Sempre per
contestare la mondanità dei borghesi, la notte del 31 dicembre un gruppo di contestatori si recò alla "Bussola" - locale che contribuì a creare il mito di Mina -, dove si festeggiava il nuovo anno con una cena non proprio a buon mercato. La "goliardata" fu presto interrotta dai soliti scontri con i carabinieri, cui seguì il solito bilancio: barricate, auto danneggiate, 55 fermi. Ma quel che fa la differenza dagli altri episodi di protesta studentesca è la presenza - per la prima volta - delle pallottole. Una di esse si conficcò nella schiena di Soriano Ceccanti, studente pisano, che rimase paralizzato. Dopo qualche anno, al termine, di indagini estremamente complesse, il giudice che si occupò del caso concluse che quel colpo non poteva essere partito dalle postazioni dei carabinieri. Ad ogni modo, il 31 dicembre '68 si sparò per la prima volta anche tra gli studenti, inaugurando una pratica che caratterizzò tutto il '69.
Durante il 1969 la protesta si incattivì. All'interno delle
università gli studenti passarono alle maniere forti anche nei confronti dei professori, sino a quel momento duramente contestati ma sempre entro i limiti del rispetto personale.
Questa regola fu infranta nel marzo di quell'anno, quando alla Statale di Milano il
professor Pietro Trimarchi, ordinario di Diritto Civile, fu sequestrato dagli studenti all'interno dell'aula 208. Reo di aver trattenuto il libretto ad uno studente che non aveva superato l'esame - e che avrebbe quindi "saltato" l’appello successivo -, il professore fu "processato per direttissima" dai colleghi del respinto, tra i quali Mario Capanna (leader del movimento studentesco) in veste di Pubblico Ministero. Fu seguita una procedura ben lontana dalle teorie sul processo care ai pensatori liberali: Trimarchi fu sistematicamente insultato e raggiunto dagli sputi degli studenti, e dovette intervenire la polizia per porre fine all’episodio. A questo aumento di turbolenza nelle aule si aggiungeva una sempre maggior tensione tra il mondo dei lavoratori. Si approssimava l'autunno, e con esso
il rinnovo di 32 contratti collettivi, tra i quali il "pilota" per eccellenza, quello dei metalmeccanici. La protesta operaia, come abbiamo accennato, si unì a quella studentesca a Torino, il 3 luglio.
La morte di Antonio Annarumma In un'altra occasione - dettata dal caso fortuito - ci fu un'
ennesima vittima, il ventunenne poliziotto
Antonio Annarumma.
Era il 19 novembre.
Quel giorno, a Milano, si tennero due manifestazioni: una operaia (un comizio di un leader sindacale al teatro Lirico) e una politica (un corteo della sinistra extraparlamentare al quale partecipò anche qualche membro del movimento studentesco).
Sfortunatamente, la folla che uscì dal Lirico andò a ingrossare le fila del corteo, disorientando la Polizia che lo fiancheggiava. Quest'ultima - in un eccesso di dovere -
attaccò, e i membri del corteo risposero con lancio di tubolari d'acciaio recuperati da un vicino cantiere edile.
Uno di essi, scagliato a mo' di giavellotto, raggiunse Annarumma alla guida della sua jeep, colpendolo alla tempia. La morte del poliziotto scatenò nei giorni successivi una bagarre:
tra i poliziotti si rischiò l'ammutinamento, mentre gli studenti - sostenendo la propria estraneità all'assassinio di Annarumma - occuparono di nuovo la Statale al grido di "solo i padroni sono gli assassini".
Capanna, che quel giorno era tra i giovani, si presentò al funerale di Annarumma: solo la Polizia riuscì a salvarlo dal linciaggio.
In questo clima si arrivò al 12 dicembre, il giorno di
Piazza Fontana.
Da quel pomeriggio le cose cambiarono, e non certo in meglio. Prese il via una lunga stagione di trame oscure e di violenza che si concluse dieci anni dopo.
<< La Sorbonne e la contestazione in Francia <<