Oggi il nuovo assetto internazionale in seguito al crollo dell'URSS, allo scoppio delle violenze etniche nella ex Jugoslavia e all'apertura dei mercati orientali, pone l'Europa di fronte a nuove sfide che riguardano soprattutto un'armonizzazione delle politiche migratorie al fine di garantire un controllo alle frontiere ed una effettiva integrazione socio-culturale degli immigrati.
Il ruolo della Comunità europea, nell'elaborazione di leggi e misure volte al controllo dei flussi e dell'integrazione e nell'attribuire uno status giuridico alla figura dell'immigrato, è fondamentale.
Ma il livello più appropriato, e forse più efficace, per occuparsi dell'integrazione degli immigrati regolari ed assistere quelli irregolari è quello degli Enti locali.
Queste realtà locali sono in grado di percepire le differenze e le peculiarità del fenomeno e quindi dovranno essere i principali interlocutori nell'elaborazione di politiche per l'immigrazione. Esse sono il luogo in cui l'immigrato (inteso come individuo) diventa reale, acquisisce uno sorta di status percepito.
Kant, nel suo scritto "Per la pace perpetua. Un progetto filosofico" del 1795, propone un'organizzazione internazionale degli stati basata su un nuovo diritto internazionale, dove i popoli partecipano direttamente al governo internazionale, tramite dei rappresentanti, ed in cui vengono abolite le trattative segrete tra diplomazie. Il fine cui tendere è la costruzione della pace tra gli stati e gli uomini del mondo, considerati come i titolari di diritti inalienabili e comuni a tutti, in quanto abitanti di questo pianeta:
"ospitalità significa [...] il diritto di uno straniero, che arriva sul territorio altrui, di non essere trattato ostilmente. [...] Non si tratta di un diritto di ospitalità, cui lo straniero può fare appello [...], ma di un diritto di visita spettante a tutti gli uomini, quello cioè di offrirsi alla socievolezza in virtù del diritto al possesso comune della superficie della terra, sulla quale, gli uomini non possono disperdersi all'infinito, ma devono da ultimo tollerarsi nel vicinato, nessuno avendo in origine maggior diritto di un altro ad una porzione determinata della terra".
Sono parole che oggi rimandano ad una visione utopica della realtà, ma sono anche parole che indicano una direzione, vogliono suggerire un movimento, un possibile punto di vista...