Disturbi Alimentari

Quali sono le cause che portano i giovani e soprattutto le donne ai disturbi dell'alimentazione? Perchè si finisce nel non accettare il proprio corpo? Anoressia e Bulimia, vere e proprie malattie della nuova epoca.

di Micaela Bonito 24 novembre 2006

In una cultura in cui la magrezza è considerata uno dei valori più importanti le donne che non la possiedono e che hanno problemi di autostima e di relazione con gli altri possono essere particolarmente predisposte a sviluppare un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee, nonché per i disturbi alimentari. Le donne occidentali sono attualmente bombardate da pressioni culturali che impongono loro di diventare delle “superdonne”:devono avere un corpo perfetto,una carriera perfetta,un matrimonio perfetto e devono anche essere delle perfette madri.
I modelli offerti dai mass media, dalla televisione e dalle riviste femminili sono quelli non realistici di donne magre, sexy, bellissime e di successo. E’ facile comprendere come, assorbendo continuamente tali messaggi, una donna arrivi a pensare di dover possedere tutte queste qualità per potersi considerare “moderna”.
Nello strenuo tentativo di “avere tutto”, è possibile che alcune donne sentano di non avere il” controllo” sulla propria vita e lo ricerchino quindi nella dieta e nella forma del proprio corpo, cioè in un ambito in cui riescono a esercitarlo in maniera assoluta e personale.
I disturbi dell’alimentazione sono molto più comuni fra le donne che tra gli uomini, sono presenti soprattutto fra le donne bianche e si sviluppano più frequentemente nell’adolescenza e nella prima giovinezza.
I disturbi dell’alimentazione di cui anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più note e frequenti, sono diventati nell’ultimo ventennio una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. I disturbi dell’alimentazione non trattati in tempi e con metodi adeguati, possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco.
Secondo la American Psychiatric Association, sono la prima causa di morte per malattia mentale nei paesi occidentali.
Anoressia e bulimia sono malattie complesse, determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo, che quindi richiedono un trattamento sia del problema alimentare in sé che della sua natura psichica.

Si ritiene che disturbi dell’alimentazione derivino da varie cause: biologiche, genetiche, ambientali, sociali, psicologiche e psichiatriche, c’è comunque da parte del paziente una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e una necessità di stabilire un controllo su di esso.  
Tra le ragioni che portano allo sviluppo di comportamenti anoressici e bulimici, si evidenziano, oltre a una componente di familiarità (studi transgenerazionali e sui gemelli hanno dimostrato che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre), l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali, la sensazione di essere sottoposti a un eccesso di pressione e di aspettativa, o al contrario di essere fortemente trascurati dai propri genitori, il sentirsi oggetto di derisione per la propria forma fisica o di non poter raggiungere i risultati desiderati per problemi di peso e apparenza.
Per alcune persone, si tratta di una tendenza autodistruttiva che le porta ad alterare il proprio comportamento alimentare o ad abusare di alcol o droghe.

L’anoressia e la bulimia però possono anche dipendere dal fatto che l’individuo subisca situazioni particolarmente traumatiche, come ad esempio violenze sessuali, drammi familiari, comportamenti abusivi da parte di familiari o di persone esterne, difficoltà ad essere accettati socialmente e nella propria famiglia. Uno dei motivi per cui una ragazza inizia a sottoporsi a una dieta eccessiva è la necessità di corrispondere a un canone estetico che premia la magrezza, anche nei suoi eccessi.

L’anoressia nervosa è conseguente al rifiuto ad assumere cibo, determinato da una intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Spesso, una persona anoressica comincia con l’evitare tutti i cibi ritenuti grassi e a concentrarsi su alimenti ‘sani’ e poco calorici, con una attenzione ossessiva al contenuto calorico e alla composizione dei cibi e alla bilancia.
Frequentemente i pasti vengono evitati o consumati con estrema lentezza, rimuginando a lungo su ogni boccone ingerito.
Il corpo viene percepito e vissuto in modo alterato, con un eccesso di attenzione alla forma e con il rifiuto frequente ad ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
Una persona diventa anoressica quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, scende sotto l’85% del peso normale per la propria età, sesso e altezza. Per le donne è frequente la perdita del ciclo mestruale (amenorrea).

L’anoressia si manifesta in due modi:       

  • con restrizioni, determinata dalla riduzione costante della quantità di alimenti ingeriti.
  • con abbuffate e successiva eliminazione: alimentazione compulsiva seguita da vomito autoindotto, uso inappropriato di pillole lassative e diuretiche, iper-attività fisica per perdere peso.

La persona anoressica diventa così ossessionata dal cibo che la propria vita finisce con l’essere totalmente incentrata sulla questione alimentare, impedendo di provare interesse e entusiasmo verso qualsiasi altra cosa.

Le caratteristiche principali della bulimia nervosa sono: episodi di abbuffate alimentari ecomportamenti finalizzati a prevenire l'aumento di peso derivante dalle abbuffate (vomito autoindotto, lassativi, diuretici, intenso moto).
Una persona bulimica si abbuffa in modo molto diverso da quello che avviene quando normalmente si mangia troppo.

Le caratteristiche tipiche del comportamento bulimico sono:

  • ingestione di una quantità eccessiva di cibo, a volte per un totale di diverse migliaia di calorie, in un arco di tempo molto stretto, per esempio nel giro di due ore, e solitamente di nascosto da altri
  • la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllare il proprio comportamento
  • l’abbuffata è preceduta e seguita da uno stress emotivo molto forte

Dopo aver mangiato in modo così eccessivo, la persona bulimica generalmente si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. Se questo comportamento diventa ripetitivo, ad esempio si manifesta due volte alla settimana per tre mesi, si è di fronte a un chiaro segnale di disordine alimentare. Raramente, i pazienti bulimici non si infliggono alcuna punizione.

A lungo andare, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri, anche se la propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, diversamente da una anoressica che è sempre sotto peso. Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell’esistenza di un disordine alimentare.

Non tutti i casi sono infatti esattamente descrivibili nell’arco dei sintomi tipici di anoressia e bulimia. Alcuni soggetti, ad esempio, iniziano con una forma di anoressia ma poi, incapaci di mantenere il basso peso, scivolano verso comportamenti bulimici. Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i pazienti bulimici sviluppano comportamenti anoressici.

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