Ferrante Aporti

Una delle figure più importanti della storia della scuola dell'ottocento. Rivolge l'attenzione ai bambini delle famiglie meno abbienti

di Redazione Studenti 17 gennaio 2007

Con l’avvento dell’era industriale si faceva sempre più pressante in Europa il bisogno di istituti per l’infanzia, che custodissero i bambini degli operai e dessero loro una prima educazione.
Nella maggior parte dei casi, ci si limitava ad istituire delle “sale di custodia “e non veri e propri istituti educativi.
Aporti creò a Cremona il primo vero e proprio istituto educativo per l’infanzia (che precedette di un decennio il Giardino d’infanzia froebeliano).
Ferrante Aporti è una delle figure più importanti della storia della scuola dell’ottocento.
Fu un uomo di solidi principi e di grande carità.
Si rese conto che i bambini del popolo che accedevano alle scuole elementari erano assolutamente impreparati per poter approfittare dell’istruzione che veniva impartita.
Fu così che concepì la Scuola infantile di carità, con intenti benefici e largamente educativi.
I primi maestri dell’Aporti furono sacerdoti, forse per questo continuò i suoi studi in seminario.
Diventò sacerdote e venne invitato a Vienna dove approfondì la sua cultura seguendo cosi di ebraico e teologia.
Durante questo periodo ebbe occasione di seguire le lezioni di pedagogia tenute da un illustre docente e strinse amicizia con il filantropo Wertheimer, che gli avrebbe più tardi inviato un prezioso libretto, dal quale Aporti trasse ispirazione per il suo istituto.
Tornato da Vienna insegnò presso il seminario di Cremona ed ebbe la direzione delle scuole elementari.
L’asilo d’infanzia sarebbe nato alcuni anni più tardi.
Il primo asilo fu istituito nel 1828, era a pagamento ed ebbe l’approvazione del governo l’anno dopo.
Subito dopo l’Aporti rivolge l’attenzione ai bambini delle famiglie meno abbienti, aprendo una sottosctrizione per istituire un asilo d’infanzia gratuita che sottragga i fanciulli poveri, dai tre ai sei anni, all’ignoranza e all’indigenza.
La scuola viene inaugurata nel 1831.
L’asilo aportiano si distingue da analoghe istituzioni straniere per l’interesse schiettamente pedagogico.
Aporti non voleva soltanto soccorrere socialmente i bambini delle classi più misere, ma era mosso da una chiara consapevolezza pedagogica che gli faceva considerare che l’efficacia di un’educazione diretta integrale, poteva essere benissimo cominciata nella prima infanzia e non essere rinviata ai sei anni.
L’asilo d’infanzia doveva sostituire le sale di custodia, in cui i bambini erano semplicemente preservati dai pericoli della strada, ma non ricevevano alcuna educazione ed erano condannati all’inerzia, in locali privi di requisiti igienici.
Il nuovo istituto doveva essere un luogo in cui si curava armonicamente l’educazione fisica, intellettuale, morale e religiosa e doveva fornire una refezione gratuita, così da sollevare le famiglie dal gravoso mantenimento di una prole numerosa.


-La pedagogia aportiana
Il principale scritto pedagogico dell’Aporti è il “Manuale di educazione e ammaestramento per le scuole infantili” che si divide in due parti, la prima tratta l’educazione infantile in generale, la seconda le materie ei metodi di “ammaestramento”.
Nella prima parte denuncia molti errori relativi all’educazione, mettendo in evidenza le sue vedute pedagogiche.
Non vi sono idee rivoluzionarie o originali, ma parecchi consigli assennati.
Per l’educazione fisica, consiglia per il bambino molta libertà di movimento, molte ore di sonno e cure igieniche elementari.
Per l’educazione morale si preoccupa, come prima cosa, che il bambino sia protetto da cattivi esempi.
In secondo luogo si preoccupa che il bimbo sia trattato evitando l’impazienza, la parzialità, o la severità eccessiva e bisogna tener conto soprattutto delle differenze di carattere.
Per quanto riguarda l’educazione religiosa individua errori grossolani, come quello di insegnare le preghiere in latino o indurre il bambino a confondere la religione con il superstizioso culto dei santi o con la pratica esteriore.
L’educazione intellettuale è la più trascurata, perché si crede che i bambini prima dei sei anni siano incapaci di applicarsi intellettualmente.
Tutt’al più si ha cura di educare la memoria, trascurando la vera educazione intellettuale.
Naturalmente bisognerà avere riguardo dell’età dei bambini e perciò alternare molto l’applicazione della mente con esercizi fisici, giochi e canti e inoltre istruire con molta dolcezza, vivacità nell’esposizione e con tutti gli accorgimenti atti a rendere la loro fatica più leggera.

