La flessione

La teoria della flessione: Le parti del discorso - Tema e desinenza - Elementi della declinazione - Il caso. Spiegati dai tutor di latino

di Micaela Bonito 28 settembre 2006


Teoria della flessione


Argomenti trattati:
Le parti del discorso - Tema e desinenza - Elementi della declinazione - Il caso

  1. Le parti del discorso

            Il latino, come l’italiano, presenta parti del discorso variabili (ossia soggette a mutamenti nella parte finale della parola)e parti del discorso invariabili (non soggette ad alcun mutamento).

Esse si dividono in:
            quattro voci variabili: sostantivo, aggettivo, pronome, verbo;
            quattro voci invariabili: avverbio, congiunzione, preposizione, interiezione.

In italiano le voci variabili sono cinque, una in più della lingua latina che manca dell’articolo.

Le parti variabili del discorso mutano la parte finale della parola con un fenomeno detto genericamente flessione .
Più precisamente di parla di declinazione per la flessione di nomi, aggettivi, pronomi e di coniugazione  per la flessione dei verbi.

  1. Tema e desinenza

All’interno delle voci soggette a flessione di può riconoscere una parte invariabile, non soggetta a mutamenti, detta tema,  ed una parte variabile detta desinenza.

            Es.  It. La rosa è bella.                                    Lat. Ros-a pulchr-a est.

Il tema, ossia la parte invariabile è ros-, la desinenza è –a.

            Es. It. Le rose sono belle.                               Lat. Ros-ae pulchr-ae sunt.

Il tema è ros-, la desinenza è –ae.



Elementi della declinazione

Nella declinazione di un nome, di un aggettivo, di un pronome, in latino bisogna distinguere il numero, il genere, il caso.

  1. Il numero

Il latino, come in italiano, riconoscibile ha due numeri, il  singolare e il plurale, riconoscibili dalla diversa terminazione.

  1. Il genere

In latino esistono tre generi: maschile, femminile, neutro, uno in più rispetto all’italiano.
Il genere di un sostantivo è sempre indicato nel vocabolario e, comunque, lo si può riconoscere o dal suo significato o dalla sua terminazione.

  1. Esistono nomi comuni che possono essere sia maschili che femminili.

      Es. Lat. comes                                                          It. compagno, compagna
            Lat. sacerdos                                                      It. sacerdote, sacerdotessa
In questo caso il genere si ricava dal contesto.

  1. Esistono nomi mobili, ossia sostantivi che hanno due terminazioni diverse per indicare il maschile ed il femminile.

      Es. Lat. filius, filias                                             It. figlio, figlia
            Lat. magister, magistra                                It. maestro, maestra

  1. In alcuni casi il maschile ed il femminile si esprimono con una parola diversa.

Es. Lat. pater, mater                                                 It. padre, madre
      Lat. haedus, capella                                             It. capretto, capretta
      Lat.  taurus, vacca                                               It. toro, vacca

Il neutro è il genere che, per lo più, si utilizza per gli esseri inanimati (frutti, metalli) e per concetti astratti.
            Es. It. mela      .                                              Lat. malum
                  It. oro                      .                                Lat. aurum
                  It. pericolo                                                Lat. periculum

  1. Il caso

I casi della declinazione latina sono sei.

  1.  
    1. NOMINATIVO. È il caso del soggetto  o del predicato nominale.
  1.  
    1. GENITIVO. È il caso del complemento di specificazione, introdotto in italiano dalla preposizione di, della, dello, etc.
  1.  
    1. DATIVO. È il caso del complemento di termine, introdotto in italiano dalla preposizione a, allo, alla,  etc.
  1.  
    1. ACCUSATIVO. È il caso del complemento oggetto.
  1.  
    1. VOCATIVO. È il caso del complemento di vocazione. Non esprime una funzione logica, ma indica solo la persona o la cosa a cui si rivolge la parola.
  1.  
    1. ABLATIVO. È il caso di molti complementi: d’agente, di mezzo, di causa, etc.

Il caso, sconosciuto alla grammatica italiana, ha invece in latino una grandissima importanza, in quanto una parola, all’interno di un periodo, può svolgere funzioni logiche differenti (soggetto, complemento oggetto, di termine, etc.).

I casi si suddividono in:
            casi diretti, nominativo, accusativo, vocativo;
            casi indiretti, o obliqui, genitivo, datico, ablativo.

I casi diretti nella traduzione in italiano non sono introdotti da alcuna preposizione; i casi indiretti o obliqui in italiano sono introdotti dalle preposizioni semplici o articolate.

In latino esistono cinque declinazioni che si distinguono a secondo dell’uscita dei vari temi. Esse si distinguono dall’uscita del tema del genitivo singolare.

            1a declinazione:  temi in ā, gen. -ae  
            2a declinazionetemi in ŏ, gen.                                          
            3a declinazionetemi in consonante, in vocale ĭ, gen. -ĭs
            4a declinazionetemi in ŭ, gen. ūs
            5a declinazionetemi in ē, gen. -ēi

 

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