Contesto
storico
Durante gli ultimi secoli del secondo millennio, si verificarono enormi
cambiamenti economici e politici nel bacino del Mediterraneo e
tutt'intorno ad esso. Nacque un tipo di civiltà
completamente nuovo: la civiltà della Grecia. Il risultato
fu l'ascesa della polis greca, una città-stato
autogovernata: tra le più importanti va ricordata Mileto.
Questo nuovo ordinamento sociale creò un nuovo tipo di uomo:
i mercanti potevano godere di una certa quantità di tempo
libero, risultato del benessere e del lavoro degli schiavi; potevano
filosofare intorno al loro mondo. La mancanza di una religione radicata
portò alcuni abitanti al misticismo e favorì la
crescita di una visione scientifica del mondo e del razionalismo.
Motivi ispiratori della matematica greca
Nell'atmosfera del razionalismo ionico nacque la matematica moderna,
che non solo risponde alla domanda "come?" ma anche alla domanda che
caratterizza la scienza moderna:"perché?". Tradizionalmente
padre della matematica greca é Talete, mercante di Mileto:
egli simbolizza le circostanze in cui si stabilirono i fondamenti, non
solo della matematica moderna, ma anche della scienza e della filosofia
moderne. Per capire perché i Greci abbiano creato tanta
matematica vitale é necessario andare alla ricerca dei loro
obiettivi. Fu l'urgente e irrepremibile desiderio dei Greci di
comprendere il mondo fisico che li spinse a creare e ad apprezzare la
matematica. Essa era una parte dell'investigazione della natura e
costituiva la chiave per la comprensione dell'universo, in quanto le
leggi matematiche sono l'essenza della sua organizzazione. La
matematica contribuì a trovare l'ordine nel caos, a disporre
le idee in catene logiche ed a trovare principi fondamentali. Essa era
la più razionale di tutte le scienze.
I sistemi di numerazione e la loro evoluzione: vantaggi e
svantaggi
Agli inizi: epoca omerica
La prima notazione numerica utilizzata dai Greci provenne senza dubbio
dall’influenza micenea: essa era decimale e additiva, e
attribuiva segni grafici particolari solo
all’unità e a ognuna delle prime potenze della sua
base. All’epoca di Omero (IX-VIII sec. AC) si rappresentava
l’unità con un punto, un piccolo arco di cerchio o
un tratto verticale. La decina, invece, con un tratto
orizzontale, o con un cerchietto. Questo sistema presentava
però lo svantaggio della troppa semplicità, in
quanto per scrivere cifre molto elevate era necessario ricorrere ad una
eccessiva ripetizione di segni uguali.
Sistema erodiniaco
A partire dal VI sec. AC nacque il sistema erodiniaco (così
chiamato perché trovato descritto in un frammento attribuito
ad Erodiano), di base 10, e con uno schema iterativo alquanto semplice.
L’unità era rappresentata con un trattino
verticale, e così fino al 4: 1 = I; 2 = II; 3 = III; 4 =
IIII. Furono introdotte cifre speciali per rappresentare il 5, il 50,
il 500, ottenute dalle iniziali dei nomi dei corrispondenti
numeri (principio dell’acrofonia). I numeri dal 6 al
9 erano rappresentati aggiungendo al simbolo del 5 i trattini
indicanti le unità, in modo additivo. Anche le
potenze intere positive della base erano rappresentate con le lettere
iniziali delle corrispondenti parole numeriche. A partire
dall’età alessandrina (III sec. AC) il sistema
erodiniaco fu sostituito da quello ionico.
Sistema ionico
Il sistema ionico, di tipo additivo, adottato in Grecia dal III sec. a.
C., prevedeva l’associazione di ogni numero a una lettera
dell’alfabeto; siccome però l’alfabeto
classico conteneva solo 24 lettere, furono aggiunti altri tre simboli,
per un totale di 27 simboli necessari alla
numerazione. Nacquero però fondamentalmente due
problemi: il primo, come distinguere numeri e parole, fu risolto
tracciando delle linee sopra ai numeri o aggiungendo
un accento alla fine. Il secondo problema, come
scrivere simboli per numeri maggiori di 999, fu risolto in modi
diversi. Una virgola davanti alla cifra la moltiplicava per
1000. Per numeri ancora più grandi si
utilizzò la M del sistema erodiniaco, sopra cui si scriveva
l’altro fattore della moltiplicazione.
Operazioni conosciute: utilizzo dei numeri frazionari
Pare che originariamente i Greci scrivessero le frazioni come somma di
frazioni unitarie, secondo influenza egiziana. Più tardi, si
sviluppò presso di loro la concezione di una frazione come
coppia di numeri; ciò avveniva in vari modi. Talvolta
scrivevano il numeratore contrassegnato da un accento seguito dal
denominatore scritto due volte, e contrassegnato da un doppio
accento. In altri casi si poteva scrivere il denominatore
sopra il numeratore, senza linea di frazione.