Ottenuta l'indipendenza, occorreva definire
quale forma di governo le ex colonie intendessero applicare. Ogni stato presentava proprie specifiche identità, non facilmente integrabili tra loro, e profonde erano le divergenze politiche: per questo motivo
prevalse l'idea che ogni stato fosse libero di autodeterminarsi adottando una propria costituzione. Si configurò un ventaglio assai diversificato di opzioni generali, che andavano dal mantenimento di antiche carte redatte in epoca coloniale all'adozione di moderne costituzioni (come nel caso della Virginia) che sancivano i principi dell'eguaglianza, della libertà, della divisione dei poteri e rifiutavano la schiavitù. Fu scelto un
sistema federale, che conciliava le tradizioni del particolarismo e della differenziazione religiosa, che caratterizzavano i singoli stati, con le ragioni dell'interesse comune, della difesa militare, dell'impulso allo sviluppo cementate dalla guerra di indipendenza.
Il testo della costituzione, redatto nel
Congresso di Philadelphia del 1787, sanciva le idee dei federalisti: stabiliva infatti un rapporto di
elezione diretta tra cittadini e governo centrale e di sovranità diretta del secondo sui primi nell'ambito di determinate competenze (finanze, politica estera, guerra), fatta salva la garanzia di
ampie autonomie ai singoli stati. Gli organi principali del governo centrale furono fissati nel
Congresso (costituito dalla
Camera, eletta a suffragio universale maschile e con sistema proporzionale, e dal
Senato, composto da due senatori per ogni stato), nel
Presidente, eletto ogni quattro anni con un sistema indiretto e dotato di forti poteri esecutivi, e nella
Corte Suprema, garante dell'unione federale.
Nelle prime elezioni, tenutesi il 4 febbraio 1789, fu eletto presidente
George Washington. Lo slancio economico che segnò gli anni di formazione degli Stati Uniti fu favorito dalla
colonizzazione di nuove terre a ovest, dove alla fine del Settecento sorsero i nuovi stati del Vermont, del Kentucky, del Tennessee, seguiti all'inizio dell'Ottocento da Ohio, Indiana, Michigan e Wisconsin. Iniziò allora l'
avanzamento della frontiera verso il Pacifico, che consegnò agli americani uno spazio divenuto via via di dimensioni continentali, immenso serbatoio di terre e di risorse agricole e minerarie.
Il dibattito politico, inasprito dagli echi della Rivoluzione francese e dalle opposizioni alla sovranità del potere federale, vide emergere il
partito repubblicano: a quest'ultimo apparteneva
Thomas Jefferson, il quale, eletto
presidente nel 1800 e riconfermato nell'incarico
nel 1804, interpretò la volontà della grande massa dei piccoli proprietari terrieri (i
farmers), spostando l'equilibrio federale a favore dell'autogoverno locale. L'atto più importante della sua presidenza fu l'
acquisto della Louisiana, la cui annessione raddoppiò la superficie degli Stati Uniti e ne orientò lo sviluppo verso la colonizzazione.
Tra il 1806 e il 1809 Jefferson decretò una serie di misure che vietarono lo scambio commerciale con i paesi europei (
Non-Importation Act, Embargo Act, Non-Intercourse Act), allo scopo di protestare contro le violazioni dei diritti commerciali dei paesi neutrali, compiute da Francia e Inghilterra nel corso delle guerre napoleoniche.
Durante la presidenza di
James Madison, le tensioni crescenti con la Gran Bretagna nel 1812 portarono allo scoppio del
conflitto anglo-americano, che si protrasse fino al 1814 con sorti alterne, ma senza risolutive operazioni militari: agli americani non riuscì il tentativo di sollevare il Canada, rimasto leale alla Corona, mentre gli inglesi riuscirono a conquistare Washington, venendo poi bloccati a Baltimora. Nel
trattato di Gand, che pose fine al conflitto, i due paesi si impegnarono a restituirsi i territori conquistati e a definire in successivi colloqui la linea meridionale del confine canadese. Da quell'esperienza uscì
rafforzato il sentimento nazionale degli americani, ormai persuasi che il loro futuro dovesse svincolarsi del tutto dalle vicende europee.
Introduzione Le origini e l'insediamento coloniale La guerra d'Indipendenza Sviluppo economico e territoriale La guerra di Secessione Lotte sociali e politica estera Roosevelt e Wilson La crisi del 1929 e il New Deal La seconda guerra mondiale e il piano Marshall La guerra fredda ... fino a Clinton