per quali altri motivi, sono molto più numerose e visibili di quelle indette per il 27 gennaio, mettendo di fatto in secondo piano quelle relative a questa ricorrenza.
C’è però una differenza di fondo nell’atteggiamento di chi si occupa delle due “giornate”. Mentre nelle intenzioni di chi ha ideato la Giornata della Memoria e di chi per celebrare questa giornata organizza convegni, dibattiti, iniziative culturali lo scopo era quello di ricordare ciò che è stato (la follia guerrafondaia e criminale del nazifascismo) affinché la storia non si ripeta e non vi siano più genocidi e violenze, la stessa cosa non la rileviamo nelle iniziative indette dalle varie associazioni di “esuli istriani” per il 10 febbraio (e parliamo qui della Lega Nazionale ed anche delle Comunità istriane).
Chi ha avuto modo di sentire o di leggere le testimonianze dei sopravvissuti dai lager nazifascisti (e diciamo nazifascisti perché anche il fascismo ha avuto i propri lager, pensiamo solo a quello di Gonars che si trovava a pochi chilometri da Trieste, circostanza spesso ignorata dagli stessi antifascisti), sa perfettamente che nella memoria di essi non c’è posto, di norma, per l’odio, per il rancore, per il desiderio di vendetta. Nella maggior parte dei casi, chi ha vissuto sofferenze indicibili, preferisce dimenticare, cerca l’oblio e per questo lascia da parte i sentimenti di odio che invece tengono vivo il dolore del ricordo.
Se andiamo invece a seguire le iniziative per il Giorno del Ricordo (10 febbraio), vediamo che la maggior parte di esse non sono finalizzate al superamento della fase storica che ha portato al Trattato di pace (perché il 10 febbraio è quello del 1947, quando l’Italia finalmente siglò il trattato di pace con il quale venivano sanciti i nuovi confini sorti dopo la seconda guerra mondiale), ma al reiteramento di una propaganda irredentistica, che partendo da dati storici falsi (come l’ingigantimento delle cifre degli “infoibati”, cioè di coloro che, nell’allora Venezia Giulia furono uccisi, per vari motivi, tra i quali anche fatti di guerra, dai partigiani jugoslavi o condannati a morte come criminali di guerra dai tribunali jugoslavi), e dalla ripetizione della vecchia teoria (un tempo solo fascista) che il trattato di pace fu in realtà un diktat per l’Italia, ribadisce la teoria degli “ingiusti confini”, delle “terre rubate” e conclude con lo slogan “volemo tornar”.
Ora non ci dilungheremo sulla questione delle “foibe”, perché fin troppo spesso ne abbiamo parlato su queste pagine; diciamo solo che quelli che vengono fatti passare per “infoibati sol perché italiani” nella maggior parte dei casi si possono inserire nella categoria dei “morti per cause di guerra”, ricordando che nel corso della seconda guerra mondiale sono morte milioni di persone, a causa di una guerra che è stata voluta ed iniziata (cosa che pochi ormai ricordano) dalla volontà imperialistica dei regimi nazifascisti. È stata l’Italia fascista ad invadere, senza dichiarazione di guerra, ed a spartirsi, assieme ai propri alleati, la Jugoslavia, devastandola e provocando orrende stragi di civili; sono stati i regimi nazifascisti che hanno dichiarato guerra al mondo intero, perché volevano prendere il controllo di esso, e, dato che fortunatamente per i destini del mondo, la cosa non gli è riuscita e sono stati sconfitti (anche grazie al contributo di sacrifici delle varie resistenze europee, tra le prime quella jugoslava), alla fine del conflitto hanno dovuto pagare, in termine di perdita di territorio, questa sconfitta.
Così entriamo nel merito della questione che più è dibattuta in questi giorni nei convegni organizzati per il 10 febbraio: la questione degli “ingiusti confini”.
