Teoria della flessione
Argomenti trattati:
Le parti del discorso - Tema e desinenza - Elementi della declinazione - Il caso
Il latino, come l’italiano, presenta parti del discorso variabili (ossia soggette a mutamenti nella parte finale della parola)e parti del discorso invariabili (non soggette ad alcun mutamento).
Esse si dividono in:
quattro voci variabili: sostantivo, aggettivo, pronome, verbo;
quattro voci invariabili: avverbio, congiunzione, preposizione, interiezione.
In italiano le voci variabili sono cinque, una in più della lingua latina che manca dell’articolo.
Le parti variabili del discorso mutano la parte finale della parola con un fenomeno detto genericamente flessione .
Più precisamente di parla di declinazione per la flessione di nomi, aggettivi, pronomi e di coniugazione per la flessione dei verbi.
All’interno delle voci soggette a flessione di può riconoscere una parte invariabile, non soggetta a mutamenti, detta tema, ed una parte variabile detta desinenza.
Es. It. La rosa è bella. Lat. Ros-a pulchr-a est.
Il tema, ossia la parte invariabile è ros-, la desinenza è –a.
Es. It. Le rose sono belle. Lat. Ros-ae pulchr-ae sunt.
Il tema è ros-, la desinenza è –ae.
Nella declinazione di un nome, di un aggettivo, di un pronome, in latino bisogna distinguere il numero, il genere, il caso.
Il latino, come in italiano, riconoscibile ha due numeri, il singolare e il plurale, riconoscibili dalla diversa terminazione.
In latino esistono tre generi: maschile, femminile, neutro, uno in più rispetto all’italiano.
Il genere di un sostantivo è sempre indicato nel vocabolario e, comunque, lo si può riconoscere o dal suo significato o dalla sua terminazione.
Es. Lat. comes It. compagno, compagna
Lat. sacerdos It. sacerdote, sacerdotessa
In questo caso il genere si ricava dal contesto.
Es. Lat. filius, filias It. figlio, figlia
Lat. magister, magistra It. maestro, maestra
Es. Lat. pater, mater It. padre, madre
Lat. haedus, capella It. capretto, capretta
Lat. taurus, vacca It. toro, vacca
Il neutro è il genere che, per lo più, si utilizza per gli esseri inanimati (frutti, metalli) e per concetti astratti.
Es. It. mela . Lat. malum
It. oro . Lat. aurum
It. pericolo Lat. periculum
I casi della declinazione latina sono sei.
Il caso, sconosciuto alla grammatica italiana, ha invece in latino una grandissima importanza, in quanto una parola, all’interno di un periodo, può svolgere funzioni logiche differenti (soggetto, complemento oggetto, di termine, etc.).
I casi si suddividono in:
casi diretti, nominativo, accusativo, vocativo;
casi indiretti, o obliqui, genitivo, datico, ablativo.
I casi diretti nella traduzione in italiano non sono introdotti da alcuna preposizione; i casi indiretti o obliqui in italiano sono introdotti dalle preposizioni semplici o articolate.
In latino esistono cinque declinazioni che si distinguono a secondo dell’uscita dei vari temi. Esse si distinguono dall’uscita del tema del genitivo singolare.
1a declinazione: temi in ā, gen. -ae
2a declinazione: temi in ŏ, gen. -ī
3a declinazione: temi in consonante, in vocale ĭ, gen. -ĭs
4a declinazione: temi in ŭ, gen. ūs
5a declinazione: temi in ē, gen. -ēi
carino...io ho guardato nel sito dove và la mia maestra ed è proprio intelligente...però è anche una palla tremenda,che pizza sto sito non c'è neanche un gioco,io non sopporto la scuola e tanto meno questo sito...fa schifo!!!!ma apparte questo grazie
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Non ho il diploma.
Mi presenterò da esterno presso un liceo socio psico pedagogico.
Ringrazio tutti gli aiuti che trovo interessanti e utili.
Grazie Micaela.
Nella parte dei nomi mobili c'è l'esempio filius,filias che sarebbe figlio,figlia. Quel filias diventa filia,un nominativo singolare,e non come c'è scritto,al caso accusativo plurale(filias)