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Comunicazione e informazione ( II parte )

Comunicazione, informazione e controinformazione: strategie di manipolazioni dell'opinione pubblica. Un approfondimento a cura di Studenti.it

di Gabriele Desiderio 5 ottobre 2007
Informazione e controinformazione
L'eccesso di informazioni può far sì che nella comunicazione vi sia scarsa memoria: le notizie, in inglese news, che ci provengono dai media, soprattutto dalle televisione, finiscono con il destrutturare la percezione dei processi storici che sono dietro ai singoli eventi. Non consentono approfondimenti poiché ruotano tutte attorno alla novità, e sono paragonabili a dei prodotti commerciali da consumare all'istante, evitando il processo di accumulazione, di introspezione della notizia e di una sua analisi critica. Questo perché ogni singolo fatto si sovrappone all'altro, non esiste un prima e un dopo ma un continuo presente scandito da eventi, molto spesso "spettacolarizzati", studiati, cioè, per creare un determinato effetto.

Anche il modo di fare informazione è cambiato con l'utilizzo delle nuove tecnologie, ma non sempre in meglio. Oggi, pur con tutte le enormi potenzialità di libertà dei mezzi informatici, si registra una forte tendenza all'uniformità della comunicazione e dell'informazione mondiale se si pensa che le più grandi agenzie di stampa sono, la Reuters e l'Aptn, una tedesca e l'altra americana, che forniscono la notizia in sé, le immagini e le foto alle redazioni di tutto il globo. L'informazione dunque può rivelarsi un'arma che detentori di particolari interessi (governi, multinazionali, privati) usano per diffondere una determinata opinione, e lo è ancora di più in situazioni conflittuali o di guerra dove il controllo e la manipolazione dell'informazione sono fondamentali. E' in queste situazioni che proporre un punto di vista alternativo può risultare pericoloso, come indicano i dati di Reporters sans frontieres sulle violazioni dei diritti dei giornalisti in tutto il mondo (31 giornalisti uccisi e 489 arrestati nel 2001), che per quanto riguarda la libertà di stampa registrano un inasprimento delle misure repressive come la censura e gli arresti, oltre a un aumento delle minacce e delle aggressioni.

In una società fino in fondo democratica non si dovrebbe prescindere dal diritto di poter manifestare liberamente il proprio pensiero e dal diritto ad una informazione indipendente e pluralista, che abbia accesso, anch'essa, ai canali della grande comunicazione. In Europa questi diritti sono sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo ed in alcune direttive dell'Unione europea, ed anche i singoli Stati che ne fanno parte hanno in vario modo tutelato il diritto all'informazione e alla manifestazione del proprio pensiero (vedi, ad esempio, l'articolo 21 della Costituzione italiana). Dunque, ciò che sarebbe auspicabile è un sistema informativo costruito attorno all'uomo e per l'uomo, che sappia dare risposta alle sempre più numerose richieste di dati, che permetta un'analisi approfondita dei fenomeni mondiali e che riesca ad essere un valido sostegno allo sviluppo di ogni individuo.

Ma la realtà è ben lontana dal raggiungere questi traguardi. L'informazione rimane gestita da gruppi finanziari e politici che controllano la maggior parte dei grandi spazi comunicativi. I canali della controinformazione sono ancora deboli e frantumati, ma sono senza dubbio l'arma migliore per difendersi dall'appiattimento informativo e per potere esprimere un punto di vista indipendente. Essi rappresentano una possibilità di difesa e d'azione futura contro il basso spessore culturale ed informativo dei grandi canali di comunicazione. Tanti granelli di sabbia cui spetta il difficile compito di bloccare i giganteschi e ormai stratificati meccanismi di informazione e comunicazione.

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