Se, come abbiamo sentito dire spesso in vari convegni cui abbiamo assistito, il diritto italiano sull’Istria e su Fiume era dato dal fatto che questi territori erano stati annessi in seguito alla prima guerra mondiale (dove Fiume, ci si lasci dire, è stata annessa all’Italia con un colpo di mano in barba al trattato di pace ed al diritto internazionale), volendo seguire questa logica (che non è quella di “sangue e di suolo” che altri proclamano), dobbiamo accettare anche il fatto che in seguito ad un altro conflitto altri confini sono stati tracciati e territori che erano stati conquistati grazie ad una guerra vinta, sono poi stati tolti per una guerra (d’aggressione, ricordiamolo) perduta.
Così abbiamo sentito il professor Raoul Pupo, che sicuramente non è uno storico “neofascista”, sostenere che in realtà il trattato di pace del 1947 non è stato firmato con l’Italia, ma sopra l’Italia, perché alla fine della guerra l’Italia non esisteva come soggetto politico internazionale e quindi non aveva alcuna possibilità di negoziare, con i vincitori della guerra, i propri confini. Questa interpretazione, che è un po’ una variante del concetto di diktat, però non tiene conto di una cosa fondamentale: che l’Italia non era stata aggredita da nessuno degli Stati che vinsero la guerra, e che il fatto che l’Italia aveva perso la guerra era la mera conseguenza del fatto che l’aveva iniziata. L’attribuzione dell’Istria alla Jugoslavia, sostiene Pupo, rientra nella logica geopolitica di “accontentare” Tito, all’inizio concedendogli i territori che aveva militarmente conquistato, e successivamente per “tenerselo buono” in funzione antisovietica.
Ma al di là del diritto di “conquista” (che, come abbiamo visto prima, viene di solito fatto valere per i territori annessi dopo la prima guerra mondiale dall’Italia), queste interpretazioni di Pupo non tengono conto di altre cose. Che i territori istriani, ad esempio, non sono “italiani” per diritto di “sangue e di suolo”, dato che la popolazione è mistilingue, con predominanza di sloveni e croati all’interno e di istro-veneti sul litorale. Perché quindi dovrebbe essere “naturale” che questi territori dovessero rimanere all’Italia piuttosto che alla Jugoslavia, tenendo anche conto che l’Italia doveva risarcire danni di guerra di non poca entità al Paese che aveva invaso?
Una volta sancito, in queste conferenze “storiche”, che i confini sono, tutto sommato, ingiusti, i vari relatori vanno ad analizzare la questione dell’ “esodo” degli istriani. Diciamo subito che, a parer nostro, un “esodo” che si prolunga per vent’anni non può essere un “esodo” causato da “pulizia etnica”. Citiamo a questo proposito la testimonianza del giornalista Fausto Biloslavo, di passata militanza nel Fronte della gioventù, che si è più volte autopresentato come “nipote di infoibato e figlio di esule”, che nel corso di un intervento ha spiegato che il nonno paterno, di Momiano, dovette fuggire a Trieste “rocambolescamente” all’arrivo dei partigiani, “perdendo tutto”, e la moglie poté raggiungerlo assieme ai figli appena nel 1954. Dunque la famiglia rimase per nove anni a Momiano, sotto il “regime titino”, che evidentemente non li “infoibò”, né li espulse, nonostante con tutta probabilità il nonno fosse stato coinvolto con il regime fascista, se aveva dovuto filare via in fretta e furia abbandonando moglie e figli.
Ma queste contraddizioni stranamente non vengono rilevate da chi ascolta. Del resto, il racconto di Biloslavo non si discosta molto, per coerenza, da altre interpretazioni “storiche”. Il professor Pupo, ad esempio, sostiene che all’inizio il “regime jugoslavo” aveva fatto una distinzione tra italiani assimilabili al “regime” (operai, contadini, proletariato in genere) ed altri non assimilabili (i ceti più elevati), che furono cacciati fin dall’inizio. Ammesso e non concesso che questa interpretazione sia attendibile, non passa per la mente dello studioso che si fosse trattato di una “epurazione” politica e di classe e non etnica? Che furono indotti ad andarsene i possidenti, che avrebbero perduto, con il socialismo, i loro possedimenti, nonché i fascisti, esattamente come accadde per sloveni e croati che non si identificavano nel nuovo sistema di governo? Pupo sostiene poi che successivamente, dopo la svolta del Kominform, anche gli italiani che erano rimasti furono cacciati via, perché tutti simpatizzanti per l’URSS, in questo modo sarebbe stata completata la “pulizia etnica”: questa ci sembra ancora più fuorviante come interpretazione. Se ciò che sostengono questi studiosi, cioè che la comunità italiana fu interamente espulsa, con le buone o con le cattive, dalla Jugoslavia, fosse vero, oggi non avremmo in Istria una comunità italiana forte, compatta, ricca di istituzioni culturali, cosa che pure viene invece rivendicata da quegli stessi rappresentanti degli esuli che prima parlano di pulizia etnica e poi del fatto che gli italiani in Istria sono tuttora numerosi e presenti, senza rendersi conto che la seconda cosa escluderebbe la prima.
