Maturità 2013: "E' una farsa". Il racconto di un professore

Di Tommaso Caldarelli.

Ancora testimonianze sugli esami-farsa: una studentessa fa praticamente scena muta sul programma di Filosofia ma per la commissione è da 100

Maturità 2013, ancora testimonianze e racconti di esami che diventano vere e proprie farse: ecco un racconto di un professore commissario esterno di Filosofia alle prese con il programma di un istituto Psico-Pedadogico sperimentale, in cui le materie esterne risultano essere Filosofia e Scienze sociali. Ebbene, siccome durante l'anno il programma di Filosofia è stato svolto poco e male, il professore si trova a poter interrogare su pochissime materie.

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UN BREVE PROGRAMMA - Dal documento didattico firmato dai professori e dalla classe, infatti, risulta che il programma svolto si limita a pochissimi autori dell'ultimo anno.

Il programma di Filosofia comprende solo 6 autori (Hegel, Schopenhauer, Kierkegaard, Marx, Nietzsche e Freud) perchè un'ora di Filosofia viene svolta in compresenza con Scienze sociali. Infatti, nel documento del 15 maggio vi è una parte di programma di Filosofia svolto in compresenza con Scienze sociali (firmato da insegnante ed alunni) ma che NON può essere oggetto di interrogazioni orali "perchè i ragazzi non l'hanno studiato".

FIno a qui, il tutto avrebbe potuto anche verificarsi in una qualsiasi altra scuola d'Italia. Il problema è che i membri interni della commissione premono affinché alunni poco preparati persino su questi pochi autori vengano premiati con il massimo dei voti alla maturità. Il che, spiega il professore, rende inutile l'intero esame.

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QUASI SCENA MUTA - Ecco cosa è capitato durante l'interrogazione di una candidata. "A una ragazza che ha totalizzato il punteggio di 62 agli scritti era già stato aumentato il punteggio di tre punti per darle la possibilità, con un buon orale, di totalizzare 100", spiega il prof.

Oggi c'è stato il colloquio orale e in Filosofia è andata proprio male (scena muta alle domande: il concetto di alienazione in Hegel, apollineo e dionisiaco in Nietzsche), in Scienze sociali e Matematica (le altre due materie esterne) l'allieva ha dimostrato una preparazione più che sufficiente ma non buona e tanto meno ottima.

Eppure la commissione vuole comunque premiarla con un bel 100 perché il percorso scolastico dell'alunna è stato "ottimo". E allora, si chiede il professore, "a che serve fare gli esami se i voti sono già decisi?" E voi che ne pensate: deve contare di più l'esame o il percorso scolastico?