Dal complesso di questa poetica emergono dati interessanti. Teorizzando la novità, il Futurismo percepisce tendenze già in corso nell’esperienza letteraria del
primo Novecento.
Dal
Pascoli ai
Crepuscolari – e più in generale con il
Decadentismo - si avviava un processo di disintegrazione delle forme poetiche. Inoltre, gli stessi Crepuscolari ironizzavano sul ruolo dell’"io" come soggetto dell’operazione letteraria. Dalle irregolarità pascoliane al verso libero di Corazzini o di Govoni, si affermava la tendenza a disintegrare anche le forme metriche codificate.
L’analogismo predicato da Marinetti si inquadra nell’esperienza simbolista, e più generalmente nel processo della
poesia contemporanea europea che intuisce relazioni e corrispondenze fra termini lontani e inconciliabili. Occorre dire che per molti intellettuali il Futurismo costituì un’avventura temporanea, uno stimolo per esperienze successive. Le adesioni furono varie e variamente motivate. Al paroliberismo programmatico di
Marinetti e di
Govoni di
Rarefazioni o di
Folgore di Ponti sull’Oceano, fa riscontro il versiliberismo di
Cavacchioli o di
Soffici.
Palazzeschi interpretò nelle
Poesie la demolizione futurista dell’"io", in forma di clownismo e di funambolismo. Molto diffuso lo strumento dell’analogia e della metafora, fino al
gioco barocco, in gran parte dei poeti che attraversarono queste esperienze. In alcuni testi risuona la
mitologia modernista delle forme dinamiche, delle macchine, del vitalismo cosmico; oppure il
vilipendio delle cose vecchie e desuete, in attrito col mondo delle "cose" crepuscolari. E’ anche avvertibile (per esempio nell’
Arcobaleno di Soffici) una ricerca di
sintesi interartistica, con richiami all’universo musicale e pittorico.
Il Futurismo trovò stimolanti occasioni storiche nella
guerra libica (1911-12), nella propaganda per l’intervento e poi nel primo
conflitto mondiale. Guerre e bombardamenti sollecitarono esperimenti di "
simultaneità delle immagini" o di rappresentazione visiva dei rumori.
In generale, il movimento nacque e si consumò tra confusioni ideologiche piuttosto evidenti. Il conclamato antiborghesismo, libertario e dissacrante, si accompagnava alla celebrazione del progresso, del mondo tecnologico, della civiltà industriale organizzata. Le
rivoluzioni ebbero, per Marinetti, lo stesso valore spettacolare delle
fabbriche in piena attività. Si magnificarono insieme le masse tumultuanti e il genio solitario, la scienza e l’intuizione irrazionale. In ogni caso, il vitalismo futurista sentì assai più il fascino della Guerra e dell’Ingiustizia che non quello dei loro contrari. Trovò naturalmente motivazioni comuni con il fascismo. Ma come avanguardia cessò di esistere fino dagli
anni Trenta, col mussoliniano "
richiamo all’ordine" che liquidava le avanguardie.
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