La comunità italiana in Jugoslavia ha sempre goduto di diritti specifici, a cominciare dalle scuole, per proseguire con il bilinguismo e con i seggi garantiti nei vari parlamenti. Se questo significa pulizia etnica, cosa dovrebbero dire gli sloveni d’Italia, che se oggi hanno le scuole con lingua d’insegnamento slovena è solo grazie al fatto che sono state istituite dagli angloamericani e poi conservate in base ad una precisa clausola contenuta nel Memorandum del 1954, mentre tutti gli altri diritti sono ben al di là di venire?
Ma è proprio grazie alle mistificazioni degli argomenti storici che alla fine emergono i contenuti che sono, a parer nostro, più preoccupanti, e che possono essere sintetizzati nello slogan “volemo tornar” che tanto spesso viene citato in queste rassegne, e sui quali contenuti ritorneremo, per un approfondimento, in un prossimo articolo.
***NEGAZIONISTA!
Negazionista, ecco la parola chiave. Il nuovo diavolo, il nuovo fantasma che corre l’Europa, il mondo; altro che nichilista, bolscevico, anarco-insurrezionalista: ora la reazione ha trovato un nuovo termine per criminalizzare chi non si omologa alla “vulgata di regime”.
Negazionista delle foibe, mi hanno definita (non solo me, peraltro, sono in poca, ma buona compagnia). Ma io, cosa avrei negato, alla fine dei conti?
Non ho negato che vi siano stati “infoibamenti” in Istria nel settembre 1943. No, ho semplicemente citato i documenti che dimostrano che gli “infoibati” non sono stati “migliaia” ma circa trecento e non più di cinquecento. Le fonti? Il rapporto del maresciallo Harzarich, che operò i recuperi, una lettera del federale fascista dell’Istria Bilucaglia dell’aprile 1945.
Ho “negato”, questo sì, che vi siano le prove delle efferate torture e violenze carnali che vengono attribuite ai partigiani nei confronti degli “infoibati”. Ho negato che il capo di don Tarticchio sia stato circondato da una corona di spine e che i suoi genitali gli siano stati messi in bocca, perché il rapporto del recupero della sua salma non fa parola di tutto ciò: ma non ho mai “negato” che don Tarticchio sia stato gettato in una foiba.
Non ho neppure negato che Norma Cossetto sia stata gettata in una foiba, ho solo detto che il rapporto del recupero della sua salma non parla di alcuna traccia di violenza, come quelle che vengono descritte dai libri (non ultimo quello di Frediano Sessi).
Ho negato, questo sì, che i racconti di Udovisi e Radeticchio, che sostengono di essere sopravvissuti alla foiba, siano attendibili: anche perché ambedue descrivono la stessa vicenda, praticamente con le stesse parole, però Udovisi racconta di avere salvato Radeticchio, mentre Radeticchio dichiara che Udovisi è morto nella foiba. Ho negato che siano attendibili: mi si dimostri il contrario e tornerò sulle mie opinioni.
Ho negato che a Basovizza siano state “infoibate” centinaia o migliaia di persone: l’ho negato perché dai documenti (fonte militare angloamericana e archivio del Comune di Trieste) risulta che la foiba è stata più volte svuotata, però negli archivi dei cimiteri cittadini non c’è traccia di questi recuperi e delle relative inumazioni. Ho posto dei dubbi, ho chiesto che si esplorasse il pozzo: nessuno lo vuole fare perché le cose devono restare così come sono, non c’è posto per le obiezioni.
