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I nazionalisti al potere: l'ascesa di Saddam Hussein ( I parte )

Terza parte dell'approfondimento dedicato alla storia dell'Iraq a cura di Studenti.it

di Carlotta Ricci 5 ottobre 2007

Nel 1952 un colpo di stato aveva portato al potere in Egitto i "giovani ufficiali", un movimento di cui Gamal Abd en Nasser fu il maggior esponente, e che abolì l'anno dopo la monarchia. Nasser nazionalizzò poi il Canale di Suez (che era in mani inglesi) e sposò la causa del panarabismo, movimento teso a riunire sotto un unico edificio statale la nazione araba divisa da confini imposti dalle grandi potenze: nel febbraio 1958 come primo passo l'Egitto promosse la costituzione della RAU, l'unione con la Siria. Nuri Said rispose proclamando il 14 febbraio l'Unione iracheno-giordana e assumendo la carica di primo ministro federale. I due stati erano monarchie "sorelle": la Giordania era retta dal re Huseyn Talal e quella dell'Iraq da Faysal Ghazi, cugini di primo grado (nipoti del sopramenzionato sceriffo della Mecca Husain ibn Ali), entrambi hascemiti (discendenti cioé da Maometto). Truppe irachene furono inviate verso il confine giordano in vista dell'unificazione dei due eserciti. Lo scopo di Nuri Said, in linea con i desiderata delle grandi potenze, era di organizzare un possibile intervento in Libano e Siria in funzione anti-egiziana. Nel tragitto, alcuni reparti che si trovavano sotto il comando di Abdel Karim Qassem dovevano passare la notte tra il 13 e il 14 luglio a Baghdad.

Il 14 luglio 1958 però le truppe di Qassem con il sostegno attivo della popolazione assaltavano il palazzo reale e le sedi del governo, mentre la radio occupata trasmetteva la Marsigliese. Re Faysal e altri membri della sua famiglia venivano giustiziati sul posto. Nuri Said in un primo momento riusciva a fuggire, travestito da donna, ma venne riconosciuto da alcuni soldati e subito fucilato. L'odio popolare era tale verso questo personaggio che, quando la sua tomba venne identificata, una folla ne trascinò il cadavere per le vie di Baghdad.

Nasceva dunque la repubblica. Qassem varò le prime leggi contro il latifondo, ridusse i profitti della Iraq Petroleum Company (nei fatti sotto il controllo inglese), cercò di riconciliarsi con i curdi, impose agli inglesi (che non avevano mai lasciato il territorio iracheno) di sgomberare la base di al-Habbaniyya. Infine, denunciò il Patto di Baghdad (24 marzo 1959).

Qassem avviò la collaborazione con le forze progressiste che influenzavano le stesse masse che sostenevano il nuovo regime. Anche il PCI venne chiamato a collaborare. Ma tra queste forze non vi era unità di vedute. Da un lato i nazionalisti (Baath e nasseriani) premevano perché anche l'Iraq prendesse parte alla RAU (l'unione tra Egitto e Siria). Dall'altro comunisti, curdi e sciiti si opponevano agli unionisti. In filigrana si può leggere una contrapposizione dettata dalla irrisolta questione nazionale irachena. L'Egitto e la Siria infatti sono a grandissima maggioranza sunniti, e l'identità sciita è da un lato araba, ma dall'altra sente il richiamo della più forte concentrazione di sciiti: l'Iran persiano; gli sciiti del resto sono maggioranza in Iraq ma nella RAU si sarebbero trovati minoranza. I curdi del resto all'interno dell'Iraq sono una consistente minoranza (intorno al 20%), ma all'interno della RAU si sarebbero ridotti ad una trascurabile minoranza con ancor più difficoltà, in uno stato arabo forte ed esteso, di potersi autonomizzare e in prospettiva unificare con il resto dei curdi sparsi tra Turchia, Siria e Iran.
Questo conflitto prese nel corso dei mesi l'aspetto di una guerra civile strisciante.

Il clima di effervescenza sociale allarmò Qassem che nel luglio del 1959 sciolse tutti i partiti. Le agitazioni e gli scioperi furono repressi. Ripresero le persecuzioni nei confronti dei comunisti e gli scontri armati con i curdi.

Nel 1961 il Kuwait diventava indipendente. Si trattava di un territorio semidisabitato che non era è mai stato separato, prima del mandato inglese, dalla provincia di Bassora. Gli inglesi però trovarono tutto l'interesse a farne uno stato a sé, debole e inconsistente, per poterne controllare meglio le enormi potenzialità petrolifere. Qassem dunque si servì della tradizionale rivendicazione irachena su quel territorio anche per affrontare la fase difficile che attraversava il regime, le cui basi di consenso andavano restringendosi. Qassem, così, mosse l'esercito in direzione del Kuwait non riconoscendone l'indipendenza. Intervenne subito la Gran Bretagna che riuscì ad ottenere dalla Lega Araba, allora dominata dall'Egitto, il via libera all'invio di truppe a protezione del'emirato, insieme a un corpo di interposizione araba, con l'appoggio anche di Arabia Saudita e Giordania. Pur essendo nazionalista arabo, in Nasser prevalse in quel momento la preoccupazione di non vedere aumentare troppo la potenza del suo "rivale" Iraq.

Il logoramento del regime portò l'8 febbraio 1963 a un colpo di stato guidato dal colonnello Abdel Salam Aref che era stato deposto da Qassem, rappresentante dei settori più panarabi (nasseriani e baassisti) dell'esercito. Qassem venne ucciso e il Baath si rese protagonista di vere e proprie stragi le cui vittime erano comunisti ed ex seguaci di Qassem. Abdel in novembre cacciò il Baath orientando la propria azione in direzione di un panarabismo moderato.

Il nuovo regime a parole era più vicino a Nasser e proseguì sul terreno della modernizzazione: vennero nazionalizzate imprese straniere, si difese il petrolio come arma politica nella "lotta contro l'imperialismo e il sionismo" salvaguardandone i prezzi e il consolidamento dell'OPEC (l'organizzazione nata per tutelare gli interessi dei Paesi produttori di petrolio, sino ad allora defraudati dalle compagnie petrolifere occidentali). Venne decretata la riforma agraria e varati piani di sviluppo. Ma non si autorizzò la ripresa dell'attività politica, e continuò la repressione dei comunisti.

Il 10 febbraio 1964 si arrivò a un accordo di cessate il fuoco tra il regime e i curdi, che però su questo si divisero. Il leader storico Barzani aveva accettato l'accordo in vista di una promessa autonomia, ma la fazione di Jalal Talabani non credeva alle promesse irachene. L'URSS, desiderosa di stringere i contatti con l'Iraq, appoggiava la linea Barzani. Questa non fece però molta strada: il regime non fece alcun passo concreto verso i curdi e portò lo stesso Barzani a ricredersi.

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