Mezzi di comunicazione e opinione pubblica La storia dei mezzi di comunicazione è segnata fortemente dalle
scoperte tecnologiche e dalle loro applicazioni, che hanno portato dei mutamenti, a volte radicali, nelle
relazioni interpersonali e sociali, permettendo scambi frequenti e una più libera circolazione di idee e di notizie.
Basta pensare, solo per fare qualche esempio, all'introduzione della
stampa intorno al XV secolo; alla diffusione di sempre più veloci ed efficaci
mezzi di trasporto, dalle prime locomotive a vapore all'aeroplano; dall'invenzione del
computer e di un suo particolare utilizzo, la
rete informatica; alla televisione e alla telefonia mobile.
Riducendo le distanze fisiche ed
accelerando e moltiplicando i
processi comunicativi tra gli uomini, queste tecnologie hanno modellato in maniera determinante le varie
forme di socializzazione, ma anche di
organizzazione politica, fino al punto in cui, oggi, i cosiddetti mass-media hanno conosciuto un eccezionale sviluppo e diffusione nelle società democratiche occidentali, ed in esse hanno assunto la fondamentale funzione di
formazione della pubblica opinione, ovvero del modo di pensare di una maggioranza.
Comunicazione ed
informazione sono due concetti distinti della stessa realtà. La comunicazione rappresenta il momento del
rapporto tra gli uomini, dello stabilirsi di un contatto. L'informazione è invece un aspetto della comunicazione, un suo
particolare utilizzo.
Oggi, le televisioni, i giornali, le radio, internet, i cinema, rappresentano
le vie attraverso cui determinate informazioni (pubblicitarie, economiche, politiche, ecc.) arrivano ai grandi agglomerati umani, alimentando una
cultura di massa e dei modelli di comportamento, fortemente influenzati da quei numerosi messaggi mediatici, sempre più scientificamente studiati, che ogni giorno irrompono nelle nostre vite.
Il
controllo e la gestione di questi potenti
strumenti di persuasione, a questo determinato stadio del loro sviluppo, è divenuto fondamentale nel processo di formazione della pubblica opinione, tanto per la gestione politica, quanto per le strategie economiche di mercato. Certo, le
potenzialità di questi strumenti sono molteplici, e per lo più positive. Ciò che preoccupa è, invece, la diffusione tramite i maggiori mezzi di comunicazione di un
pensiero unico che condizioni ed imprima i suoi ritmi alla vita di ogni uomo, tramite una sempre più massiccia e tecnologica presenza nella quotidianità, che forse solo apparentemente ci libera, mentre ci fa diventare molto più dipendenti, mantenendoci in uno stato di
costante insoddisfazione e di sostanziale disinformazione.
Informazione e interessi politico-economici L'informazione
veicola i sentimenti, gli umori individuali e popolari o crea da sé delle nuove e "
manipolate" rappresentazioni della realtà, più adeguate agli interessi, per lo più politici ed economici, di coloro che tali mezzi d'informazione controllano. Essa si configura come una
particolare visione della realtà, ciò che si è scelto di far vedere allo scopo di trasmettere determinate emozioni o pensieri, oppure determinate opinioni.
Non esiste e non può esistere un'informazione
veramente oggettiva, perché molteplici e legittimi sono tutti i punti di vista, anche se non tutti riescono ad emergere e diventare informazione.
Infatti, nel momento in cui
Internet si è rivelato come un luogo efficace di
controinformazione dal basso, manca ancora quella effettiva incisività sulla pubblica opinione. L'esempio del
G8 di Genova è significativo. Molto probabilmente, alcune verità che sono state portate alla luce grazie all'impiego combinato di tecnologie comunicative (cellulari, video ed Internet ), non si sarebbero mai conosciute: coperte dalla coltre di nebbia delle
verità ufficiali, sarebbero finite nel dimenticatoio della storia.
Ora grazie a queste testimonianze, la magistratura ha avviato delle indagini su quei fatti, ma resta il fatto che i
mezzi ufficiali di comunicazione hanno per lo più ignorato questi documenti di denuncia, contribuendo così alla loro scomparsa dai media e dallo sguardo della maggioranza dell'opinione pubblica.
Controinformazione dunque non significa ancora informazione, perché mancano le particolari possibilità di diffusione dei canali "ufficiali" e perché, allo stato attuale, i molteplici punti d'informazione indipendente sono estremamente frastagliati e poco capaci di generare un'efficace azione comune.
Una
differenza significativa della nostra società, rispetto a quelle passate, è l'importanza che l'informazione e la sua
velocità di diffusione, attraverso l'impiego di sempre nuove tecnologie, hanno assunto nella quotidianità dei rapporti sociali. Viviamo in società che ruotano attorno alla centralità di un
tempo scandito in ogni sua minima parte e che si sono dovute inevitabilmente aprire alla storia degli avvenimenti mondiali, spinte dalla
globalizzazione economica. Questo ha reso possibile una proliferazione e una circolazione formidabile di dati ed informazioni, in tempi brevissimi, che però solo all'apparenza sembrano rispondere alla nostra sete di conoscenza.
Avere molte informazioni non vuol dire sempre essere meglio informati. Il più delle volte occorre operare una scelta qualitativa tra i vari dati, e questa operazione richiede sempre più un
lavoro critico di selezione che non tutti sono ancora in grado di compiere.
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