Allora si dice che io non rispetto i morti, solo perché sostengo (prove alla mano) che non sono morte tante persone come si dice. Perché ho trovato che negli elenchi degli “infoibati” sono stati inseriti anche caduti partigiani o persone che proprio non erano morte, indipendentemente dal ruolo che avevano ricoperto sotto il nazifascismo. Marco Pirina, che ha inserito tra gli “infoibati” tanti vivi e tanti martiri della Resistenza, o il compianto Gaetano La Perna, che ha indicato come “ucciso dagli jugoslavi” anche il questore di Fiume Palatucci, morto in un lager nazista, loro li rispettano i morti, invece?
Ma io sono “negazionista” perché mi permetto di dire che sulla questione delle foibe sono state dette tante falsità e che queste falsità sono diventate una “leggenda metropolitana”, un “mito”, che viene usato a scopo anticomunista, antipartigiano e soprattutto in funzione razzista contro i popoli della ex Jugoslavia, soprattutto Sloveni e Croati.
E dato che dico questo, mi si vuole impedire di parlare, attribuendomi affermazioni che non ho fatto e stravolgendo le cose che ho detto.
“Calunniare, insudiciare, ammazzare sono i metodi del fascismo”, ha scritto il cattolico Robert Merle. Spero caldamente che non siamo ancora arrivati al fascismo completo, perché i primi due metodi li stiamo vivendo del tutto, in questi giorni del “ricordo” di febbraio 2007.
Ma, come diceva a suo tempo un alto funzionario dello Stato, c’è un’unica cosa da fare: Resistere, Resistere, Resistere.
tesi
L’Esodo dimenticato
di Erica Cortese, Edizioni L’Arena di Pola, Trieste 2010, pagg. 48.
Un’attenta lettura di questa agile sintesi storica che ricorda con dovizia di particolari il dramma del grande Esodo giuliano e dalmata e la tragedia delle Foibe non farebbe presumere che l’Autrice sia una giovane studentessa liceale di Genova - nipote di Esuli - cui va dato atto di una nobile scelta: quella di dedicare alla complessa, difficile e sofferta vicenda la sua tesina di maturità. Infatti, il testo ampiamente documentato con le citazioni di riferimento, un significativo sottotitolo (la guerra è lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza) ed una pur sintetica ma esaustiva bibliografia, è scritto con sicura proprietà di linguaggio, non frequente tra i maturandi e nemmeno tra diversi laureati, e con una passione civile che non contraddice l’obiettività sempre necessaria in un’opera storica degna di questo nome.
Si deve salutare con compiacimento, quindi, l’iniziativa editoriale assunta dall’Organo mensile del Comune di Pola in Esilio e dal suo Direttore, Gen. Silvio Mazzaroli, di dare alle stampe questo volumetto, certamente utile per l’auspicata diffusione nelle scuole, come si legge nella presentazione, ma nello stesso tempo per un’informazione sintetica e peraltro non affrettata ad uso di chiunque voglia documentarsi circa una tristissima pagina della storia italiana.
L’Autrice, dopo un’introduzione di carattere geografico ed un’ampia premessa sugli eventi istriani e dalmati dall’epoca romana alla prima guerra mondiale ed all’avvento del fascismo, analizza più diffusamente il periodo compreso tra il 1943 ed il 1947: appunto, quello delle Foibe, delle persecuzioni indiscriminate a danno degli italiani, e dell’Esodo davvero plebiscitario dei 350 mila, che abbandonarono il cosiddetto “paradiso di Tito” per una scelta significativa di civiltà, ma sarebbe meglio dire di salvezza fisica. Non mancano precisi riferimenti alle responsabilità degli Alleati ed al triste destino dei profughi nel campi di raccolta, allestiti in tutta fretta, nella maggior parte dei casi senza il minimo conforto nemmeno a livello di servizi essenziali.
