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L'Iraq: Il dominio inglese

Seconda parte dell'approfondimento dedicato alla storia dell'Iraq a cura di Studenti.it

di Carlotta Ricci 5 ottobre 2007

Sir Percy Cox, il rappresentante inglese a Baghdad, proclamò il primo governo iracheno il 23 ottobre 1920. Una volta repressa la ribellione però gli inglesi si resero conto che non potevano governare direttamente e puntarono a creare un apparato statale che sostanzialmente dipendesse da loro, ma dietro le quinte. Un esercito nazionale che affiancava le truppe inglesi fu creato nel 1921 e nel marzo venne imposta la monarchia costituzionale di re Faysal I, lo stesso cacciato in malo modo dai francesi e che così gli inglesi trovavano il modo di "compensare". Il 10 ottobre 1922 un trattato anglo-iracheno regolava la tutela inglese sul nuovo stato. Fu il primo di una serie che rispondeva sempre al fine di gestire una dipendenza neppure tanto mascherata. Il 3 ottobre 1932 il Paese otteneva un'indipendenza che era decisamente formale, visto che in ogni aspetto strategico la Gran Bretagna esercitava il proprio controllo. Gli inglesi piazzarono un loro uomo di fiducia (Nuri Sad) a capo dell'esercito. E per tutelare i propri interessi ricorsero a questo personaggio per vari decenni.

In Iraq vigeva formalmente una certa libertà politica, ma la vera autorità era l'ambasciatore britannico: i partiti, che non avevano alcun radicamento di massa, venivano sciolti se minacciavano anche vagamente l'ordine costituito. Gli inglesi riuscirono a marginalizzare i religiosi sciiti, e lo stato, soprattutto l'esercito, venne affidato a elite arabe sunnite (in continuità con quanto già accadeva sotto gli ottomani). L'esercito iracheno trovò presto materia per "allenarsi": nel 1933 attuò un massacro della minoranza assira, e nel 35-36 represse una rivolta lungo l'Eufrate.

Dal 1925 si aggiunse alla già complessa realtà irachena anche la questione curda: la Società delle Nazioni decretò, nonostante appelli e manifestazioni contrarie dei curdi, che il vilayet (termine che indicava le province ottomane) di Mosul fosse unito all'Iraq, che si definiva stato arabo.

La base sociale sulla quale nasceva lo stato iracheno dunque era assai debole. Dipendente dal potere inglese, strutturalmente diviso da due pesanti "questioni nazionali": quella curda e quella sciita. Per questo ben presto l'attore principale della scena politica divenne l'esercito, la struttura più solida e con più risorse. Dal 1936 cominciarono una serie di colpi di stato ad opera di diversi gruppi di ufficiali, ma senza che venisse messa in discussione la continuità della monarchia e gli interessi inglesi. Nel 1933 moriva Faysal I e gli succedeva il figlio Ghazi: il nuovo re mostrava una qualche simpatia nazionalista ma morì "provvidenzialmente" in un incidente d'auto nel 1939. Salì al trono il figlio Faysal II che assumeva i poteri effettivi solo nel 1953 dato che alla morte del padre aveva solo quattro anni.

Nel 1936 il colpo di stato del generale Bakr Sidqi al Askari (di origine curda) impose un governo di impronta vagamente nazionalista-kemalista con a capo Hykmet Suleiman (di orgine turca). Cominciava ad esprimersi in settori ancora limitati della società irachena (nascente borghesia, circoli intellettuali, settori dell'esercito) una certa spinta modernizzante. L'esperimento comunque durò poco: nell'agosto 1937 Bakr Sidqi venne assassinato e il governo cadde. Seguì un periodo di forte instabilità (7 colpi di stato) accompagnato da una crescente attività a livello di massa, che vedeva spesso come controparte la Gran Bretagna e la sua politica filosionista.

Nel 1941 un altro colpo di stato portò all'insediamento di un governo militare con a capo Rashid Ali al-Gaylani, nazionalista e panarabo, che per spirito antibritannico e non certo per simpatie filonaziste ricercò l'alleanza di Italia e Germania. L'Asse fece ben poco per Rashid, in compenso la Gran Bretagna intervenne subito con le sue truppe e in un paio di mesi riuscì a ristabilire il controllo sul Paese. Nuri Said venne fatto primo ministro e nel 1943 l'Iraq dichiarava guerra all'Asse. Solo il trattato di Portsmouth nel 1948 restituì una limitata sovranità all'Iraq.

Mentre l'esito della guerra rafforzò gli inglesi la società irachena aderiva con sempre maggior trasporto a idee nazionaliste o comuniste. Il Partito Comunista Iracheno (PCI), formatosi nei fatti con la costituzione dell'Associazione Contro l'Imperialismo (1935), nonostante fosse più radicato nella borghesa e nella classe media che tra i contadini e gli operai, si trasformò ben presto nel partito comunista più forte del mondo arabo. Le pressioni di Gran Bretagna e USA però (gli USA si andavano affiancando alla Gran Bretagna nell'esercizio del dominio di quel Paese) portarono a un'ondata persecutoria contro i comunisti che raggiunse il suo culmine nel '47-'48 quando fu impiccato il suo massimo leader (Yusuf Salman Yusuf detto Fahd) con quasi l'intera direzione del partito.

Anche i curdi fecero sentire la loro voce e nel 1944 fu fondato il Partito Democratico del Kurdstan (PDK) unione di transughi di varie associazioni curde, di comunisti e dell'ala sinistra del primo partito curdo, Hewa Ya Kurd, fondato nel 1910. Il nuovo partito si era chiamato in un primo momento Partito della Liberazione Curda, ma dopo la fuoriuscita dei comunisti (tornati al PCI) adotterà il nome che lo caratterizzerà nei decenni successivi.

Nel dopoguerra Nuri Said e la monarchia proseguirono in una politica seccamente filoccidentale che portò alla rottura delle relazioni con l'URSS (1954) e alla firma del Patto di Baghdad: nel 1954 l'Iraq siglava con la Turchia un accordo in funzione antinazionalista e antisovietica, al quale poi avrebbero aderito la Gran Bretagna, il Pakistan e l'Iran, che suscitò malcontento nei sempre più agguerriti circoli nazionalisti. Il regime cercò di frenare l'effervescenza sociale chiudendo nel '54 giornali e riviste e vietando i partiti politici. Nel novembre 1956 durante l'aggressione di Francia, Gran Bretagna e Israele contro l'Egitto di Nasser ci furono violente manifestazioni in tutto il Paese, duramente represse.


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