Vita e opere di Plinio il giovane

Plinio nelle sue opere vede Roma come perfetta, ne loda ogni caratteristica, ignorando le brutture e gli errori dei suoi cittadini. Esercita la professione di oratore, scrivendo soprattutto orazioni di tipo deliberativo, ma a partire dall’89 si dedica alla vita politica: è pretore, questore, prefetto, console e proconsole. Le orazioni che pronuncia sono brevi e stringate, ma quando le trascrive per la pubblicazione, le amplia talmente che, a volte diventano lunghe quattro volte l'analoga versione orale

di Barbara Leone 26 settembre 2012
Plinio il giovane è nato a Como nel 61 d.C. Rimasto orfano di padre, segue lo zio, Plinio il Vecchio, a Roma, dove studia retorica presso Quintiliano. Esercita la professione di oratore, scrivendo soprattutto orazioni di tipo deliberativo, ma a partire dall’89 si dedica alla vita politica: è pretore, questore, prefetto, console nel 100, grazie anche alla sua amicizia con Traiano, a cui è molto legato. Infine è proconsole della Bitinia e del Ponto, in Oriente sul Mar Nero. Muore nel 112. Dallo zio ha ereditato il disprezzo per la filosofia. Le orazioni che pronuncia sono brevi e stringate, ma quando le trascrive per la pubblicazione, le amplia talmente che, a volte, come del caso del Panegirico, diventano lunghe quplinio_il_giovaneattro volte l'analoga versione orale.

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Il Panegirico a Traiano è la sua unica orazione epidittica, composta in onore di Traiano e costituita, nella versione scritta, da 95 capitoli. In essa, Plinio parla di Traiano seguendo due criteri:
- per categorie, in cui narra tutto ciò che è pubblico (imprese militari, carriera politica etc.);
- in ordine cronologico, in cui narra tutto ciò che riguarda la sua vita privata (vicende familiari, svaghi, qualità morali).

L'Epistolario è costituito da 371 lettere: 247 ad amici e parenti, che si trovano nel primo libro; 73 mandate a Traiano e 51 ricevute dall’imperatore, che insieme formano altri 10 libri. Diversamente da altri autori, soprattutto Cicerone, Plinio, che tiene alla sua fama, scrive le lettere conscio della loro pubblicazione, quindi le cura in tal modo da farle apparire ognuna come un’orazione.

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Al contrario di Giovenale, che descrive Roma attraverso i suoi vizi e difetti, delineandola come la peggiore società e condannandone tutti gli aspetti, Plinio, la vede come perfetta, ne loda ogni caratteristica, ignorando le brutture e gli errori dei suoi cittadini. Questo accade perché Plinio è un ottimista di natura e tratta solo argomenti positivi, come l’amore, la patria, la gioia per il successo degli amici, che lui stesso aiutava, riportando in auge la pratica del mecenatismo. Nelle sue opere parla della sua vita quotidiana, del suo partecipare ai circoli letterari, del suo essere disponibile e finanziare gli artisti più giovani e poveri, senza tralasciare però di vantarsi delle sue capacità, delle sue conoscenze in soprattutto campo politico e delle sue qualità: nelle lettere alla moglie Calcurnia, ad esempio, parla di lei ma poi finisce col ricordare la stima che ha lei di lui. Nonostante questo, produce simpatia per la sua generosità.

foro_romanoAl tempo di Plinio il giovane, il Cristianesimo è una realtà che si va diffondendo sempre più nell’impero, anche a causa di un bisogno di spiritualità più profondo, che la religione ufficiale non riesce a soddisfare. Nelle sue lettere a Traiano, Plinio chiede all’imperatore come comportarsi nei confronti dei cristiani, perché, mentre è governatore della Bitinia e del Ponto, il loro numero è troppo grande per poterli imprigionare o uccidere tutti. Così si può apprendere la condizione precaria in cui essi vivevano, perseguiti per ragioni politiche (non rispettavano la legge romana, che imponeva il culto degli dèi latini e l’adorazione dell’immagine dell’imperatore). Inoltre l’autore chiede come debba comportarsi coni bambini che si proclamano cristiani, con coloro che dicono di esserlo stati ma di non esserlo più, o, infine con quelli che vengono denunciati (compare in questo periodo un libello con i nomi di molte persone sospettate di essere cristiane) ma che non sono colti in flagrante reato. Traiano risponde di non arrestare tutti i denunciati, ma solo coloro che si ostinano a proclamarsi cristiani e che commettono dei crimini. In altre lettere invece Traiano lascia la libera scelta a Plinio, riconoscendo che si tratta di un problema gravoso.

PLINIO IL GIOVANE. RIASSUNTO>>

Come per Quintiliano, la preparazione dell’oratore deve fondarsi su una buona base culturale, attraverso lo studio della storia e della poesia, che facciano dell’oratore un vero intellettuale. L’orazione è paragonata da Plinio alla neve, che deve essere abbondante e anche esagerata, perché l’oratore deve approfondire ogni aspetto ed essere in grado di analizzare le persone, quindi l’orazione dovrà necessariamente essere lunga. La causa della decadenza dell’arte oratoria, secondo Plinio, è nel fatto che essa viene trattata solo nelle scuole, senza alcun contatto con la realtà, in modo artificioso. Quest’arte era grande nel periodo della repubblica, quando la libertà garantiva l’espressione del pensiero.

Plinio il giovane dimostra di essere contro Domiziano, del quale mette in rilievo i difetti (ferocia, crudeltà, ingiustizia), attraverso i quali fa risaltare le virtù di Traiano, che, al contrario per esempio di Augusto, non sono solo di facciata, ma vengono mantenute anche nella vita familiare e privata. Loda il ritorno della diarchia (la collaborazione tra imperatore e Senato), il ritorno delle magistrature e la coesistenza di liberalità (simbolo del Senato e della repubblica) e principato. Al contrario di altri principi, Traiano non mostra di essere al di sopra delle leggi, ma anzi le rispetta come un qualsiasi cittadino romano. Le tasse che impone sono giudicate giuste perché calcolate in base al reddito. Nonostante tutti questi siano aspetti della giustizia che dovrebbero essere propri di ogni governante, Plinio, per il suo eccessivo ottimismo, le mostra come se fossero concessioni di Traiano.

MARZIALE, QUINTILIANO E PLINIO IL GIOVANE>>

Pur essendo ammiratore di Tacito (il cui stile è conciso e sintetico, esempio di varietas, cioè diversità nell’uso delle strutture), lo stile di Traiano è asiano, abbondante, pieno di artifici retorici (metafore ed ellissi), ridondante, molto curato, perché egli ha il gusto della narrazione e della descrizione (nell’ottava epistola dell’ottavo libro parla della fonte del Clitunno, un fiume vicino a Perugia di cui parlerà anche Carducci; nella sedicesima del sesto libro descrive la distruzione di Pompei ed Ercolano durante l’eruzione del Vesuvio in cui morì lo zio Plinio il Vecchio). Descrive le situazioni in modo sempre distaccato, a parte, nel decimo libro, quando, parlando dei cristiani, si mostra più partecipe e coinvolto, perché essendo ottimista non ama le torture e quindi rivela il proprio aspetto umano. Esprime anche ammirazione nei confronti dei cristiani e amarezza perché deve punirli, dovendo obbedire alle leggi. La lingua che utilizza è quella letteraria, curata nei minimi particolari e aulica anche nelle lettere.
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