L’elenco delle Foibe conosciute, in cui si sa con certezza che furono sacrificate Vittime innocenti, viene proposto da Erica nel numero di cinquanta, a cominciare da quelle più note di Basovizza e Monrupino, le sole rimaste in territorio italiano, e da quella di Villa Surani, in cui trovò tragico destino Norma Cossetto, alla cui memoria straziante il volume dedica una pagina accorata, conclusa dalla menzione della laurea “honoris causa” con cui l’Università di Padova, già nel primo dopoguerra, avrebbe reso omaggio alla sua compianta studentessa di Lettere.
In questo “aureo libretto” non mancano notizie poco conosciute, nemmeno nell’ambito degli addetti ai lavori, come quelle riguardanti l’assistenza offerta ai partigiani di Tito negli ospedali civili e militari pugliesi: coloro che vi furono curati e spesso salvati ammontarono a parecchie migliaia! Lo stesso dicasi per la lunga e precisa elencazione delle clausole, alcune delle quali palesemente vessatorie, che il trattato di pace del 10 febbraio 1947 statuiva a danno dell’Italia: chiaro esempio di miopia politica ancor prima che morale. E non manca una documentazione cartografica e fotografica essenziale, ma ugualmente idonea sulle Foibe, su alcuni strumenti di tortura utilizzati dagli slavi e le condizioni di vita nei campi profughi, che secondo le fonti citate da Erica furono 109: questo numero così alto dipese dal fatto che il Governo dell’epoca non vedeva di buon occhio eventuali concentrazioni degli Esuli, per chissà quali timori politici.
I riferimenti familiari sono ridotti al minimo, tanto da occupare non più di mezza pagina a conclusione dell’opera, ma pur sempre sufficienti a documentare le difficoltà di reinserimento dei profughi, sia pure mitigate dalla loro laboriosità e dalla capacità di recuperare uno stile di vita “decoroso e tranquillo”. Tuttavia, conclude Erica, evidentemente sulla scorta di testimonianze orali dei familiari, e soprattutto dei nonni, a Pola era ben altra cosa!
Anche per questo, vale la pena di segnalare l’opera di questa giovane studentessa, frutto di una sicura metodologia storica ma prima ancora di amore: un’opera che nell’attuale congiuntura politica, governata, nella migliore delle ipotesi, dal consumismo e da un edonismo sostanzialmente materialista, induce alla speranza, in specie se queste pagine talvolta tacitiane ma precise ed obiettive, saranno conosciute come meritano e verranno fatte oggetto di informazione diffusa, in specie nelle scuole.
L’avvento del “Giorno del Ricordo” che la Legge 30 marzo 2004 n. 92 ha voluto istituzionalizzare, individuando proprio nel 10 febbraio di ogni anno la data idonea a celebrare Esodo e Foibe, permette di auspicare, a più forte ragione, che l’iniziativa possa essere concretizzata.
In ogni caso, l’impegno scientifico di Erica Cortese e quello editoriale del Comune di Pola in Esilio dimostrano che “l’antiquo valore negli italici cor non è ancor morto” e che la storia, a cominciare da quella dell’Istria, non è finita nel 1947 né tanto meno nel 1975, quando la vergogna del “diktat” venne quasi superata da quella di Osimo. Al contrario, è una storia che, vorremmo dire per definizione, presume di doversi inquadrare in una prospettiva di lungo termine, e che in questa ottica ricomincia da oggi.
Quando si cominciò a parlare di Foibe
QUANDO SI COMINCIÒ A PARLARE DI FOIBE?
RISTABILIAMO LA VERITÀ STORICA.
di FEDERICO VINCENTI
Poiché la stampa nazionale, salvo talune eccezioni, scrivendo a proposito delle foibe si ostina a non tener conto delle vicende storiche accadute nonché delle brutali violenze perpetrate fin dalla conclusione del primo conflitto mondiale nei confronti delle popolazioni slovene e croate venute a far parte del Regno d’Italia, è opportuno ritornare sull’argomento per farlo conoscere agli italiani poco attenti ed in particolare ai demotivati giovani d’oggi. Ciò non significa giustificare alcunché, ma certamente non è possibile ignorare le responsabilità del nazionalismo italiano e del fascismo nei confronti delle popolazioni slave e delle minoranze in generale.
