No, perché nessuno oggi ricorda cosa è successo, se non
una serie di immagini dei nostri simpatici corrispondenti che ci sorridevano
dalle loro postazioni parlando di avvenimenti che in realtà non
erano ciò che succedeva davvero. E che diritti pensiamo di vegliare
e/o affermare, se poi per strada evitiamo il poveraccio di colore che
ci lava i vetri?
Ecco, il punto è questo: dove comincia la visione della globalizzazione,
economica, culturale e sociale, per poi finire in quella interrazziale
e dove soprattutto comincia e finisce la volontà e lessenza
dellaffermazione dei diritti umani?
Facciamo un po di conti e cerchiamo di capire bene a cosa si va
incontro in questi ultimi anni.
Esempio concreto, che stona e fa crollare ogni discorso, ogni guerra,
ma soprattutto ogni dignità umana, è lesistenza della
pena di morte. Quale è la situazione nel mondo? Ecco un po
di dati... partendo proprio dal paese che più di tutti si batte
e afferma di farlo per restituire la pace in ogni luogo: gli USA.
LA SITUAZIONE NEGLI USA
Pur essendo uno degli stati più evoluti del mondo e avendo un teoricamente
efficiente sistema legislativo, negli USA ci sono molte discriminazioni
verso alcuni gruppi di persone.
MALATI DI MENTE
Molte persone affette da ritardi o malattie mentali sono attualmente ospitate
nei bracci della morte. Amnesty International ha documentato i casi di
oltre 50 detenuti affetti da gravi problemi mentali giustiziati a partire
dal 1982, in contrasto con la risoluzione 1989/64 del Consiglio Economico
e Sociale dell'ONU nella quale si raccomanda l'eliminazione della pena
capitale per coloro che sono affetti malattie mentali o che hanno capacità
mentali estremamente limitate. In diversi stati la soglia di capacità mentale fissata al di sotto
della quale non si può giustiziare una persona è estremamente
bassa, e solo nove stati proibiscono l'inflizione di una condanna a morte
quando l'imputato è mentalmente ritardato. La soglia di ritardo
mentale è un QI di 70.
Johnny Frank Garrett: nel febbraio 1992 fu giustiziato per lo stupro e
l'omicidio di un'anziana suora nel 1981, quando aveva solo 17 anni. Psicotico
cronico, aveva subito danni al cervello e da bambino aveva subito violenze
fisiche e sessuali (la giuria non fu messa al corrente di quest'ultima
circostanza). Molti ordini di suore e il Papa chiesero la grazia, che
non fu concessa. Nollie Martin: giustiziato in Florida nel maggio 1992, aveva QI 59. Soffriva
inoltre delle conseguenze di gravi ferite alla testa riportate quand'era
bambino, e anch'egli aveva subito violenze fisiche e sessuali. Fu condannato
a morte nel 1978 per l'omicidio di una donna bianca; Martin trascorse
oltre 13 anni nel braccio della morte rotolandosi sul pavimento della
cella. Aveva continuo bisogno di cure mediche a causa delle allucinazioni
di cui soffriva; sbatteva la testa e i pugni contro la parete della cella
e tentava di mutilarsi, a quanto pare a causa del rimorso per il crimine
commesso.
NERI
Più del 40% dei condannati a morte negli USA sono neri, sebbene
essi costituiscano soltanto il 12% della popolazione totale. Circa l'80%
dei condannati a morte sono riconosciuti colpevoli di omicidi di bianchi,
nonostante neri e bianchi siano vittime di omicidi in misura simile. Solo
nel 1986 la Corte Suprema stabilì che i procuratori non potevano
escludere potenziali giurati solamente in base alla razza (caso Batson
vs. Kentucky).
Inoltre, negli USA e in pochi altri stati (negli ultimi anni Nigeria,
Pakistan, Iran, Iraq, Rwanda, Bangladesh, Barbados, Arabia Saudita) può
essere condannato a morte e giustiziato anche chi era minorenne al momento
del reato. In alcuni processi, la giovane età non è neppure
introdotta nel dibattimento in quanto circostanza attenuante. Otto condannati
minorenni su nove sono neri o ispanici; la maggioranza proviene da ambienti
estremamente degradati e aveva subito violenze sessuali e fisiche da bambini,
aveva un basso QI, soffriva di malattie mentali o aveva subito danni al
cervello.
In Indiana e Vermont il limite d'età per il quale è prevista
la pena di morte è 10 anni.
Charles Rumbaugh: il primo criminale minorenne giustiziato negli USA dal
1964 (11 settembre 1985). Fu condannato a morte nel 1980 per un omicidio
commesso nel corso di una rapina effettuata all'età di 17 anni.
LA SITUAZIONE OGGI NEL MONDO
La pena di morte è l'attuazione del principio etico-giuridico in
base al quale lo Stato può decidere legittimamente di togliere
la vita ad una persona. Ma di fronte agli elenchi di alcolizzati, malati
di mente, emarginati di ogni tipo mandati a morte si ha l'impressione
di essere davanti ad un potere che disinfesta, un "potere giardiniere",
che si incarica di estirpare le erbacce. Ad essere giustiziati non sono
soltanto gli omicidi, ma anche i responsabili di reati economici, talvolta
molto lievi.Spesso i processi non sono equi e regolari. In Iran negli anni scorsi
sono stati celebrati processi della durata di pochi minuti, davanti ad
un giudice non indipendente (un'autorità politico-religiosa), e
si sono conclusi con una sentenza di morte, inappellabile, eseguita quasi
immediatamente. Negli USA, in un sistema giudiziario assai evoluto, un
errore commesso da un avvocato d'ufficio inesperto (come, ad esempio,
un leggero ritardo nella presentazione di elementi a discarico) può
comportare la fine di ogni speranza per l'imputato.
