Fedro: le favole e lo stile letterario

Fedro ha introdotto nella letteratura latina il genere delle favole, riprendendolo dal greco Esopo, ma adattandolo al suo stile. Per questo è considerato il più grande favolista del mondo latino. Una delle poche certezze sulla vita di questo autore è che proveniva dalla Macedonia, che era provincia romana, e che è stato schiavo di Augusto, che ha deciso di liberarlo per le sue capacità letterarie. Fedro ha iniziato a scrivere fin da quando era molto giovane ed aveva una visione pessimistica della vita

di Barbara Leone 26 settembre 2012
Fedro è considerato il più grande favolista del mondo latino. L'importanza di Fedro sta nell'aver introdotto nella letteratura latina un genere letterario: la favola, appunto. Non sono pervenute molte notizie biografiche su Fedro, perfino il nome è dubbio, non si sa se fosse Phaedrus o Phaeder. Una delle poche certezze sulla vita di questo autore è che proveniva dalla Macedonia, che era provincia romana, e che è stato schiavo di Augusto, che ha deciso di liberarlo per le sue capacità letterarie. Fedro ha iniziato a scrivere fin da quando era molto giovane. Tra il 20 a.C. e il 50 d.C. ha vissuto sotto Augusto, Tiberio e Claudio.

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Fedro aveva una visione pessimistica della vita: vedeva gli uomini divisi tra chi è potente (violenti, prepotenti e autoritari) e chi si trova a dover sottostare ai primi, tacendo e subendo passivamente. Fedro considerava questi ultimi vili per il loro comportamento, ma li giustificava in quanto temevano, non a torto, per la propria vita. Fedro analizzava la sociefedrotà attraverso gli occhi di un liberto e sapeva cosa voleva dire essere schiavo dei potenti. Fedro, tuttavia, descrivendo la realtà, non aveva alcun intento rivoluzionario: non si illudeva di poter cambiare il mondo, ma avrebbe voluto solo correggerlo, dando dei consigli per farlo migliorare.

Fedro, per il genere, si ispirava ad Esopo, il maggiore favolista greco, anch’egli giunto in Grecia come schiavo e poi liberato perché letterato. Fedro ha ripreso il genere favolistico sia perché lo preferiva rispetto ad altri generi, sia perché attraverso le favole poteva esprimere, anche se non esplicitamente, giudizi sulla sua epoca e sulla politica. Quindi era innocuo solo in apparenza, perché in realtà descriveva la situazione socio-politica, usando metafore ed allegorie. Fedro si è ispirato anche a Callimaco, Ennio ed Orazio.

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L'opera di Fedro si compone di 93 brevi favole raccolte in cinque libri (il primo libro contiene 31 favole, il secondo 8, il terzo 19, il quarto 25 e l'ultimo 10), a cui si deve aggiungere una raccolta di 40 favole di dubbia attribuzione, detta Appendix Perotina dal nome di Niccolò Perotti, studioso del 1400 che le classificò come fedriane. La maggior parte delle favole tratta vicende i cui protagonisti sono gli animali, che però rappresentano i vizi e le virtù umane, se non veri e propri personaggi storici. Il loro fine, al contrario di Esopo, non è solo di intrattenimento, ma anche un intento moralistico, in quanto vogliono educare il lettore.

Le favole sono strutturate in:
- prologo, anche di un solo verso, che mira a fissare il principio-base con cui deve essere letta la favola;
- corpo centrale, la vera e propria favola;
- epilogo, conclusione che tira le somme e a volte contiene la morale.

SCHEMA DELLA VITA DI FEDRO>>

volpe_uvaCi sono cinque prologhi, uno all’inizio di ogni libro, che esprimono la “poetica” di Fedro:
- 1° libro: Fedro si riferisce ad Esopo, stabilendo le differenze con l’autore greco. L'impianto alla base delle sue favole deriva da Esopo, ma la lingua, la società descritta e la forma appartengono a Fedro, che rivendica la sua autonomia inventiva, enunciando la differenza tra delectare (= intrattenere, lo scopo di Esopo) e docere (= insegnare, lo scopo di Fedro);
- 2° libro: definisce come proprie la varietas (varietà dei contenuti delle favole) e la brevitas (brevità, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche per lo stile e la lingua);
- 3° libro: distingue tra semita (= sentiero, quello che ha indicato Esopo, dando il via al genere favolistico) e via (Fedro ha percorso la strada tracciata da Esopo, ma ha elevato poi il genere favolistico a dignità letteraria);
- 4° libro: specifica la distinzione tra “esopie” (proprie di Esopo) ed “esopiche” (le sue, che ha ripreso il modello ma non le ha copiate);
- 5° libro: dice che Esopo ormai è divenuto per lui solo un nomen, cioè Fedro è cresciuto, non ha più bisogno del maestro, che rimane comunque per lui un punto di riferimento.

Lo stile di Fedro è leggero, semplice e chiaro, anche se utilizza allegorie (facilmente comprensibili) e altre figure retoriche. Le favole sono scritte in senari giambici. Per quanto riguarda la lingua, Fedro utilizza il servo cotidianus, perché le sue favole sono rivolte ad un pubblico vasto, fatto di letterati e di semi-analfabeti. Inoltre, essendo un liberto, è abituato a parlare con gente umile. C’è comunque un’elaborazione formale e un attento studio delle parole che mira ad ottenere un effetto comico sotto il quale si nasconde una verità spesso amara.

FEDRO (DA ENCICLOPEDIA TRECCANI)>>

La scelta degli animali come protagonisti delle sue favole ha un'importanza essenziale, in quanto poteva parlare della società a contadini e pastori che stavano sempre a contatto con gli animali e quindi era più semplice farsi capire. Gli uomini dell'epoca capivano il senso di tali similitudini riconoscendo negli animali uno specchio. A differenza delle opere mitologiche, nelle quali gli animali si comportano come uomini, dove si trattano canoni di comportamento, nelle favole vengono interpretati come semplici consigli. La forma allegorica permette di esprimere una polemica molto acuta, ponendo l'attenzione sulle classi inferiori in una società dominata dai potenti. Si nota comunque il pessimismo, dato dalla consapevolezza che è difficile un cambiamento.
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