Gaetano Salvemini, professore universitario, politico, critico del malcostume giolittiano, amico di Cesare Battisti, volontario combattente sul Carso, deputato al Parlamento e antifascista, il 14 maggio 1915, dieci giorni prima dell’ingresso italiano nella Grande Guerra, così scrisse: «Se prevarranno i livori ed i rancori locali degli italiani di Trieste e dell’Istria contro gli slavi, tristi giorni si prepareranno al nostro Paese. Se sapremo guardare al problema dei rapporti italo-slavi da un punto di vista superiore a quello delle lotte comunali, locali, personali, la sostituzione della bandiera italiana a quella austriaca in Trieste e Pola rappresenterà in Europa una solida garanzia di pace e civiltà».
Ma così non fu. La guerra si rivelò lunga e sanguinosa, e sebbene i soldati italiani si battessero con valore, la disastrosa rotta di Caporetto fu imputata dal Gen. Cadorna ai fanti «vilmente ritiratisi e arresisi». Le decimazioni e le fucilazioni dei “vili” furono all’ordine del giorno. Non si ottennero però grandi successi, bensì un’ecatombe di combattenti e di vittime civili. La guerra ebbe fine quando ancora truppe imperiali occupavano territori italiani.
Dopo la vittoria, Vittorio Emanuele III nominava governatore delle terre annesse – che risultavano essere abitate da popolazioni slovene e croate in una percentuale del 58% – il Gen. Carlo Petitti di Roreto, il quale non mancò di richiamare quei comandanti militari a lui sottoposti che avevano ordinato ai sacerdoti slavi di predicare in lingua italiana.
Le disposizioni del Governatore militare non vennero ascoltate, sebbene fosse stato dato alle stampe e letto nelle chiese un proclama che recitava: «Sloveni d’Italia, la grande Nazione della libertà, venuta a voi, vi lascerà l’uso della vostra lingua e la nazionalità delle vostre scuole, assai più che non abbia concesso a voi l’Austria...».
Tali promesse non furono mantenute; esplose invece la violenza in tutte le località dell’Istria, tanto che nell’agosto del 1920 il deputato Giovanni Cosattini (nel 1945 Sindaco della Liberazione della città di Udine) denunciò alla Camera che «dalle 500 alle 600 persone furono internate senza evidente motivo. Si vedeva in ogni slavo un nemico od una spia; da qui la politica del terrore e della persecuzione ...
Nei villaggi slavi la legge, la libertà, il diritto non contano nulla. Vi regna l’arbitrio del Comandante locale, del Commissario comunale, del brigadiere dei carabinieri... Lo scioglimento delle associazioni, il divieto delle riunioni, la persecuzione dei maestri, le perquisizioni che arrivano senza alcuna autorizzazione della magistratura e senza garanzie legali».
Anche il nazionalista Attilio Tamaro in un suo articolo pubblicato su La Riscossa nel 1919 espresse così la sua dura critica: «L’Italia ha mandato ed ha permesso che si spingesse qui un’impressionante quantità di impiegati corrotti o corruttibili che ammorbano il mondo degli affari e gli animi dei cittadini... Ricordiamo, quale ultimo e triste esempio, che i carabinieri, altamente benemeriti, hanno preso l’insopportabile abitudine di percuotere gli individui che arrestano. Essi seminano vento e si raccoglierà tempesta».
Furono espulsi e sostituiti i dipendenti pubblici, i ferrovieri, i marittimi. Nella città di Pola vennero cacciati dall’Arsenale e dai Cantieri gli operai e i tecnici croati e sloveni. Lo stesso vescovo castrense dell’esercito mons. Angelo Bortolomasi, che per ordine superiore aveva sostituito il vescovo di Trieste e Capodistria, il mons. sloveno Andreas Karlin, indirizzò una lettera al Presidente del Consiglio Giolitti, in cui riferiva: «Ho dovuto fare constatazioni dolorose... Gruppi di fascisti, con minacce e a mano armata, intimarono che non si dovesse più tener canti popolari o discorsi in lingua slava... Taccio di scene anche particolarmente brutali... Le popolazioni sono irritatissime da queste violenze... Temo una grave reazione».
