Il programma di Roosevelt Il
programma rooseveltiano è il seguente: potenziamento dei
lavori pubblici per favorire la diminuzione della disoccupazione; sostenere i
prezzi agricoli per impedire l’ulteriore abbassamento del tenore di vita degli agricoltori; sviluppare e unificare le
attività assistenziali; regolamentare i trasporti e i
servizi pubblici; sottoporre al controllo governativo le banche e gli istituti finanziari; disciplinare i rapporti tra
capitale e lavoro.
Per attuare il suo programma Roosevelt capovolge quello che era stato il precetto repubblicano basato sul minimo intervento dello Stato nella società civile, e chiede con energia un
forte potere esecutivo. Già seguace di Wilson e governatore dello Stato di New York, Roosevelt istituisce un rapporto diretto con le masse: in questo senso si possono ricordare i famosi
discorsi radiofonici rivolti alla nazione, passati alla storia come "i discorsi del caminetto". In breve, egli inaugura un
nuovo rapporto tra Stato, industriali e forze lavoratrici.
Nei primi giorni del suo mandato presidenziale, i cosiddetti "cento giorni", l’amministrazione favorisce il rialzo dei prezzi per incrementare i profitti delle imprese e salvaguardare il pagamento dei debiti. Opera una
politica deflazionistica per ridurre la circolazione monetaria; riduce le spese dell’amministrazione centrale e gli stipendi degli impiegati pubblici. A sostegno dell’agricoltura, nel maggio del 1933 è promulgato l’
Agricoltural Adjustament Administration con il quale si regolamenta la produzione e si riduce il tasso di indebitamento.
Lo
sviluppo delle opere pubbliche, capaci di limitare la forte disoccupazione, è affidata alla
Federal Emergency Relief Administration organismo destinato a distribuire i finanziamenti pubblici. Anche la produzione industriale è riorganizzata con la
National Industrial Recovery Administration, una legge per la regolamentazione dei prezzi, dei salari e degli orari di lavoro. Si garantisce, inoltre, l’attività sindacale dei lavoratori (legge Wagner, 1935).
Oltre al finanziamento delle piccole e medie imprese, per favorire l’occupazione viene creato il
Works progress Administration e con funzioni analoghe il
Public Works Administration.
Il New Deal di Roosevelt, in definitiva, segna la fine dell’idea della completa autonomia del capitale. L’intervento statale suffragato dalle nuove teorie economiche di
Keynes, lungi dal risolvere completamente gli effetti devastanti della crisi, attenua la stessa e pone le basi per una
nuova ristrutturazione capitalistica.
John Maynard Keynes Il superamento della fase più acuta generata della crisi del 1929 afferma, attraverso la politica del New Deal, il
nuovo ruolo dello Stato nella vita economica. Si afferma, cioè, il sodalizio organico tra grande capitale e direzione statale. La teorizzazione della funzione indispensabile dell'intervento pubblico nell'economia, ha il suo paladino nell'economista inglese
John Maynard Keynes. Nel 1936 viene pubblicata la sua maggiore opera teorica: "
Teoria generale dell'impiego, dell'interesse e della moneta".
L'economista individua nell'insufficiente
capacità di consumo delle grandi masse i motivi reali della grande crisi. Conseguentemente, contrario alla compressione salariale, vede nell'
innalzamento delle retribuzioni una ricetta per scongiurare i pericoli di un futuro crollo dell'economia. Anche i
tassi di interesse operati dagli istituti di credito devono essere tenuti bassi per agevolare i prestiti alle imprese. Importante ancora l'
investimento dei capitali industriali in attività produttive e non in speculazioni bancarie.
Il sistema di
tassazione dei redditi e dei profitti da parte dello Stato avrebbe, poi, creato le condizioni per assicurare al potere esecutivo il ruolo di centro di coordinamento dell'economia nazionale. Il programma keynesiano, alla base del cosiddetto
Welfare State (in opposizione alla ricetta ultraliberista del Laissez-faire), è adottato nel New Deal rooseveltiano e in parte da alcuni governi europei, come quelli inglese e francese.
Prevede il superamento del Gold-standard (valutazione della moneta in rapporto alla quantità di riserve auree) attraverso un sistema di collaborazione e di scambi internazionali che faccia riferimento alle reali capacità economiche di ciascun paese.
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