Giorgio Caproni, "Versicoli quasi ecologici": spiegazione e commento

Di Maddalena Balacco.

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I primi rumors parlano chiaro: è Giorgio Caproni l'autore uscito alla prima prova maturità 2017 secondo Tgcom, con Versicoli quasi ecologici. A più di 100 anni dalla nascita del poeta romano, trasferitosi a Genova sin da giovane, e qui ha scritto i suoi primi versi. Tornato poi a Roma, Giorgio Caproni è rimasto nella capitale fino alla fine della sua vita. 

Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni, il testo

Giorgio Caproni, ecologia e natura come protagonista: una delle prime odi alla natura in quanto sé è questa posia di Giorgio Caproni, autore che per primo capovolge il binomio natura uomo ponendo l'ultimo sullo sfondo e la prima protagnista.

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

Giorgio Caproni, vita ed esordi

Gorgio Caproni, nato nel 1912, ha una base molto vasta dal punto di vista letterario: da subito notiamo le suggestioni che gli derivano dalla lettura di Montale e Sbarbaro, "artefici" e ispiratori della sua via ligure e in parte del suo esordio con "Come un'allegoria" del 1936. Non c'è ancora l'ecologia a permeare queste prime liriche del Caproni, dedicata a una ragazza amata e perduta come anche, in parte, Ballo a Fontanigorda del 1938. Fa la sua prima comparsa il motivo del mare, che si accompagna alla femminilità e sembra ricondurre a quella tematica sulla natura che sarà tipica del Giorgio Caproni più maturo.

Versicoli quasi ecologici e la maturità di Giorgio Caproni

Versicoli quasi ecologici fa parte della produzione matura di Giorgio Caproni, nella raccolta "Res amissa", cosa perduta, cui sicuramente possiamo riferire il tema prodondo della lirica, che esalta la natura come una "res" in pericolo per colpa della stoltezza umana, e come tale perduta nel senso più profonda, perduta come concetto e come valore, perduta come modo di vivere.

La lirica Versicoli quasi ecologici presenta due temi distinti, entrambi correlati alla natura e al modo di viverla dell'uomo. Nel finale troviamo un appello, quasi senza speranza, dell'autore, che idealmente conclude la sua "invettiva" contro chi approfitta della natura per i suoi scopi, e dopo aver elencato ciò che va salvato fra tristezza e rassegnazione sospira "Come potrebbe tornare a esser bella la terra, senza l'uomo"

Un Je accuse duro quello di Giorgio Caproni all'uomo, colpevole di aver deturpato a fini economici la natura, per il proprio tornaconto. Emerge fortissima la critica del poeta a una modernità colpevole di aver dimenticato l'importanza della coabitazione, dell'armonia con la natura, nonostante all'umanità sia necessaria la natura seppur non è vero il contrario. Nei Versicoli quasi ecologici del Caprino, l'uomo è dipinto come dimentico di essere parte della natura come il galagone o la libellula, di aver voluto sopraffare e assoggettare il paese, rendendolo ormai guasto.