L’odio contro gli italiani si diffuse e divenne generale. Si colpiva a casaccio e con ferocia, come raccomandava Mussolini, si esiliavano in Sardegna maestri e sacerdoti, si bastonava chi non si toglieva il cappello di fronte ai fascisti. Molta gente incominciò a rifugiarsi nei boschi assieme ai parroci per poter fuggire dalle continue violenze e dalle spedizioni punitive.
Si giunse pure a modificare i nomi e i cognomi slavi per adeguarli alla lingua italiana, vennero proibite le scritte slave anche sulle pietre tombali e quelle sulle corone di fiori per i defunti.
Il Popolo di Trieste scriveva il 27 giugno 1927: «I maestri slavi, i preti slavi, i circoli culturali slavi, sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimità e tolleranza».
Dopo l’inserimento nelle scuole di maestri “regnicoli”, si verificarono anche fatti riprovevoli, con punizioni corporali nei confronti degli scolari che faticavano ad imparare la lingua italiana. Il fascismo di frontiera continuava intanto la sua feroce pulizia etnica dando alle fiamme case del popolo, librerie, circoli culturali, società operaie, cooperative, banche e alberghi, cercando così di annientare la cultura e la dignità delle genti slave. L’Austria non aveva avuto tale comportamento nei confronti dei propri sudditi slavi.
In 69 località dell’Istria e del Goriziano si verificarono incidenti con tanto di scontri a fuoco, motivati dalla legittima difesa contro le squadracce del gerarca Francesco Giunta. In quegli anni, circa sessantamila sloveni e croati emigrarono nelle due Americhe e nel Regno di Jugoslavia. Carichi di rancore contro l’Italia fascista, molti di questi sarebbero tornati alle loro terre dopo il crollo del regime mussoliniano con animo ostile e covando desiderio di vendetta.
Intanto il tribunale speciale fascista emetteva continuamente condanne a morte ed a molti anni di reclusione: nei migliori dei casi vi era la deportazione nelle isole dell’Italia meridionale. La dittatura fascista durava per 21 lunghi anni, fino a quel crollo, avvenuto nel pieno della tragedia della seconda guerra mondiale, dalla stessa dittatura tanto auspicata, in corrispondenza del quale occorse l’insurrezione degli sloveni e dei croati delle terre annesse all’Italia con il trattato di Rapallo.
Concludendo questa breve ricerca sulle testimonianze relative al fascismo di frontiera, dalla fine del primo conflitto mondiale fino al 1930, sarà opportuno leggere quanto scrisse il gerarca e ministro dei lavori pubblici Giuseppe Cobolli Gigli, figlio del maestro sloveno Nicolaus Kombol. Costui, autore di opuscoli a carattere politico, sosteneva nel 1927 la necessità della pulizia etnica del suo stesso popolo attraverso la sostituzione degli agricoltori sloveni con coloni italiani provenienti dalle province del Regno. Al ministro piaceva una particolare canzone che allora accompagnava le azioni violente degli squadristi, canzone che egli stesso pubblicò con una propria introduzione:
«La musa istriana ha chiamato FOIBA il degno posto di sepoltura per chi, nella provincia, minaccia con audaci pretese le caratteristiche nazionali dell’Istria». I croati che quindi insistevano nel parlare la propria lingua materna correvano il pericolo di trovarvi l’ultima dimora, così come in effetti successe a molti di loro.
Il canto così minacciava:
«A Pola xè l’Arena
la Foiba xè a Pisin
che buta zo in quel fondo
chi gà un zerto morbìn.
E chi con zerte storie
fra i piè ne vegnarà
dìseghe ciaro e tondo:
feve più in là, più in là».
Se ne deduce che l’atroce uso delle foibe è un brevetto del regime fascista.
Riflessione: le violenze squadriste antiche e recenti, la snazionalizzazione degli sloveni e dei croati, le persecuzioni, i tribunali speciali, le tragedie delle aggressioni militari ai Paesi d’Europa, le fucilazioni e le rappresaglie contro i civili, le deportazioni nei lager, l’eliminazione dei sospetti, l’incendio dei paesi, l’Adriatisches Künstenland, le vendette, le foibe, l’esodo, hanno un solo responsabile: il fascismo.
fonte: www.anpi.it