-Programma e metodo
Una delle caratteristiche è il configurarsi dell’asilo come un istituto pre-elementare, in funzione della scuola elementare, e che perciò anticipa, talvolta eccedendo, esercizio e nozioni che si dovrebbero riservare al lavoro scolastico vero e proprio.
La permanenza dei bambini all’asilo dura dalle otto del mattino alle cinque pomeridiane.
Di queste ore ben quattro sono dedicate all’educazione intellettuale (esercizi di memoria, aritmetica mentale, nomenclatura, scrittura, lettura, catechismo e storia sacra, spiegazione delle “regole di civiltà”).
Le attività intellettuali sono interrotte con altre occupazioni (frequenti ricreazioni: marce, canti, esercizi ginnastici) fuori dalle aule destinate all’istruzione.
Si aggiungono poi brevi preghiere, giochi e lavoretti.
Alle 10, tutti i bambini fanno colazione, alle 12:30 il pranzo e alle 16 la merenda.
Ci sono attività caratteristiche nel metodo aportiano, es. l’esercizio di nomenclatura (presentando oggetti d’uso comune e pronunciandone il nome).
Caratteristico è l’insegnamento della storia sacra, basato su appositi tabelloni illustrati (il bambino accoglie volentieri il racconto di storie e tende a chiedere spiegazioni di fronte ad un’illustrazione).
L’insegnamento della storia sacra, è occasione per molteplici lezioncine a sfondo morale –religioso.
L’insegnamento del catechismo s’impartisce a parte.
Nell’asilo aportiano si comincia già a leggere e a scrivere, o almeno si fanno esercizi preliminari; in ogni modo il bambino non è forzato ad imparare queste cose, se non è abbastanza maturo.
Nei programmi si parla anche di ginnastica, intesa come esercizi fisici atti ad irrobustire il corpo senza recare danno, ma dalla loro descrizione molti di questi esercizi sono inadatti all’età della scuola materna (corsa, salti, esercizi ginnici veri e propri, che si possono a malapena esigere dai bambini delle elementari).
Sono elencati anche i giochi con la palla, con il cerchio e con la fune.

-Diffusione degli asili d’infanzia
Nel 1832 si apriva a Cremona un asilo per le femmine.
Un ruolo importante per la diffusione degli asili aportiani ebbero i Congressi degli scienziati italiani.
Le istituzioni aportiane si diffusero in tutta Italia, meno che nello Stato Pontificio, proibiti nel 1837 a causa di timori e pregiudizi infondati.
Re Carlo Alberto invitò l’Aporti a Torino per tenervi lezioni di pedagogia e per lui venne praticamente istituita una nuova cattedra di metodica.
I suoi corsi diverranno permanenti, così da fornire i professori di metodica che istruissero i maestri per gli asili e le scuole elementari.
Aporti morì nel 1858.

-Pregi e difetti dell’asilo aportiano
Gli asili d’infanzia perdettero gradualmente il loro valore educativo a causa dell’insufficiente preparazione del personale insegnante, che accentuava il carattere mnemonico e meccanico delle attività scolastiche.
Vi era una polemica tra aportiani e froebeliani su quale dei due fosse il metodo migliore.
I froebeliani rimproveravano all’Aporti la mancanza di un sistema filosofico di base, di non avere ben studiato la psicologia del bambino e di eccedere nell’istruzione.
Gli aportiani rimproveravano al Froebel l’artificiosità e l’astrazione del suo metodo e l’ispirazione matematica dei doni.
Le statistiche del primo novecento indicavano che l’educazione infantile era generalmente affidata ad istituti in cui si adottava il metodo misto di aportismo e froebelismo, ambedue corretti.
Il vantaggio del Froebel sull’Aporti è la concezione del gioco e il posto dato alle attività di carattere estetico.
Il limite dell’Aporti è il tenere in scarsa considerazione le attività spontanee dell’infanzia e l’eccedere nello scolasticismo; l’aver concepito l’asilo in funzione della scuola elementare è il suo merito, ma insieme il suo limite.
Merito, perché capì che l’educazione andava per tempo, soprattutto i bambini delle classi più misere; il suo limite perché non considerò l’asilo come un istituto a sé, destinato a un’età con caratteristiche proprie fondamentalmente diverse da quelle dell’età scolastica.
L’Aporti, non si è limitato a istituire la scuola per l’infanzia, ma s’interessò dell’istruzione elementare dei contadini e progettò un Istituto tecnico agrario di modernissima concezione.

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