LA SITUAZIONE IN ARABIA SAUDITA
Si viene giudicati in base alla Shâri'a, la legge sacra; nel mese
sacro del Ramadan viene osservata una tradizionale moratoria esecuzioni.
La pena di morte viene comminata per reati sessuali, di droga, sabotaggio,
corruzione, stregoneria, masticazione di qat, produzione/distribuzione/
assunzione di alcol.
Le esecuzioni hanno normalmente luogo al termine di processi iniqui,
nell'ambito dei quali mancano le più elementari garanzie.
Gli imputati possono non essere rappresentati da avvocati difensori e
le confessioni, anche se ottenute mediante tortura, sono accettate come
prove valide dalle corti e possono addirittura costituire l'unica prova
a fondamento della condanna a morte. I metodi usati sono la decapitazione
con una spada affilata per gli uomini e il plotone di esecuzione per le
donne; le donne sposate riconosciute colpevoli di adulterio possono anche
essere lapidate.
Le esecuzioni hanno luogo nei principali centri del Regno, di solito in
occasione delle preghiere del venerdì pomeriggio, in una piazza
davani al palazzo del governatore provinciale; un medico è presente
ed ha il compito di certificare il decesso del condannato. Il metodo della
decapitazione è particolarmente violento sia per la vittima che
per coloro che vi assistono: la morte inflitta con questo sistema viene
comunemente ritenuta veloce e pietosa, in realtà in diversi casi
sono stati necessari più colpi prima che la vittima venisse dichiarata
morta dopo essere stata sottoposta ad una sofferenza indicibile.
LA SITUAZIONE IN CINA
La Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati
a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia. Tra i circa
65 reati vi sono l'omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici,
politici, d'opinione, il commercio di pornografia, l'uccisione di alcuni
animali sacri.
Vengono spesso organizzate manifestazioni di massa per la lettura della
sentenza di morte, e l'esecuzione viene compiuta subito dopo: i condannati
vengono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro
la schiena ed un cartello con il nome e l'indicazione dei crimini commessi
legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali:
molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all'esecuzione
ammanettati e coi ferri alle caviglie; inoltre vengono quasi sempre espiantati
gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
In Italia, tutti gli stati preunitari ad eccezione della Toscana prevedevano
la pena di morte, che nel 1889 fu tuttavia abolita dall'ordinamento del
Regno d'Italia con il codice Zanardelli. Reintrodotta dal fascismo per
i più gravi delitti politici nel 1926, e per quelli comuni nel
1930, fu definitivamente sostituita con un decreto legislativo dell'agosto
1944, dopo la caduta del fascismo, dall'ergastolo. La Costituzione italiana,
ribadendone all'articolo 27 il divieto e riaffermando il principio secondo
il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso
dell'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato,
ha lasciato in vigore la pena di morte solo per i casi previsti dalle
leggi militari di guerra; anche questi casi sono però definitivamente
caduti nel 1994.
L'UE CONTRO LA PENA DI MORTE
Il 29 giugno 1998 a Lussemburgo i 15 ministri degli Esteri dei Paesi dell'Unione
Europea si sono schierati compatti per l'abolizione universale della pena
capitale, per una battaglia che diventa un elemento intrinseco della politica
UE in materia di diritti umani; l'UE infatti pone tra le condizioni per
l'adesione la non applicazione della pena di morte. Questa crociata è
sostenuta inoltre da un forte movimento di opinione pubblica.
Durante la riunione dei ministri dell'UE, si è ricordato un dato
importante: l'84% delle esecuzioni mondiali avviene in quattro paesi;
nel 1997, in Cina sono state eseguite 1644 condanne a morte, in Iran 143,
in Arabia Saudita (dove viene praticata la decapitazione) 122, negli USA
74. E tutto ciò senza riuscire a debellare la criminalità,
come si prefiggevano i sostenitori della pena capitale. Inoltre, in alcuni
Paesi (fra cui gli USA) vengono giustiziati anche minori, mentre in Cina
i soldati dei plotoni di esecuzione puntano solo contro certe parti del
corpo dei condannati per preservarne altre che vengono destinate agli
espianti e quindi al commercio d'organi.
L'Italia è in prima linea in questa battaglia, infatti fu l'Italia
che a Ginevra presentò la mozione contro la pena di morte alla
commissione per i diritti umani dell'ONU. Perché scrivere di pena di morte e non dei diritti umani? Tema
fuori traccia? No, ma analisi del problema dallopposto punto di
vista, ma purtroppo proprio da quello che è ciò che dobbiamo
evitare e invece continuiamo a tollerare, gestire, sopportare.
E questo avviene perché anche se lumanità continua
a progredire e ad affermare la sua potenza, in realtà cerca soltanto
di coprire la propria fragilità nel poter vivere in simbiosi non
con la natura o quanto altro cerca disperatamente di raggiungere, ma semplicemente
non riesce a vivere con sé, con il proprio genere. E questo stesso
parlare continuo di diritti e globalizzazione e villaggio mondiale comune,
è solo lesorcizzazione della paura profonda che lhomo
sapiens non riesce ad accettare: il proprio vicino. E non importa che
esso sia di un colore, piuttosto che di una religione...o di una fede
calcistica diversa. E un essere umano, come tutti gli altri, con
gli stessi diritti e come tale, ha i miei stessi diritti; può portarmi
via parte di me...e luomo non è pronto a questo.